Akiba’s Beat – Recensione

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5

Mediocre

Akiba’s Beat è uno dei quei prodotti che vanno contestualizzati e spiegati al pubblico generalista, poiché pensati e mirati ad una schiera di giocatori ben precisa: i cultori dell’Akiba Culture, ovvero l’universo creatosi attorno al leggendario quartiere di Tokyo chiamato Akihabara. Molti ricorderanno sicuramente questo luogo come teatro delle vicende dell’eccellente Steins;Gate, altri l’avranno sicuramente sentito nominare almeno una volta, stando a contatto con opere provenienti dal Sol Levante. Il motivo è molto semplice: quello di Akihabara è considerato da molti una vera e propria Mecca per i cultori dell’estetica anime e dell’elettronica di consumo, nonché uno dei luoghi più caratteristici del Giappone contemporaneo. Che si sia appassionati di musica giapponese e dei suoi idol, di café e delle loro “maid”, Akihabara offre ad ognuno dei suoi visitatori un vero e proprio universo in cui perdersi, fatto di colori, jingle musicali e mode che si intrecciano a quelle di altri quartieri della Tokyo metropolitana, come Shinjuku o Harajuku.

Tutto questo preambolo per spiegare che non ci si deve sentire poi così colpevoli se fin dal primo momento, giocando Akiba’s Beat, non si dovesse seguire del tutto la vicenda narrata: il protagonista, Asahi, è presentato come un fiero NEET di 19 anni, ovvero una persona senza educazione e senza un lavoro che vive sulle spalle dei genitori. Una condizione molto più popolare di quanto non possa sembrare, sia in Occidente che nel sempre più vicino Oriente, eppure non sembra essere mai percepita come un grande problema per l’eroe e i suoi amici, un gruppetto di giovani che ben presto dovrà confrontarsi con il mondo delle illusioni. Per comprendere appieno questo universo narrativo fatto di contraddizioni, termini come “chuunibyou” e “moe”, carte collezionabili, intrinseca omofobia e ragazzine prepubescenti vestite da governanti inglesi bisogna, insomma, abbracciare quel Giappone metropolitano fatto di eccessi, accettandone senza mezzi termini tutte le sue deformazioni più… fetish. Detto questo, benvenuti in quello che poteva essere un discreto cartone animato di 24 episodi, qui invece presentato nella forma di Visual Novel annacquata con mediocri inserti Action RPG. Senza un solo elemento che non sappia di già visto.

Can you imagine?

Tutto si può dire di Akiba’s Beat tranne che sia originale: a partire dal cast di protagonisti, composto da stereotipi visti e rivisti che possono sicuramente risultare gradevoli, ma che non riescono mai a sollevarsi dalla soglia dell’anonimato, passando per un sistema di combattimento che sembra la versione impoverita di quello di un Tales of a caso dell’era PlayStation 3, nel titolo Acquire non troverete nulla capace di far sgranare gli occhi come nel ben più eccentrico Akiba’s Trip: Dead and Undressed, di cui questo Beat rappresenta uno spoglio spin-off. Una precisazione è dovuta: malgrado la totale mancanza di originalità, la storia raccontata nel titolo PS4 (e PS Vita) rimarrebbe anche gradevole se non fosse costellata di momenti morti e dialoghi il cui unico scopo è quello di indugiare in un inutile “character development” tipico dei prodotti a basso-budget dell’industria nipponica. A quanto pare, secondo i giapponesi è meglio riempire di dialoghi un prodotto fondamentalmente vuoto per dargli una parvenza di serietà, piuttosto che presentarlo così com’è. Ed è un peccato ad essere sinceri, perché il concetto alla base della storia, dove una domenica mattina si ripete all’infinito mentre il quartiere di Akihabara viene invaso da eventi scaturiti dalle illusioni dei suoi frequentatori, è sicuramente intrigante – specie se esplorato da un cast di stereotipi indigeni come quello previsto dagli sceneggiatori del titolo -, ma i problemi dell’ossatura ludica rimangono tali da finire per ottundere qualsiasi merito il titolo riesca a trascinare faticosamente con sé.

