Assassin’s Creed: Rogue – Recensione


Ormai Assassin’s Creed è sinonimo di denaro: la saga di UbiSoft, in tutte le sue incarnazioni ha superato largamente il traguardo delle settanta milioni di copie vendute dall’ormai lontano 2007. Sebbene i prodotti siano venuti fuori dalla software house francese a cadenza annuale, la qualità raramente è stata intaccata, alternando episodi riusciti, ad altri un po’ meno (Assassin’s Creed III e Brotherhood), ma sempre lontani dalla definizione di “gioco spazzatura”. Perché sebbene la gente tenda a criticare il marchio per essersi commercializzato troppo e troppo in fretta, i giochi spazzatura sono ben altri, ed è sorprendente come la qualità si sia mantenuta su standard elevati nonostante i ritmi forsennati a cui sono sottoposti gli studi di sviluppo.
Dopo il riuscito Black Flag (forse uno degli episodi più riusciti dell’intera saga) venuto fuori a cavallo tra old e next gen, nel 2014 UbiSoft vuole calcare entrambi i terreni, proponendoci due titoli differenti in salsa Assassini (anzi, no): uno per next-gen, ed il seguente Rogue pensato appositamente per l’ormai vecchia settima generazione.
In molti al suo annuncio hanno pensato ad una commercialata bella e buona, volta a sfruttare l’ormai consolidata base installata di console PS3 ed Xbox 360… Sarà stata davvero così? Scopritelo nella nostra review.

Titolo: Assassin’s Creed: Rogue
Sviluppatore: UbiSoft Sofia
Publisher: UbiSoft
Genere: Action/Adventure
Piattaforma: PS3, Xbox 360 – PC (inizio 2015)
Giocatori: 1
Localizzazione: Totalmente in italiano

Siamo nel pieno della Guerra Dei Sette Anni. In questo capitolo impersoneremo Shay Patrick Cormac, un assassino di origini irlandesi, appartenente alla confraternita stanziata nel Nord America, comandata dal mentore Achille Davenport. Il giovane è sicuro di sé, arrogante e fiero di appartenere alla confraternita. Ma qualcosa mette in dubbio la sua devozione al credo degli assassini… Tanto da farlo passare al “lato oscuro della forza”, alla fazione che da secoli la confraternita sta combattendo con tutte le proprie forze: i Templari.
Stando ben attenti a non rivelare pericolosi spoiler sulla trama (tutt’altro che accessoria, ve lo assicuriamo), possiamo affermare che il vero e proprio punto di forza su cui UbiSoft ha concentrato tutte le proprie attenzioni, è stato proprio il punto di vista alternativo alla storia: ossia impersonare un protagonista appartenente ai templari.
E la cosa funziona benissimo! La trama comincia come ogni Assassin’s Creed, tra una lezione e l’altra, un insegnamento ed una battaglia navale, si ha l’impressione di come la storyline rispetti i canoni della saga. E quando meno ce lo si aspetta: arriva la mazzata. Grazie ad una sequenza altamente spettacolare, si passa all’altra faccia della medaglia, alla chimera.

Ciò che purtroppo ci ha lasciati esterrefatti è il perché UbiSoft abbia deciso di rivelare fin da subito l’elemento che contraddistingue maggiormente questo capitolo, dai suoi fratelli maggiori. Fin dai primi trailer (anche dai rumors antecedenti l’annuncio ufficiale) si è deciso di scoprire le carte in tavola… Bam! Shay è un templare.
E’ palese come questa rivelazione, avrebbe avuto tutt’altro effetto se scoperta solo nel momento in cui avessimo messo le nostre mani sul titolo. Ciò non significa che la trama perda di appeal, ma l’elemento sorpresa avrebbe enfatizzato di molto le fasi di giocato che ci hanno portato fino alla sorprendente conclusione.

Dal punto di vista dell’impianto di gioco, non sarebbe per nulla azzardato definire questo Rogue una sorta di Black Flag: parte 2. Il titolo prende l’80% dell’impianto di gioco del suo predecessore e lo arricchisce di poche, ma piacevoli novità.
Più che di novità, abbiamo a che fare con piccoli cambiamenti alla struttura di gioco, ad esempio: la cerbottana presente nel quarto episodio, viene sostituita da un pratico moschetto, equipaggiato con dardi esplosivi, narcotizzanti e del furore.

Ciò che apporta maggiori modifiche nel gameplay è proprio il punto di vista alternativo della saga. L’essere un templare ci costringerà giocoforza ad affrontare i pericolosi assassini, che comporteranno un livello di sfida maggiore nel tanto criticato sistema di combattimento ereditato dal suo predecessore. Si nasconderanno alla nostra vista e cercheranno di attaccarci di soppiatto, costringendoci ad avanzare con cautela utilizzando l’Occhio Dell’Aquila.

Ancora una volta troveremo le tanto apprezzate battaglie navali introdotte in Assassin’s Creed III e perfezionate in Assassin’s Creed IV. Queste non fungeranno solo da piacevole diversivo dalle missioni principali, ma sarà quasi imperativo potenziare il nostro veliero Morrigan per poter affrontare preparati al meglio alcune missioni dedicate, specialmente quelle in cui saremo circondati da un numero soverchiante di unità navali nemiche. Inoltre, nel caso in cui ci dovessimo avvicinare troppo ad un vascello di un livello più alto del nostro, potremo anche subire un’abbordaggio, a differenza di quanto accadeva negli episodi precedenti, dove le navi nemiche erano impossibilitate ad abbordarci.

