Persona Q: Shadow of the Labyrinth – Recensione

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Credo di non parlare a vanvera, quando affermo che le nostre giornate sono piene di discussioni a tema videoludico: è facile trovare un argomento di conversazione in questo campo, che sia il solito “PC vs Console”, oppure “Troppi FPS”, “Quanti glitch ha questo titolo AAA”, “Sakurai pls nerf”, eccetera. Ma oggi voglio concentrarmi su un preciso argomento, con cui tutti voi vi sarete confrontati parlando con qualcuno: parlo dei fantomatici giochi “cross-over”, ovvero della combinazione di due differenti universi, per creare una nuova realtà unificata, un’operazione già esplorata in campo fumettistico, con supereroi Marvel e DC riuniti, ma anche al cinema, con titoli come “Freddy vs Jason”; naturalmente anche l’industria videoludica ha visto nascere questi interessanti progetti in più di un’occasione.

Un mio amico è solito dire “I cross-over sono solo delle commercialate fatte per lucrarci sopra”. La mia risposta (ma anche quella di molti altri) ogni volta è…“Embè?”. Cioè, diciamo le cose come stanno in realtà: è verissimo, quando si decide di unire due universi, ognuno con il suo nutrito seguito di fan, è palese che lo scopo ultimo è attirare una massa di seguaci delle rispettive parti, principalmente attirata per l’effetto “fanservice” e quindi per assicurarsi delle vendite alte; molti cross-over videoludici seguono questa filosofia, per esempio “Street Fighter X Tekken”, oppure la serie “Marvel VS Capcom”; e come non citare quell’apoteosi del fanservice che furono “Project X Zone” e i due “Dissidia: Final Fantasy”?

Il punto? Se da questi cross-over, nascono progetti che non solo sono interessanti sulla carta, ma riescono ad essere anche dei discreti giochi, tanto di guadagnato per noi, no? Se poi escono di ottima qualità come “Persona Q: Shadow of the Labyrinth”, che riunisce sotto lo stesso tetto i personaggi di “Persona 3” e “Persona 4“, i fan possono fare i salti di gioia.

Titolo– Persona Q: Shadow of the Labyrinth
Genere – Dungeon Crawler RPG
Sviluppatore – Atlus
Publisher – Nis America
Giocatori – 1
Lingua – Inglese

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=MgNnOYpED3g]

NIENTE È COME SEMBRA

Persona Q” fu annunciato verso la fine del 2013 ad un evento livestream di Atlus, dove, tra le altre cose, venne annunciato anche “Persona 5”, futura main entry della serie principale. Esso rappresenta uno spin-off della classica saga GDR, dove i personaggi principali del terzo e del quarto capitolo, a discapito della differenza temporale, vengono radunati in una nuova e misteriosa dimensione, apparentemente simile alla loro, ma caratterizzata dalla presenza di bizzarri labirinti, pieni di trappole e Shadows, i nemici classici della serie. La missione sarà, ovviamente, quella di scoprire il mistero che circonda questa nuova dimensione e trovare il modo di tornare nel proprio tempo.

Oltre al cast di personaggi già noti, fanno il loro ingresso due new entry, Zen e Rei, due studenti perduti all’interno del labirinto, totalmente privi di memoria, che si uniranno agli eroi nell’esplorazione dei dungeon, anche nella speranza di ritrovare i ricordi perduti.

La prima cosa che si può notare giocando a “Persona Q” è, indubbiamente, il bizzarro stile grafico adottato per i protagonisti di questo cross-over, uno spigliatissimo chibi/super-deformed, personaggi in miniatura con testa e occhi in rilievo. Indubbiamente, questa scelta, per quanto si presenti divertente e particolare, non potrà trovare gli apprezzamenti di chiunque, soprattutto di coloro i quali, giocando ai precedenti titoli Persona, son sempre stati abituati a modelli di proporzioni regolari e, forse, il colpo d’occhio iniziale potrebbe far pensare che il titolo sia nientemeno che una specie di parodia o di buffonata. Mai come in questo caso, giudicare il libro dalla copertina si rivela un errore madornale: la trama di “Persona Q” è piena di punti oscuri e tetri, esattamente come ci si può aspettare da questa serie; sotto l’apparente innocenza e pucciosità che lo stile dei personaggi fa trasparire, si nasconde un titolo di tutto rispetto.

