Bayonetta 2 – Recensione

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Bayonetta 2 è come il burro. Questo pensai la prima volta che imbracciai il joypad per saggiarne una demo qualche mese prima dell’effettiva uscita. Nel forzato isolamento della mia prova mi venne in mente quello strambo paragone, accostare un prodotto caseario ad un videogioco non è cosa comune ne converrete, forse anche un po’ stramba ma, tuttora, quando qualcuno mi chiede: allora, com’è questo titolo? Dovrei acquistarlo? Ne vale la pena? Io mi giro distrattamente e “… Bayonetta 2 è come il burro” come se dovesse chiarire ogni dubbio, jolly di unanime comprensione, testo di facile esegesi.
Oggi però non posso esimermi dal fornire un giudizio meno intimo, convesso e per il bene di questo stesso articolo cercherò di fare chiarezza, forse anche un po’ dentro me stesso, per far meglio comprendere il perché di questa mia inebetente infatuazione.

Titolo: Bayonetta 2
Sviluppatore: Platinum Games
Publisher: Nintendo
Genere: Action
Piattaforme: Wii U
Localizzazione: Testi a schermo in italiano, doppiaggio inglese

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Sopra potete ammirare il boss della prima missione… e dovreste vedere quelli delle ultime!

IL FATTORE G

Inizierei senza troppi preamboli introducendo quello che è il fiore all’occhiello dell’intera produzione: il gameplay. Sicché non esiste tutt’oggi nulla di talmente raffinato in ambito action, hack ‘n’ slash, di quello spettacolo che era il primo Bayonetta mi preme rassicurare che le basi sono state mantenute pressoché immutate e gli sviluppatori (Platinum Games) hanno effettuato un lavoro certosino per limare quei piccoli difettucci che avevano reso parziale il successo della loro opera primogenita.
Ancora una volta controlliamo l’agile e sinuosa strega Bayonetta, intenta a massacrare orde di angeli senza mai rinunciare al suo piglio sfrontato ed aggressivo, provvista di un reparto di attacchi di prima scelta, un nutrito stuolo di armi tra cui scegliere e la sua chioma magica, in grado di prendere le forme più bizzarre e letali.
Mixando colpi con braccia e gambe abbiamo accesso ad un vastissimo campionario di combo, si fatica quasi a tenerne il conto tante sono; mentre approfittando di uno dei tasti dorsali possiamo esibirci in una schivata, sfuggendo ad un colpo avversario all’ultimo momento entriamo nel “Sabbath temporale” che consente per qualche secondo di rallentare l’azione per tutto il mondo di gioco al di fuori di Bayonetta. Ritorna anche la barra della magia, grazie alla quale umiliare i propri nemici tramite un attacco torturante (un button smash in salsa fetish) in grado di infliggere danni devastanti oppure provare la nuovissima “apoteosi di Umbra” permettente alla nostra fattucchiera di tramutare ogni colpo “semplice” in un brutale assalto con la propria chioma.
Ciò che colpisce in maniera evidente fin dalle prime battute e la quantità di azioni disponibili in nostro possesso e la profondità del sistema di combattimento; ogni combinazione è utile, perfetta per sbrigarsela in certe situazioni e svantaggiosa per altre; non ci si sente mai soverchiati dal numero di combo disponibile ma anzi si è spronati a provare, amalgamare, concatenare. Abusare del Sabbath temporale è un imperativo visto che i virgulti con i quali dobbiamo vedercela vantano anch’essi attacchi dalla portata e dall’impatto quanto meno imbarazzanti.
Il sistema di armi rodato nel primo episodio, che permette di equipaggiare una coppia di strumenti d’offesa sia sulle mani che sulle gambe (!!!) è qui riproposto senza stravolgimenti eccessivi e rimane fresco ed innovativo nonostante gli anni passati; sostenuto da una gestione delle collisioni impeccabile, un sistema di controllo che si squaglia sotto le mani di chi gioca ed una gestione della fisica ineccepibile (dal punto di vista ludico).
Abbattere le proprie ire sugli aurei nemici è cosa buona e giusta sicché una volta… deceduti? gli angeli rilasciano una generosa dose di aureole, in numero crescente tanto più si è stati bravi nel concatenare le combo. Una volta fatta incetta di dorati nimbi è possibile spenderli nel famigerato “Hell’s Gate” localaccio gestito dal ben ritrovato Rodin in cambio di nuove tecniche, oggetti, accessori e sbloccabili.
Questo è l “ABC” di ogni buon Hack ‘n’ Slash che si rispetti e Bayonetta 2 DO-MI-NA le basi, non le fa semplicemente sue: ogni contenzioso è una gioia e fonde letteralmente il giocatore con ciò che sta avvenendo su schermo; la precisione elvetica con il quale il battle system si muove e dialoga con chi stringe il joypad è da sturbo.
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Surfare su di un rudere intorno ad una tromba marina è regolare amministrazione per Bayonetta!

