Cuphead – Recensione

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8.8

Ottimo

Quando da piccolo avevo la febbre alta, i miei incubi erano popolati dagli psichedelici elefanti rosa danzanti di Dumbo. Ora sono sicuro che essi saranno sostituiti dalle sequenze più frenetiche di Cuphead. Anzi, posso già dirvi che i miei sogni sono già popolati dalla follia affascinante che questo gioco trasmette.

Per completare Cuphead, MDHR (che suppongo sia il nome in codice della sostanza psicotropa che hanno assunto i ragazzi dello studio mentre realizzavano il gioco) ha impiegato quattro lunghi anni. In questo quadriennio hanno disegnato a mano sfondi, personaggi, animazioni, oggetti, mappe, insomma tutto quello che compone Cuphead. Poi l’hanno animato, dando una coesione cinetica ad un vero e proprio cartone animato interattivo. Poi ci ha messo lo zampino il Diavolo, che ha infuso il gioco di perfidia, costringendo i poveri giocatori che avranno l’ardire di provarlo, a lunghe estenuanti sessioni di gioco. Il dantesco contrappasso che si meritano coloro che negli anni si sono mollemente inflacciditi con giochi che volevano accattivarsi i piaceri del grande pubblico con un livello di difficoltà risibile. Cuphead e il suo amico Mugman, due piccoli sprovveduti hillybilly degli anni trenta, non danno retta alla saggia e vecchia caffettiera e si recano nel luogo di perdizione più pericoloso che ci sia, il Casinò del Diavolo. I due piccoli illusi tonterelloni,attirati da una troppo facile serie di vittorie ai dadi, giocano le loro anime per un bel gruzzoletto, ma il mefistofelico creatore di pentole ne sa sempre una più di se stesso e li frega ben benino. O diventano suoi schiavi per l’eternità oppure devono andare a fare i repo-man per portare a Belzebù le anime di tutti coloro che no0n hanno pagato i loro debiti di gioco. Ovviamente i due bischerotti scelgono la seconda opzione e la nostra missione sarà quella di guidarli attraverso quattro mondi per recuperare le anime perdute e liberarci dal sulfureo patto con il Signore delle Mosche.

Quello che ci attende è uno sparatutto old-style, che ricorda molto i vecchi Contra o Gunstar Heroes, dove saremo chiamati a combattere contro i debitori, oppure attraversare dei livelli Run&Gun, laddove potremo recuperare un po’ di monetine da spendere nei combattimenti.
Il gioco è giocabile sia in modalità solo, che in co-op locale, ma ancora non è prevista una modalità online.

Se pensate di completare Cuphead in una sola run, allora proprio non ci siamo. Cuphead è un gioc “severo ma giusto”, perché ci fa confrontare con i nostri limiti e ci accompagna, con sadico piacere, a cercare di superarli. Per fare questo dovrete ripetere i livelli innumerevoli volte, dovrete capire quale arma migliore utilizzare, dopo averla comprata da un opulento maialone, e poi provare ancora, morire, riprovare, morire nuovamente, fintanto che il successo non vi arriderà. Ma in Cuphead non ci si può riposare sugli allori, perchè la battaglia successiva sarà ancora peggio e fino alla fine l’escalation della difficoltà raggiungerà livelli che solo chi è stato abituato ad investire un’intera paghetta mensile per concludere Ghosts ‘n Goblins potrà apprezzare. Gli altri dovranno farsene una ragione, capire che al mondo niente è semplice e lineare, per ottenere dei risultati bisogna faticare, come dicevano ai tempi dell’aerobica “No Pain, No Gain”! Insomma, Cuphead è una lezione di vita e soprattutto di morte!

Ma state attenti, la perfezione non esiste e anche Cuphead non è certo esente da difetti. Non sono così grossi da vanificare tutto quello fin qua detto, ma per onestà ve li devo segnalare. Il primo, facilmente aggirabile. È la disposizione dei comandi sul pad. Il nostro omino dalla testa a tazza può saltare, sparare, fare un “dash”, usare un’arma speciale (che ha un suo tempo di caricamento)  e cambiare l’arma principale con una secondaria. Però la disposizione di questi è veramente scompda, per cui dopo le prime partite ho sentito la necessità di rimapparli sul pad, per poterli rendere più usufruibili. Facendo così ho subito notato un netto miglioramento delle mie prestazioni nel gioco.

Altro difetto evidente è il fatto che per poter selezionare le armi secondarie bisogna ritornare ogni volta alla mappa principale e poi andare nell’equipaggiamento. Una cosa un po’ scomoda che tende a rompere un po’ troppo il ritmo del gioco. Ma questo “rallentamento” è niente in confronto ai tempi dei caricamento quando andiamo a comprare dal commerciante suino i nostri gadgets. Oltre alle armi possiamo comprare anche dei potenziamenti, tipo una vita extra oltre alle tre che abbiamo all’inizio di ogni livello, ma a discapito della potenza di fuoco. Il problema è che entrare ed uscire dal negozio comporta veramente un sacco di tempo, mentre le nostre mani fremono compulsivamente per gettarci nuovamente nella mischia.

Un elemento del gioco del quale non ho capito il funzionamento è una mossa “parry” che serve a colpire e distruggere delle palle rosa nello schermo, che alla fine non ha altro che la funzione di farci ottenere un punteggio migliore nelle classifiche, quindi completamente inutile ai fini del gameplay.
Ma tutti questi sono peccati veniali, che non inficiano per niente la bellezza e la giocabilità di Cuphead.

La pulizia della grafica è veramente incredibile, le animazioni titillano i ricettori visivi, la resa complessiva ci catapulta ad ogni partita nelle atmosfere dei Silly Symphony di Ub Iwerks, di Jack Cuttinge e compagnia disegnando, intrise di pricotropico sadismo e irriverenti sberleffi ai giocatori. Leggetevi i vari cartelli che appaiono ogni volta che morirete e capirete di cosa sto parlando.
Come indispensabile compendio c’è una colonna sonora piena di jazz, ragtime e musichette anni ’30 che ci trascinano senza soluzione di continuità di partita in partita.

Pro

  • Direzione artistica stellare
  • Animazioni da strabuzzare gli occhi
  • Colonna sonora da cardiopalma
  • Brutale difficoltà che non lascia spazio all'improvvisazione

Contro

  • Controlli da personalizzare obbligatoriamente
  • Tempi di caricamento troppo lunghi che spezzano il ritmo del gioco
  • Troppo pochi gli slot per le armi secondarie

Commento finale

Cuphead è la perfetta simbiosi tra gioco e cartone animato, un titolo che stupisce per le sue doti grafiche, ma che ci umilia ripetutamente per insegnarci che solo cadendo si impara a rialzarsi. E' vario, divertente, impegnativo, non adatto a quei pupetti frignanti che non hanno mai provato il dolore digitale di perdere l'ultima vita ad un passo dalla fine del quadro e che violentemente sono stati rigettati al principio, senza check-point, senza salvataggi. Più vicino ad un Contra che a un Rayman, Cuphead non è esente da pecche, ma non inficiano in nessuna maniera la sua volontà di spingersi oltre le frontiere del solo intrattenimento ludico, di creare un nuovo genre attingendo a piene mani dal passato. Il passato prossimo di sfida e divertimento degli sparatutto old-style e il passato remoto di gioelli dell'animazione d'epoca che ancor oggi hanno una loro potenza espressiva coinvolgente e futuristica, mescolata da visioni mescaliniche da far invidia agli elefanti rosa di Dumbo e al suo creatore Norman Ferguson
8.8

Ottimo

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi.
An old player that is still capable of wonder.

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