O almeno dal punto di vista dei temi trattati, perché, togliendo alcuni colpi di scena verso l’ultimo terzo di gioco, la trama risulta tutto sommato semplice e banalotta. Nulla di oltraggioso, sia ben chiaro, i giocatori resteranno tranquillamente incollati al loro schermo, dall’inizio fino ai titoli di coda, ma ripensandoci e analizzandola con il senno di poi, si realizzerà che in fondo, di speciale non c’era moltissimo.

Forse è anche un bene che la trama non sia troppo complicata, poiché, con buona pace dei non anglofoni, il titolo è rigorosamente sottotitolato nella sola lingua inglese. Nessuna sorpresa in fondo, parliamo pur sempre di un titolo Atlus e dovremmo considerare già un miracolo averlo qui in Europa, anzi, un doppio miracolo, consideriamo che è possibile averlo anche in edizione retail. Purtroppo, altri titoli dello stesso sviluppatore, non hanno avuto questa fortuna (*cough*Shin Megami Tensei IV *cough*).

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La direzione artistica intrapresa per il design dei personaggi può piacere o meno, ma le scene animate di intermezzo restano comunque esilaranti

SDOPPIAMENTO DELLA PERSONA(LITÀ)

I giocatori navigati di “Persona” e soprattutto di “Etrian Odyssey“, altra saga RPG/Dungeon Crawler di Atlus, i cui capitoli sono usciti prima su Nintendo DS e tutt’ora su 3DS e da cui son stati “prelevati” molti sviluppatori chiave per la realizzazione di questo progetto, non avranno difficoltà a prendere confidenza con il gameplay, che pesca a piene mani da entrambe le serie.

In primis, parliamo dei Labirinti, esplorabili in prima persona, esattamente come accade nel primo Persona (ok, principalmente accade nella serie di Etrian Odyssey come già detto, ma volevo farci stare il gioco di parole…): questi luoghi sono disseminati di trappole, passaggi segreti e incontri casuali…frequenti incontri casuali…MOLTI incontri casuali; la frequenza delle battaglie è infatti parecchio alta rispetto alla norma ma, per nostra fortuna, avremo sempre a disposizione, un pratico indicatore colorato a schermo, che ci segnalerà la probabilità di essere attaccati, regalandoci un piccolo spazio di avvertimento per preparare il nostro team. A renderci la vita più facile, avremo anche un personaggio di supporto, con il compito di monitorare la nostra situazione durante l’esplorazione e, nel caso ne fosse provvisto, di donarci qualche prezioso bonus, come il ripristino dell’energia perduta mentre camminiamo.

Non solo incontri casuali però: girando per il labirinto, verremo a contatto anche con mostri particolari, i quali vagano liberamente per i dungeon, i cosiddetti F.O.E. (anch’essi provenienti dalla serie di EO), da considerarsi un pò come dei mini-boss, ma forti quasi (se non più) come il boss di fine livello; inutile dire che durante i primi contatti con questi avversari, la nostra unica possibilità di sopravvivenza sarà una onorevole fuga a gambe levate, per avere solo in seguito la possibilità di affrontarli ad armi pari, ad un livello sufficientemente elevato, pena un Game Over assicurato.

Ma se pensate di dovervi preoccupare solo dei boss e di questi F.O.E., credendo di poter prendervela comoda durante gli scontri normali, commettete un madornale errore: infatti, benchè il gioco disponga di svariati livelli di difficoltà, ben cinque per la precisione, anche a difficoltà normale, esso rappresenta una vera e propria sfida, che non mancherà di mettervi alle corde fin dal primissimo dungeon; tutti i nemici sono insidiosi e potenti, bisognerà stare sempre all’erta e non sottovalutare mai nessun avversario. Fortunatamente, potremo cambiare la difficoltà in qualsiasi momento durante il gioco, se ci sentiremo troppo frustrati dalla difficoltà attuale, o sufficientemente baldanzosi per cercare una sfida più impegnativa. L’unica eccezione è il livello di difficoltà Risky, il più arduo; esso non potrà essere cambiato se all’inizio avete scelto uno degli altri quattro, nè potrete accedervi a gioco inoltrato.