CAOS CALMO

Con queste premesse, con un cuore dell’esperienza tanto rifinito e divertente, sarebbe bastato sviluppare un’avventura tutto sommato mediocre e se ne sarebbe comunque usciti splendidamente ma è proprio qui il bello, i designer non hanno risparmiato una briciola della loro creatività per mettere in piedi la nuova trafila di vicende nella quale intrappolare Bayonetta. Ogni livello catapulta la provocante strega in un turbine di avvenimenti, un’orgia di azione e reazione alacremente bilanciata e consegnata al giocatore in maniera pulita e solida. Se avete provato il titolo costituente (uscito da oramai 4 anni su PS3 ed Xbox 360) sapete a cosa mi riferisco: angeli mastodontici che divelgono intere case, edifici che crollano e si deformano sotto ai vostri piedi, ambientazioni pericolanti e sempre sull’orlo di collassare e mutare, tutto in tempo reale (seppur con le dovute approssimazioni ed ovvi limiti tecnici). Non c’è un attimo di stanca, tutto cambia a velocità sostanziale, chiedendoci di adattarci ad una nuova eventualità, ad un nuovo pericolo, in una spirale di tamarraggine e nonsense ultrastiloso compulsivo e sfrenato; eppure, tutto è sempre così “afferrabile” e passare da una situazione all’altra tanto repentinamente senza rimanerne storditi denota un lavoro di ottimizzazione sbalorditivo. Spiegare le regole in un videogioco non è mai facile, tanto meno quelli che sono gli obbiettivi del giocatore, il fatto che sia tutto così comprensibile e naturale in un titolo in cui lo schermo si aggiorna di avvenimenti al pari dei simboli di una “colonnina” di una slot machine in funzione è motivo di enorme plauso nonché il risultato più alto a cui i Platinum siano mai arrivati.
E’ pur vero che anche il primo capitolo non era da meno, anzi, forse era qualcosa in più. Ancora più contorto, iperattivo e parossistico. Nonostante ciò Bayonetta 2 ne guadagna enormemente perché, per quanto mi dolga dir male dell’originale, spariscono tutti i problemi tecnici che zavorravano la formula primordiale. Niente più parti dello scenario che impediscono la visuale, niente più telecamere inceppate o mal posizionate, niente più situazioni poco leggibili o comprensibili. E’ come se gli sviluppatori questa volta avessero capito quando fosse il caso di staccare il piede dall’acceleratore, costringendo il giocatore ad un bombardamento audiovisivo meno serrato ma non comunque poco cadenzato, un perfetto equilibrio di azione questa volta gestito con più sapienza e senza strafare al punto di consegnare delle sezioni un po’ zoppicanti e pasticciate come invece era accaduto in passato.
Un altro aspetto che ha ricevuto un netto ribilanciamento è il livello di difficoltà, il titolo si presenta decisamente più digeribile e docile. Chiariamoci, rimane un gioco in grado di mettere a dura prova la vostra pazienza nonché capace di bruciarvi una consistente parte di sinapsi per la velocità con la quale vi richiede di agire ma siamo comunque lontani dal sadismo smodato del passato e, stranamente, debbo ammettere che l’esperienza ne ha giovato. I nemici del primo Bayonetta erano, a mio avviso, troppo imprevedibili: veloci come lippe, dotati di pattern ai limiti dell’umano. Riuscire a portare a termine una combo per intero diventava un’impresa ed anzi mi pareva quasi che il gioco mi punisse per averci provato, chiedendomi invece sempre movimenti ed attacchi repentini così da essere pronto a rispondere ad una delle spasmodiche incursioni nemiche. Nel secondo capitolo posso finire un livello senza avere crampi che attraversino ogni muscolo del corpo l’attimo seguente; posso sperimentare con tutto il mio pirotecnico armamentario senza però rinunciare ad un livello di sfida che giudico comunque consistente. In più, per chiunque sia in cerca di imprese più ardue vi sono quattro livelli di difficoltà ascendente (denominati Apoteosi) sicuramente in grado di accontentarlo.
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Gli attacchi torturanti evocano i più bizzarri marchingegni di piacere deviato (…ma questo cosa diamine sarebbe???).

