Assassinio sull’Orient Express – Recensione

Film Recensioni Cinema
8

Ottimo

Il 30 novembre usciva nelle sale Assassinio sull’Orient Express, diretto da Kenneth Branagh, che da protagonista che dirige se stesso trasporta su pellicola uno dei più entusiasmanti gialli di tutti i tempi tratto dall’omonimo romanzo di Agatha Christie.

Dei trentatrè libri che tra gli anni venti e gli anni settanta hanno avuto come protagonista il brillante investigatore belga, Assassinio sull’Orient Express rimane il più famoso. La Christie lo scrisse durante un suo soggiorno a Istanbul dopo aver divorziato con il marito.

Dai finestrini delle carrozze si vede un’immensa distesa bianca che inonda i binari e fa deragliare il treno diretto a Calais. Durante il viaggio ci vengono presentati i vari passeggeri che si ritrovano riuniti nel vagone ristorante. Uno in particolare desta subito attenzione perchè con fare preoccupato e anche un po’ sfacciato chiede in maniera quasi imperativa la protezione di Poirot (Kenneth Branagh) che rifiuta con grande eleganza dando come motivazione “non mi piace la sua faccia”. Il signore in questione è Ratchett (Johnny Depp), un distinto gentiluomo americano, commerciante d’arte, che verrà trovato la mattina seguente pugnalato nel suo scompartimento.

Tra i passeggeri sorge subito il sospetto che l’assassino, bloccato dalla neve, si nasconda ancora a bordo. Qui entra in azione il brillante Hercule Poirot, che con il suo formidabile intuito coordina gli interrogatori, le perquisizioni e la raccolta di indizi lungo le lussuose carrozze del Simplon Orient Express per scoprire, il prima possibile, chi del piccolo gruppo di passeggeri sia l’assassino. La soluzione del giallo benchè vicina non è facile per il baffuto detective che dovrà fare i conti con la sua morale.

Avere a che fare con un romanzo di Agatha Christie non è impresa semplice soprattutto per una delle narrazioni più famose della storia dell’editoria e della cinematografia. Infatti Branagh non si è dovuto confrontare solo con il capolavoro uscito dalla penna della Christie ma anche con il più celebre adattamento cinematografico diretto nel 1974 da Sidney Lumet. Teatrale come sempre Kenneth non si fa spaventare dai mostri sacri con cui deve reggere il confronto e crea, dirigendo se stesso in uno dei suoi ruoli più importanti, una pellicola fluida, piacevole e con una buona sceneggiatura dovuta alla collaborazione con Michael Green. Accattivanti sono gli scenari e i colori. Gli arredamenti anni trenta sono in armonia con gli effetti speciali usati per dare agli esterni, alla neve e al tramonto dei colori brillanti e perfetti. Sono mancati i flash back, presenti invece nella versione di Lumet, per spiegare cosa fosse accaduto in precedenza, che potevano essere utili allo spettatore non informato.

La storia è fluida e ben riprodotta, ovviamente nessun film è come il libro da cui trae ispirazione ma qui abbiamo una buona rappresentazione. Chi ricorda il capolavoro del 1974 però avrà notato alcune mancanze o esagerazioni che si fanno sentire abbastanza. Ad esempio le uscite dal treno sono forzate e fanno perdere quel senso di claustrofobia che era il carattere peculiare del romanzo e del film di Lumet.

Un appunto bisogna farlo anche all’interpretazione di Branagh, maestro per i personaggi Shakesperiani, ma che ha esageratamente riadattato la figura di Ercule Poirot. Egli è un personaggio solitario e umile, consapevole di avere un grande talento per riconoscere gli indizi e arrivare alla risoluzione del crimine, ha una cura maniacale per i dettagli ed è estremamente gentile ed elegante. Pur essendo il protagonista dell’avventura riesce sempre a risolvere il caso rimanendo ai margini della scena senza invadenza. Il Poirot di Branagh invece è attivo, esuberante ed eccessivamente sicuro di se tanto che sembra più lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie che il baffuto detective belga che noi tutti conosciamo e amiamo.

Per quanto riguarda il cast invece, è stellare come l’originale e ha retto bene il confronto. Ogni star era perfettamente a suo agio con il ruolo e ha dato quel tocco in più che ci ha trasmesso l’empatia giusta. Fa caso vedere Johnny Depp vestire i panni di un personaggio disgustoso, Ratchett, che col suo sorriso diabolico ci ha fatto quasi dispiacere per la sua dipartita. Alla principessa Dragomiroff (Judi Dench) invece bastano poche parole per farci capire chi è che comanda. Dura e giusta come solo lei sa essere si fa rispettare e mette in riga i protagonisti e gli spettatori che faticano a sostenere il suo sguardo anche al di là dello schermo. La performance della vedova americana (Michelle Pfeiffer) è eccezionale e costruita ad hoc, ci regala dinamismo e frizzantezza che smorzano un po’ i toni pomposi di Poirot. Il professore austriaco (Willem Dafoe) ci conferma che l’attore statunitense con professionalità sa adattarsi a qualsiasi interpretazione con grande teatralità.

Questo cast stellare insomma è stato il vero motore del treno e ha fatto sì che anche se leggermente sopra le righe la narrativa potesse risultare piacevole e scorrevole.

L’approccio di Kenneth Branagh alla storia originale è stato meno classico di quello di Lumet, ma le innovazioni che ha apportato garantiscono un soddisfacente intrattenimento e fanno venir voglia di risfogliare le pagine del romanzo.

8

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