Altra “gimmick” acquisita dalla serie dungeon crawler portatile è la mappa: questa preziosa compagna di viaggio non sarà disponibile fin dall’inizio e nemmeno la troveremo esplorando, bensì la dovremo disegnare noi stessi, sfruttando il touch screen del Nintendo 3DS. Armandoci di pennino, dovremo tracciare il nostro passaggio, segnando muri, scorciatoie, punti d’interesse e qualsiasi cosa possa essere importante per una navigazione in sicurezza. Se non vi interessa questa prospettiva, potete sempre optare per una mappa che si autocompleta al vostro passaggio, senza bisogno di disegnare alcunchè, ma vi precluderete una meccanica simpatica e divertente.

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In origine, i protagonisti di Persona potevano evocare molteplici entità, ma in questo titolo, qualcuno ha cambiato le carte in tavola…

PESCA LA TUA CARTA, ANZI DUE

Sarebbe inutile spiegare i combattimenti senza parlare, ovviamente, delle Persona che danno il titolo a questo gioco: esse sono delle entità che rappresentano la psiche dei personaggi principali ed evidenziano degli aspetti della loro personalità. I giocatori possono evocare queste manifestazioni durante le battaglie e sfruttare le loro abilità e tecniche speciali. Ad ogni membro del party è legato un singolo Persona, con delle eccezioni note: solitamente il protagonista principale di un titolo Persona (ma solo nel terzo e nel quarto capitolo in verità) è in grado di possedere più di uno di questi spiriti e a cambiarlo in qualsiasi momento durante le battaglie, sfruttando così un ampio raggio di abilità.

In “Persona Q” però, le cose sono ben diverse: in questo titolo tutti i personaggi, protagonisti compresi, sono vincolati all’utilizzo del loro Persona originale, ma, in aggiunta, possono possedere una seconda entità, definito Sub-Persona; essa potrà essere equipaggiata e i giocatori potranno sfruttare liberamente le loro tecniche e, acquisendo esperienza, impararne di nuove. Tutto ciò garantisce un ampio raggio di personalizzazione; i giocatori spenderanno molto tempo sperimentando differenti combinazioni, cercando di ottenere un party perfetto per ogni situazione.

Queste Persona aggiuntive, potranno essere ottenute alla fine di una battaglia, oppure, attraverso una pratica nota a tutti gli amanti di questa serie, fondendone due o più assieme, per crearne una nuova e, si spera, più potente. Tutte le Persona ottenute potranno essere registrate nel Compendium, un pratico “raccoglitore” che memorizzerà quelle ottenute e, nel caso vogliate, recuperarle in un secondo momento, dietro cospiquo pagamento. Fondere e ottenere Persona più potenti è una pratica chiave per vincere le lotte.

Ora si può finalmente parlare delle battaglie in sè: i combattimenti, rigorosamente a turni, avvengono con 5 membri del vostro party, più il navigatore assegnato alle lotte. Contro i nemici potrete scatenare i classici attacchi con l’arma equipaggiata, ognuno dotato di proprietà diverse, come taglio, perforazione e contundente, che sortiranno effetti diversi a seconda delle debolezze e resistenze del nemico. In alternativa potete usare gli attacchi speciali, legate alla vostra Persona e Sub-Persona, i quali si dividono in attacchi fisici, che utilizzano una certa quantità di HP, maggiore a seconda della loro potenza e attacchi magici di diversi elementi, che invece utilizzano SP.