LA PANTERA SUL TETTO CHE SCOTTA

Alle fasi di azione si affiancano momenti dedicati all’esplorazione ed alcune sezioni platform; le ambientazioni mi sono parse più navigabili ed il level design decisamente più invogliante e preciso, i momenti in cui bisogna sfruttare la mobilità della languida fattucchiera sono maggiormente puliti e meno punitivi; mentre si girovaga per i livelli non mancano i frammenti di cuore di Umbra e le perle di luna da recuperare per, rispettivamente, allungare la barra dell’energia vitale e quella della magia, oggetti di recupero per soccorrerci nei momenti più ardui ed i corvi (…di Umbra?) da rincorrere ad acchiappare prima che volino via (questa volta acciuffarli vi garantirà un timbro per i messaggi Miiverse). Dulcis in fundo non potevano non fare la loro comparsa gli LP dorati, di cui fare incetta per sbloccare nuove armi una volta portati al perennemente sarcastico Rodin. Mi duole constatare come le sezioni di esplorazione siano sì ottimamente eseguite ma in numero un po’ carente, adesso che finalmente il titolo pare aver raggiunto un suo equilibrio anche in quest’ultime sarebbe stato bello avere molto più terreno da setacciare ed un po’ più di stacco tra un combattimento e l’altro, visto che le Boss battle possono richiedere quantitativi di tempo consistenti per essere portate a termine.
Questo mi ricorda che non vi ho ancora parlato delle titaniche battaglie contro i Boss! Un apogeo di azione delirante reso ancora più sollazzante dalla già citata possibilità di entrare in “Apoteosi di Umbra” con la quale infliggere colpi talmente possenti da far barcollare anche i besti più giganteschi, altra idea strepitosa che capovolge, per un attimo, le sorti della sfida a vostro favore e vi permette di rendere un Boss inerme e manipolabile quasi fosse alla stregua di un nemico comune… e che impatto hanno i colpi sfoderati in questo modo a livello di feedback! Vedere avversari alti come palazzi sollevarsi da terra dopo un montante o venire fiaccati da un gancio sui fianchi crea un godimento sensoriale mai raggiunto da altre blasonatissime produzioni… e quante diamine di animazioni hanno i nemici? Non solo vantano un ventaglio di attacchi ampio e variegato ma subiscono le vessazione della sadostrega in modi sempre diversi! E quanti sono… i nemici! Possibile che in ogni livello ce ne sia qualcuno nuovo da vedere e sottomettere, e se dovessi dire di aver visto anche solo un design pigro o ricalcato, mentirei!
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No, non è un boss ma uno degli attacchi di Bayonetta mentre è in preda all’Apoteosi di Umbra! Garagulp!

PROSAICISMO SCELLERATO

Lungi da me voler rendere questa recensione uno sperticato epigramma di sole lodi ma per capire la bontà del lavoro dei ragazzi di Platinum, capitanati da due giganti come Atsushi Inaba (Madworld, Okami, God Hand) e Hideki Kamiya (Devil May Cry, Resident Evil, Okami), bisogna provarlo in prima persona. E’ dunque questa una vittoria senza macchia? Un climax di materia ludica scevra di difetti? Sì e no, volendo essere del tutto sinceri. Come forse avete notato non ho ancora neanche accennato alla storia (devo proprio eh?), diciamo… ecco, volendole fare un complimento è decisamente meglio di quella del primo capitolo, i dialoghi sono scritti bene, e il “lore” è di prim’ordine. Il tutto si inceppa brutalmente di fronte ad una trama gestita male (non redatta male), il soggetto è estremamente interessante ma l’esecuzione è ritmata maldestramente nonché espletata con poca dinamicità.
Procediamo con ordine: Bayonetta, una delle ultime sopravvissute del clan delle streghe di Umbra si ritrova ancora una volta a doversi confrontare con le forze del paradiso, durante uno di questi alterchi la sua amica Jeanne (anch’essa strega) viene privata dell’anima che separata dal corpo viene spedita all’inferno. Ovviamente la protagonista non sta con le mani in mano e, con le ore contate prima di perdere l’anima della compagna per sempre (Saint Seiya style), si fionda verso il primo portale per l’inferno disponibile; nell’epico viaggio incontra un ostile Saggio Lumen (una congregazione che reggeva gli equilibri del mondo insieme alle streghe di Umbra e che si credeva svanita) ed un moccioso di nome Loki. Privato della memoria ma anche lui misteriosamente in grado di percepire le presenze dell’aldilà come Bayonetta.
La trama non ha niente che non vada così per così ma è il metodo con cui viene raccontata ad incespicare: troppe cutscenes, soprattutto per un gioco di questo genere, una storia tutto sommato semplice è parcellizzata in tantissimi filmati, in un minestrone di spezzoni farciti di dialoghi che non portano avanti la trama ma aggiungono dettagli su dettagli che il giocatore ha probabilmente interiorizzato ancor prima di leggerli. Potete inoltre aspettarvi il solito elevato livello di bizzarrie (che però sono in tema con il personaggio di Bayonetta) e di situazioni nonsense intervallate ad un po’ di fan service in pieno stile giapponese che alcuni troveranno sicuramente incalzante mentre altri assolutamente caustico.
Molti dei personaggi originali tornano in veste di spalle comiche e devo dire che il loro irrompere scalcinato sulle scene è ben riuscito e non privo di qualche sana ghignata. Alleggeriscono quella che fin troppe volte ho trovato una sceneggiatura che si prende troppo sul serio, soprattutto per il modo in cui tratta certi temi, dove palesemente vorrebbe lasciare una qualche considerazione pregna finendo per destare più perplessità che altro. Non manca una filippica sull’importanza del libero arbitrio claudicante e celata maldestramente nelle parti finali.
Non voglio essere brusco, i personaggi sono splendidi, il mondo ben tratteggiato, alcuni dialoghi piacevoli ma non basteranno a togliervi il retrogusto amaro di una storia non sfruttata nel suo vero potenziale e piena di colpi di scena telefonatissimi.
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Tutti i vecchi amici di Bayonetta tornano per questo secondo atto… e sì! Potete ancora acquistare il biglietto di Platino da Rodin se proprio non ci tenete alla vostra pelle.

