Il panorama delle produzioni indipendenti è stato al centro di un notevole sviluppo durante questa generazione. Piccoli studi che a prescindere dalle loro dimensioni si imbarcano in progetti ambiziosi e che ogni tanto riescono a creare titoli in grado di offrire esperienze veramente originali e degne di merito.
Sloclap, piccolo studio francese al suo esordio, con Absolver è sicuramente riuscita nell’intento.

C’è poco da dire sulla trama di Absolver che ci vedrà nei panni di un Prospect, una sorta di studente di arti marziali in un suggestivo santuario tra le montagne, alle prese con la sua prova finale. Catapultati nelle rovine di un mondo distrutto da un cataclisma, dovremo sconfiggere i più promettenti tra coloro che hanno fallito la prova per poterci aggiudicare il ruolo di Absolver. La trama, volutamente oscura, gioca un ruolo decisamente secondario rispetto al gameplay che rappresenta il fulcro del gioco ed il suo punto di forza.

Il titolo si presenta come un interessante mix tra un soul-like ed un beat em up, un amalgama sorprendentemente accattivante. Durante la creazione del personaggio potremo scegliere quale stile di combattimento adottare (la tipica tripartizione tra stile rapido, potente e bilanciato), una scelta che determinerà le nostre mosse iniziali. Il termine mosse si rivela particolarmente adeguato perché starà a noi costruire le nostre combinazioni, concatenando i colpi a nostra disposizione al fine di creare il nostro stile ideale. Ogni colpo ha un suo specifico tempo d’esecuzione e porta il nostro personaggio in una differente posizione, che determina a sua volta quale colpo seguirà. Nonostante siano presenti solo due tasti d’attacco, il combat system si rivela tutt’altro che semplice e sarà necessaria parecchia pratica anche solo per prendere confidenza con le rotazioni delle combinazioni più semplici.

La vostra abilità verrà messa alla prova di continuo dai numerosissimi avversari presenti nel gioco, sempre pronti a sfruttare ogni vostra apertura e distrazione per sferrare attacchi micidiali. Capire quando attaccare e quando essere pronti ad una rapida schivata sarà essenziale, non solo per prevenire cocenti sconfitte (che non mancheranno) ma anche per poter apprendere nuove tecniche. Difendendosi efficacemente da una mossa infatti inizieremo il processo di apprendimento di quest’ultima, con un processo che premia quindi l’attenzione e la pazienza. Completare l’enorme move set di Absolver è un’impresa che richiede tempo e dedizione, ma poter finalmente utilizzare un attacco che ci ha sempre messo K.O. è una soddisfazione enorme. Completare il contenuto PvE, che fa pochissimo per nascondere la sua natura di introduzione alle meccaniche del titolo, richiede grossomodo 6 ore che riescono solo in parte a preparare i giocatori al contesto PvP che caratterizza il gioco. I combattimenti contro altri giocatori richiedono un livello di abilità totalmente differente, e l’apparente assenza di un sistema di matchmaking efficace non aiuta ad un’introduzione graduale. La possibilità di creare delle vere e proprie scuole di combattimento (che rimanda subito alla mente le clan war del passato) richiede tantissime ore di gioco e una notevole abilità. Il PvP svolge quindi un ruolo fondamentale nell’endgame del titolo, che sicuramente troverà nei giocatori più competitivi il suo pubblico ideale.

Se però il combattimento 1v1 è quasi poetico nel suo fluido alternarsi di colpi e schivate (grazie ad un sistema di animazioni veramente ben realizzato che ha poco da invidiare a titoli più blasonati), la componente PvE ricorre troppo spesso a sbilanciatissime ammucchiate per aumentare artificiosamente la difficolta. Contro più di due avversari il combat system mostra dei limiti evidenti, e la frustrazione derivante dal rimbalzare da un colpo all’altro è considerevole. Frustrazione che spesso proverete anche nel PvP, quando vi imbatterete in un avversario sensibilmente più abile, dando vita a combattimenti tristemente unilaterali.