The Hungry Horde – Recensione

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Che questo Autunno fosse così ricco di esclusive per PlayStation Vita probabilmente non ci sperava nessuno, non dopo un primo semestre così povero in tal senso, eppure fra Murasaki Baby, Velocity 2X, Invizimals: Gli Invincibili, Freedom Wars e vari altri, compreso questo The Hungry Horde, la situazione sembra essere di sicuro più positiva di quanto si temesse. Il titolo sviluppato da Nosebleed Interactive e pubblicato da Sony Computer Entertainment giunge sul PlayStation Store in esclusiva per la portatile Sony, e viene anche incluso nella Instant Game Collection di Novembre. Per scoprire se ci è piaciuto non vi resta che leggere la nostra recensione!

Titolo: The Hungry Horde
Sviluppatore: Nosebleed Interactive
Publisher: Sony Computer Entertainment Europe
Distribuzione: solo digitale
Piattaforme: PlayStation Vita
Giocatori offline/online: 1
Localizzazione: Italiano
Prezzo: € 7,99

When Zombies Attack?

A primo impatto la somiglianza con When Vikings Attack! è palese, ma approfondendo ci si può accorgere che oltre alla possibilità di controllare un’orda, di zombie o vichinghi che sia, le meccaniche di gioco sono totalmente differenti: The Hungry Horde è, infatti, un gioco molto particolare che mescola elementi da roguelike ad altri tipici dei titoli mobile (non a caso il gioco era inizialmente previsto per PlayStation Mobile e soltanto in un secondo momento è stato convertito in un titolo per Vita a tutti gli effetti).

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In The Hungry Horde non avremo una campagna principale a tutti gli effetti da portare a termine, ma soltanto una serie di scenari da completare entro il tempo limite fino ad arrivare ad un boss (che può essere un carro armato od un elicottero), per poi ripetere da capo lo stesso procedimento per affrontare il boss che non si è incontrato precedentemente in una sequela potenzialmente infinita di “notti” in cui sopravvivere all’attacco nucleare dei militari intenzionati ad eliminare per sempre la minaccia dei non morti. Ho scritto che è “potenzialmente” infinito perché comunque andando avanti i checkpoint ci daranno sempre meno secondi in più, e i nostri nemici diventeranno più ostici facendoci anche perdere del tempo prezioso.
Ogni giorno l’ordine in cui questi scenari vengono proposti viene modificato, anche se comunque non sono poi così tanti e dopo qualche ora li conoscerete a memoria e saprete come proseguire in ognuno di essi, ma almeno darà un po’ di varietà all’esperienza complessiva, strutturata palesemente per il mordi e fuggi caratteristico di un gioco portatile.

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Ma veniamo al protagonista principale del gioco, ovvero l’orda di zombie famelici che ci toccherà controllare in un totale rovescio dei clichè tipici dei giochi coi morti viventi. Nostro compito sarà non solo, come scritto sopra, quello di proseguire nei livelli, ma per farlo dovremo anche “reclutare” altri umani facendoli passare a miglior vita e rendendoli partecipi della nostra disperata lotta per la sopravvivenza. Come si fa? Potremo semplicemente andargli contro e verranno automaticamente morsi da uno dei membri della nostra orda, oppure potremo sfruttare uno dei quattro power up di cui avremo dotazione e che sono assegnati ai quattro tasti di destra del pad:

  • con la X i nostri cacceranno una grossa radio e creeranno un clima da discoteca che impegnerà temporaneamente tutti gli umani (civili e non) in un ballo di gruppo rendendoli vulnerabili;
  • con il tasto Quadrato saremo invece in grado di “Afferrare” i nostri nemici, premendolo infatti appariranno degli zombie dalle viscere della terra che trascineranno con sé i malcapitati viventi (ma attenzione, con questo attacco non li recluterete, ve ne libererete soltanto);
  • con Triangolo è poi possibile fare uno scatto con l’orda in grado di anticipare sul tempo i nemici e colpirli evitando troppe perdite;
  • mentre, in ultima istanza, con Cerchio potremo attivare uno scudo che permetterà di annullare l’effetto dei proiettili nemici, altrimenti letali per lo zombie che ne viene colpito.
    C’è anche da specificare che questi potenziamenti non saranno sempre liberamente fruibili, ma vanno ricaricati raccogliendo dei cervelli sparsi qua e là per la mappa.

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Cosa c’è di meglio di un gioco di zombie in un gioco di zombie?

