C’est la vie! (Le sens de la fête) – Recensione

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Far ridere non è semplice. Così come non lo è far sorridere. C’est la vie! si ferma a metà strada, inglobando al suo interno alcune trovate divertenti (che però spesso si ripetono e finiscono per urtare leggermente lo spettatore) ed alcuni istanti molto intimi (su tutti la scena del ballo finale a lume di candela in odor di Oriente).

La trama: nulla è più importante per due sposi del giorno del proprio matrimonio! Tutto deve essere magico, bellissimo e perfetto, in ogni momento. E per organizzare una festa perfetta, Max (responsabile del catering), Guy (fotografo), James (cantante/animatore/DJ) e il loro team sono i migliori in circolazione! Pierre ed Elena hanno deciso di sposarsi in un magnifico castello poco fuori Parigi e hanno scelto di affidarsi a loro per una serata meravigliosa. Seguiremo tutte le fasi, dall’organizzazione alla festa, attraverso gli occhi di quelli che lavorano per renderla speciale.

Un film per tutti? No di certo. Se una manciata di trovate divertenti possono salvare oltre 100′ di un lungometraggio… il cinema è destinato al declino! Durante il corso del film si registrano alcuni cali di tensione e lo spartito della sceneggiatura rivela alcune note stonate: la crisi di un uomo di mezza età non è ben delineata e non tiene l’andare del film: esso dovrebbe essere il fulcro e invece non è che un pretesto, ridotto a parte del grande carrozzone allestito da Eric Toledanov e Plivier Nakache. L’ingranaggio gira lento e spesso si inceppa: ovvio non ci si aspetta un’ora e quaranta di risate continue ma un po’ più di coraggio!

Un film garbato, timido e politically correct che non esprime al meglio il suo potenziale, girando attorno alla commedia semplice semplice senza scavare e nemmeno grattare oltre la superficie di un microcosmo, quello composto dai personaggi in scena, variegato e… salato, come i famosi fagottini che servono come antipasti. Ma non c’è acqua a dissetarci! La scorza è fatta di un mix di situazioni ormai trite e ritrite (il tuttofare che ripete cose ovvie, il cameriere di ritorno da una crisi di nervi, “l’amica speciale” del capo che fa di tutto per farlo ingelosire, il cliente / sposo che si rivela infido e saccente) e viaggia su pericolose montagne russe senza continuità tra alti e bassi – dove i bassi sono l’assenza di un filo di cinismo e di voler lasciare qualcosa allo spettatore, un messaggio o un campanello d’allarme. Un film questo che non è nè carne, nè pesce, è il caso dirlo! Punta all’intrattenimento, vira verso il dramedy ma poi si perde per strada non abbracciando nè l’uno nè l’altro schema! Pubblico che si alza sui titoli di coda si, con il sorriso sulle labbra, ma nulla più. Nessuna domanda, nessuna risposta. Un film, questo, che è destinato, come una farfalla, a vita breve. Come, del resto, quasi tutte le commedie francesi Oltrealpi – e soprattutto lontano anni luce dall’ottimo “Quasi Amici” del duo qui presente. Quanto sarebbe stato gradito invece affondare il cucchiaio nella crema! E invece… abbiamo partecipato al matrimonio e siamo rimasti digiuni: la portata principale non ci è mai stata servita.

 

 

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Stefano Labbia
Stefano Labbia, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana. Nato nella Capitale d'Italia, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore”, nel 2016 per Casa Editrice Leonida cui è seguita la sua seconda silloge poetica dal titolo "I Giardini Incantati" (Talos Edizioni), l'anno successivo. Il suo romanzo "Piccole Vite Infelici" (Elison Publishing) ha vinto il Premio Elison 2017 - miglior romanzo inedito. Nel 2018 uscirà una raccolta di racconti, "Bingo Bongo & altre storie" (Il Faggio Edizioni), "Vivo!" (PubMe - Collana "Il Piacere di Scrivere") e per LFA Publisher, la sua prima graphic novel da autore e sceneggiatore dal titolo "Killer Loop'S".

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