Le attività da svolgere sono molteplici, come da tradizione della saga. Possiamo attaccare e conquistare i forti sul mare, perderci nella miriade di attività secondarie e collezionabili messi a nostra disposizione, e soprattutto, il titolo eredita parte delle attività presenti nel capitolo Brotherhood. Stiamo parlando de: la conquista dei forti e della ristrutturazione degli immobili cittadini.
Inoltre, ritroveremo le missioni della fratellanza già presenti in Brotherhood, rivisitate in salsa templare. Potremo mandare le navi della nostra flotta in giro per l’America settentrionale, in modo da mettere in posizione predominante l’impero britannico contro la flotta francese, e così far nostra la Guerra Dei Sette Anni.
Le novità, come era facilmente prevedibile, non sono molte anche a livello di attività disponibili. Ciò non significa che Rogue non sia capace di regalarvi numerose ore di divertimento… Tutt’altro. Ma è evidente come il team UbiSoft Sofia abbia voluto puntare sul sicuro, proponendoci un summa dell’intera saga di Assassin’s Creed pubblicata finora su old-generation.

Il gameplay è preso di peso dal quarto capitolo e riproposto per intero in questo Rogue. E’ evidente come il riciclaggio sia palese, ma la bontà della struttura presente nel predecessore, fa sì come questo non sia considerato come un vero e proprio difetto, ma come la volontà del team di puntare sul sicuro.
Anche il tanto criticato sistema di combattimento viene preso di peso dal Black Flag, anche se dimostra una fluidità maggiore… E questo si nota soprattutto durante gli abbordaggi, dove saremo costretti ad affrontare un gran numero di nemici.
Ciò che però lascia l’amaro in bocca è come l’efficienza di tali meccaniche, venga leggermente meno in questo capitolo. Laddove Black Flag mostrava i muscoli, consegnandoci un gameplay variegato, divertente e soprattutto puntuale e funzionale, Rogue mostra qualche imperfezione, denotando come il team (già all’opera sullo spin-off portatile Liberation) non sia avvezzo allo sviluppo di titoli della saga. Spesso Shay si incastrerà in zone della mappa, oppure durante il parkour… Nulla di grave sicuramente, ma una cura maggiore avrebbe senz’altro giovato alla godibilità del titolo.

La somiglianza di Assassin’s Creed: Rogue al suo fratello maggiore, è notabile solo negli assets utilizzati e nei difetti che il motore grafico si porta dietro. Ci troviamo di fronte ad ambienti sterminati e liberamente visitabili in ogni momento.
Tuttavia i difetti sono tangibili, come un frame rate ballerino, un pop up molto marcato e una definizione delle textures non sempre impeccabile. Nonostante tutto, il level design risulta molto più ispirato ed affascinante (eccezion fatta per New York, presa di peso da Assassin’s Creed III). Tra fauna variegata (composta da pinguini, orsi, lupi e chi più ne ha, più ne metta), vegetazione malinconicamente spoglia ed aurore artiche, le desolate lande del Canada e del Nord Atlantico ed una River Valley lussureggiante, vincono di manica larga il confronto contro le isole caraibiche “copia e incolla” del quarto capitolo.
Dal punto di vista del sonoro, gli sforzi profusi da UbiSoft sono sensibilmente meno rispetto al suo predecessore. Specialmente per quanto riguarda il doppiaggio della versione italiana del titolo, non affidato a professionisti come accaduto in Black Flag. Il risultato non è del tutto deludente, soprattutto se paragonato ad altri titoli dal doppiaggio scadente. Ma alcuni errori di pronuncia straniera, sono piuttosto grossolani.
La longevità è un fattore molto soggettivo, come al solito. Se siete amanti del perfezionismo e dei trofei/obiettivi sbloccati, il titolo vi porterà via anche oltre 20 ore. Se d’altro canto andate dritto per dritto nella storia principale, allora siamo al cospetto del capitolo più corto della saga, con 7 sequenze completabili in 8 ore.

VERDETTO FINALE
Assassin’s Creed: Rogue è una sorpresa. La natura “commerciale”, era uno dei timori che ogni videogiocatore aveva fin dall’annuncio. Purtroppo per gli haters di UbiSoft, dobbiamo smentirli categoricamente. Di certo non ci troviamo difronte al titolo più ambizioso o innovativo della saga, ma nonostante la natura riciclata dal quarto capitolo, Rogue riesce a difendersi bene, grazie ad un gameplay sempre divertente e ad una storyline tutt’altro che accessoria, che ci permette un’immersione in una prospettiva alternativa della saga di Assassin’s Creed.
Certo, un pizzico d’impegno in più, un protagonista più carismatico ed una maggiore voglia di osare, avrebbero portato il titolo a contendere il posto con il più riuscito Black Flag. Ma all’alba della next-gen, sorprende la voglia di UbiSoft di puntare ancora sulle ormai vetuste console di settima generazione. E finché i prodotti sono validi, ben venga.


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