La storia è divisa in sedici capitoli e prevede che il giocatore si sposti lungo le strade di Akihabara (fortunatamente si sblocca presto un opzione per teletrasportarsi da un lato all’altro della città) seguendo la trama raccontata nella più classica struttura visual novel: box testuali, illustrazioni (animate!) dei personaggi e via, così fino alla fine del gioco, inseguendo degli indicatori sulla mappa che dicono dove dirigersi senza possibilità di errore. Una soluzione piuttosto deprimente che obbliga chi tiene il joypad in mano a saltellare, fra un caricamento e l’altro, ai due lati di un’ambientazione metropolitana minuscola, quasi del tutto mutuata dal già citato Akiba’s Trip: Dead and Undressed e praticamente priva di ambientazioni al chiuso: anche i negozi che si trovano qua e là si manifestano nella semplice veste di menù testuali. I mondi illusori che si devono esplorare, invece, fungono da spogli dungeon che si distinguono solamente per diverse scelte cromatiche ed elementi tematici scelti a seconda della circostanza. Proprio in questi frangenti si è chiamati a scendere in battaglia per scontrarsi con il più anonimo gruppetto di avversari mostruosi, accettando di muoversi come nella serie Tales of, ovvero lungo la linea immaginaria che unisce nemico e personaggio controllato, o liberamente, premendo un tasto dorsale. La somiglianza delle battaglie di Akiba’s Beat con quelle di Tales of sono, almeno esteticamente, davvero al limite del plagio, ma tutto il popò di addizionarsi di elementi ludici tipici della serie Bandai Namco è qui assente, rendendo ogni scontro una semplice corsa contro il tempo fatta di spamming di tecniche tutte uguali e meccaniche curiosamente legate all’elemento tematico della musica; peccato che, al di là della presenza di cuffie in dotazione ai personaggi e l’inserimento di qualche brano JPOP, si fatica a capire come questa meccanica abbia dato il titolo al JRPG in questione, vista la totale assenza di velleità rhythm game. Volendo si può decidere di aumentare il livello di difficoltà, dato che quello di default rimane semplicissimo, ma è del tutto inutile prolungare un titolo che già di per sé è stato volutamente annacquato e tirato per le lunghe. Vi basti solo sapere che solo nei primi quattro capitoli Akiba’s Beat obbliga a ripercorrere lo stesso dungeon più di quattro volte senza mai permettere di arrivare alla sua conclusione, forzando il backtracking selvaggio senza una motivazione davvero valida. Caricamento dopo caricamento. I maniaci del completismo potrebbero comunque trovare pane per i loro denti, tra finali differenti, modalità arena, missioni secondarie collegate ai protagonisti e quest in stile MMO, ma il consiglio di chi scrive è quello di considerare la possibilità che ci possa essere qualcosa che valga molto di più il vostro tempo, specie su una console come PlayStation 4 (o anche PS Vita) che non arranca sicuramente in quanto a titoli dal gusto nipponico.

Tecnicamente il gioco rimane un’ovvia produzione a bassissimo budget, laddove la geometria poligonale e lo scarso numero di asset originali (considerando che il più è stato ricavato dal precedente titolo Acquire) è oltretutto basato sulle possibilità tecniche di PS Vita. Fortunatamente la relativa semplicità poligonale è sorretta da una direzione artistica convincente, fatta di un character design fresco e stilizzato, colori vividi in puro stile super sentai e un buon numero di animazioni capace di dar vita ai dialoghi dei personaggi. Ho testato il gioco su PlayStation 4, dove gli fps sono chiaramente ancorati alla soglia dei 60, mentre i caricamenti rimangono, seppur brevi, molto frequenti. La situazione di grave svantaggio di PS Vita, in tal senso, potrebbe farvi decidere di optare per l’incarnazione home console, ma il consiglio è quello di guardarvi comunque attorno prima di procurarvi il titolo in questione: con Persona 5, Odin Sphere e tanti altri titoli meritevoli presenti sul PS Store e nei negozi, Akiba’s Beat potrebbe tranquillamente rimanere uno di quei prodotti da reperire solo se offerto in forte sconto. O magari anche no…

Pro

  • Direzione artistica che regge il comparto estetico in piedi
  • Storia anche piacevole…

Contro

  • … non fosse annacquatissima e piena di momenti morti
  • Caricamenti davvero troppo frequenti
  • Livello di sfida praticamente assente
  • Tecnicamente insufficiente, specie su PS4
  • Dire che sa di già visto è fargli un complimento

Commento finale

Spiace bocciare un prodotto di una software house come Acquire, che non molto tempo fa dichiarò di non passarsela benissimo a livello economico, ma le velleità ruolistiche di Akiba’s Beat sarebbero anche sufficienti se non fossero costellate di tanti problemi, per lo più tecnici, e dalla costante sensazione di star perdendo tempo dietro ad un prodotto che non vale nemmeno la pena di recuperare. Che il senso di déjà-vu sia con voi.
5

Mediocre

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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