Ogni qual volta riusciremo ad attaccare il nemico con un elemento a cui è debole, oppure con un fortunato colpo critico, otterremo un bonus Boost; se riusciremo a tenerlo fino al prossimo turno (subendo un attacco mentre disponiamo del Boost,  lo perderemo) avremo la possibilità di lanciare qualsiasi tecnica senza alcun costo di HP o SP, oltre ad avere la certezza di essere i primi ad attaccare. La ricerca del Boost quindi assume connotati decisamente strategici, specialmente contro i nemici più ostici, che richiederanno molti attacchi per essere sconfitti e risparmiare SP è un lusso di cui approfittare, dato che i mezzi per curarsi, siano essi l’infermeria o gli oggetti da acquistare all’emporio, non sono certo a buon mercato.

Nemmeno l’essere un adorabile superdeformed è in grado di regalare delle emozioni all’apaticissimo eroe di Persona 3, ma in fondo ci piace così

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L’esplorazione dei dungeon e i combattimenti all’interno di essi, rappresentano di certo il nocciolo del gameplay, ma un gioco cross-over di questa portata, ha anche bisogno dei suoi momenti leggeri, che fanno l’occhiolino ai fan e da quel punto di vista, possiamo dirlo, non siamo per niente delusi da quello a cui abbiamo assistito. Durante la partita, potremo assistere a molti siparietti che vedono i due team interagire tra di loro, sia dentro che fuori dai labirinti: anche se non sono essenziali ai fini della trama, è divertente osservare come questi personaggi così diversi, si scambiano battute e opinioni: mentre il team di Persona 3 appare più serioso e diretto, i ragazzi di Persona 4 garantiscono più comicità e divertimento. Assistere a queste due realtà che cozzano tra di loro, crea molte situazioni di ilarità e, naturalmente, tanto fanservice, che, in fondo, è quello che i giocatori si aspettano.

Inoltre, potete stare tranquilli, poichè avrete molto a cui assistere: la longevità è, come in tutti gli RPG, molto alta, 50 ore buone per completare tutti i dungeon e qualche sub-quest, molte di più se vorremo completarlo al 100%. E non dimentichiamoci che il titolo vede ben due protagonisti sotto il nostro controllo: una volta completata la storia con il primo, avremo la possibilità di rigiocare l’intero gioco con il secondo personaggio, con discrete variazioni nei dialoghi e negli eventi.

Ultimo dettaglio da discutere, seppur ampiamente superficiale, è la Modalità Streetpass, la quale ci consentirà semplicemente di scambiare uno dei nostri Persona con gli altri giocatori che incontreremo in giro e di riceverne uno a nostra volta.

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Se anche con un livello elevato, un nemico vi sembra troppo potente, provate a fondere le vostre Persona per crearne di nuove

COMMENTI FINALI

Persona Q: Shadow of the Labyrinth” rappresenta l’essenza del fanservice all’ennesima potenza, racchiuso in un gioco degno del nome che porta. Gli elementi principali della saga di Persona si mischiano perfettamente con il gameplay di “Etrian Odyssey“, dando luogo ad una piccola delizia sapientemente miscelata, decisamente appetibile per tutti gli amanti dei JRPG, soprattutto se alla ricerca di una sfida impegnativa da portare a termine. Lo stile grafico in stile chibi può non piacere a molti, risultando forse fin troppo in contrapposizione con i temi crudi e oscuri della trama, che riesce a sorprendere con un paio di colpi di scena, pur non brillando di originalità. Al netto dei gusti personali, concentrandoci sul mero gameplay, resta uno dei migliori RPG dungeon crawler attualmente disponibili sulla console portatile Nintendo, senza se e senza ma. Forse l’unico “vero” problema da appuntare è che si tratta di una produzione poco accessibile a coloro che non hanno familiarità con i titoli Persona e con i suoi personaggi, ma penso che ormai sia ora di colmare questa lacuna, no?

Tutto ebbe inizio con un Gameboy e Pokémon Blu…Da quel momento, gli RPG sarebbero stati la sua principale fonte di nutrimento. Non disdegna una partitella con esponenti di altri generi videoludici, ma se costretto a scegliere tra fare il soldato nella Seconda Guerra Mondiale, tirare calci di rigore o esplorare dungeons con una spada e una capigliatura improponibile, lui risponderà sempre: “Le ho già comprate le Megapozioni?”

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