Rifacendomi chiaramente alla descrizione di uno dei trofei del titolo, approfitto di questo paragrafo per parlare di uno degli aspetti più importanti del prodotto di Nosebleed Interactive, ovvero i minigiochi: solo 5, è vero, ma molto carini e ben realizzati, oltre che un’aggiunta più che piacevole e atta a spezzare la monotonìa di fondo che altrimenti avrebbe attanagliato più di qualche giocatore. Di seguito in elenco:

  • Conga Zombies, una sorta di Snake rielaborato che ci vede alle prese con un trenino di zombie su un pavimento da discoteca e man mano che lo allungheremo trasformando umani aumenterà anche la velocità dello stesso rendendo discretamente impegnativo portarlo a termine;
  • Infection, un minigioco in cui impersoneremo il virus all’interno dell’organismo umano e dovremo contagiare i globuli rossi, eludere i globuli bianchi e potremo raccogliere mutageni per facilitare il compito;
  • Pacific Island, il quale ci renderà totalmente incapaci di offendere e ci chiederà di sopravvivere il più a lungo possibile sul perimetro di un’isola evitando tutti i colpi nemici;
  • Cryo Crisis, che invece ci porrà di fronte una serie di finestre dalle quali possono affacciarsi zombie e bombe, e nostro compito sarà quello di utilizzare il touch screen per colpire gli zombie il più velocemente possibile ed evitando le bombe che invece causeranno il game over istantaneo.
  • Zombat, quasi un plagio del Dead Ops di Call of Duty: Black Ops, un twin stick shooter in cui dovremo affrontare una serie di zombie senza mai farci colpire e potendo anche raccogliere armi più potenti.

Già leggendone le descrizioni esplicative di cui sopra si può notare come siano ben diversificati fra di loro, e giocandoci ci si può accorgere del perché si tratti di un aspetto sul quale lo sviluppatore inglese ha puntato molto. Tutti divertenti e ben realizzati, anche se non originalissimi.

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Ce l’ho, ce l’ho, mi manca!

Un altro aspetto importante di The Hungry Horde sono le figurine, dei collezionabili ottenibili tramite dei pacchetti (tutti da 3 ciascuno) che vi verranno assegnati sopravvivendo una notte, completando 10 obiettivi interni al gioco oppure completando i minigiochi suddetti. Vi sarà nel menù principale un album in cui queste vengono attaccate, e ne dovrete trovare ben 153 per portarlo a termine. Non sono da sottovalutare, poiché oltre ad esserci una figurina specifica per ogni singolo zombie del gioco, vi saranno anche sticker che vi sbloccheranno la possibilità di avviare i minigiochi dal menù principale (con delle lievi differenze rispetto a quelli che troverete nel gioco base), di ascoltare la colonna sonora, i crediti del gioco (in cui c’è una bella sorpresa che non voglio anticiparvi!) e l’editor di personaggi che permetterà di creare i propri zombie. La cosa è molto utile al fine di allungare la già buona longevità di un titolo che comunque si lascia piacevolmente giocare per una decina d’ore. Fra trofei da sbloccare, minigiochi, figurine e i 150 obiettivi interni che vi proporranno una serie di sfide da fare in una o più partite, insomma, ne avrete molta di carne al fuoco e ci vorrà un bel po’ prima che il tutto cominci ad annoiarvi e vi faccia passare oltre.

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Lo stile è importante, ma da solo non basta

Tecnicamente parlando The Hungry Horde mostra il fianco a numerose sbavature, in parte derivanti dalla sua natura originaria di titolo mobile, che uno stile caratteristico e simpatico non riesce a camuffare totalmente. E’ pur vero che da un gioco sviluppato su Unity (come praticamente tutti i titoli a basso budget oramai) non si può pretendere più di tanto, però vedere una qualità delle texture sia ambientali che dei personaggi così slavate e mal definite su una console potente come PlayStation Vita lascia un po’ l’amaro in bocca. Anche se, come scritto sopra, gli sviluppatori hanno cercato di utilizzare una grafica più particolare, che in parte sembra richiamare Minecraft, per colmare le mancanze di cui sopra.
Non molto migliore è la componente sonora, con davvero pochi motivi che si ripetono troppo spesso (seppur presi singolarmente non siano malvagi) risultando tediosi già nel medio termine. Anche i rumori ambientali o i versi degli zombie sono pochi e molto anonimi.
A ciò si aggiunga un frame rate non molto stabile e, soprattutto, dei caricamenti davvero lunghi e pesanti, e capirete perché stiamo parlando dell’aspetto meno riuscito di questo gioco.

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Conclusione

In definitiva questo The Hungry Horde è di sicuro un titolo valido, divertente, e si lascia giocare per svariate ore senza annoiare il giocatore grazie anche ad una serie di features che variano l’esperienza di volta in volta e danno un senso di progressione al giocatore. Peccato per il lato tecnico a dir poco dimenticabile. Viene da pensare che, se fosse stato sviluppato sin da subito per PlayStation Vita, probabilmente ora staremmo parlando di una delle migliori esclusive per la portatile Sony, ed invece il prodotto Nosebleed Interactive resta un buon gioco, consigliato comunque e da prendere al volo per chi lo ha riscattato grazie all’Instant Game Collection novembrina.