HELL’S BELLS

Il profilo tecnico della seconda epopea di Bayonetta è privo di incertezze, migliorando quanto si era già visto di buono nella prima interazione e sfoggiando qualche bell’effetto in più e texture mediamente più rifinite. A fare una notevole differenza sono le prestazioni con un frame rate roccioso e costante, finalmente lontano dalle atrocità della versione PS3 targata 2010. Anzi, il motore di gioco procede senza intoppi e gestisce anche le situazioni più caotiche privo di frenate segnalabili, spesso stupendo per fluidità e stabilità.
Certo Bayonetta non ha uno stile grafico consigliabile a tutti, con quel suo furoreggiare di colori caldi, soli di gialli accesi, ustioni di rossi ed arancioni, con quel design dei nemici così dissennato e stravagante eppure, giunti a metà dell’avventura e raggiunti i piani infernali tutto cambia ancora e tele di tonalità fredde la fanno da padrona, primeggiano il viola, il blue, le gradazioni più decadenti del rosso ed i demoni che qui troverete sono rappresentati da un design meccanico, in netta contrapposizione con lo stile organico degli angeli che bazzicano la superficie. Ce n’è per tutti i gusti insomma, e laddove la forza bruta non arriva sopperisce lo stile.
L’avrete capito insomma che Bayonetta 2 mi ha lasciato estasiato, la qualità del gameplay è già di per se una ragione sufficiente per tutti i possessori di Wii U per gettarsi a capofitto sul titolo qui trattato. Se siete dei fan Nintendo avete poi di che gioire visto che tra gli sbloccabili sono presenti diversi costumi tratti dai personaggi della grande N. Non solo questi ultimi rappresentano la ciliegina sulla torta per gli aficionados ma alcuni variano anche nel gameplay: l’armatura di Samus permette di fare fuoco con il braccio-cannone e di trasformarsi in morfosfera (!!!), la tunica di Link tramuta tutte le aureole in rupie e vi rende in grado di brandire la Master Sword, il costume da Peach sostituisce le evocazioni classiche facendo comparire gli arti di sua maestà Bowser in persona!
Ci sono molti altri “outfit” da sbloccare ed una vasta mole di contenuti accessibili solo se terminate con successo l’avventura nelle difficoltà più alte o se giocate alla “Doppia Apoteosi”.
Perché anche al multiplayer online hanno pensato in Platinum! Nella modalità Doppia Apoteosi potete connettervi con un amico o un compagno a caso per sfidare i nemici combattuti nella storia regolare insieme. Scegliendo in tutto sei battaglie.
Notevole come il motore di gioco regga due personaggi contemporaneamente su schermo, seppur in arene non molto grandi, senza batter ciglio e se avete una buona connessione non dovreste riscontrare lag.
Il multiplayer è cooperativo, poiché entrambi i giocatori hanno l’obbiettivo comune di abbattere il nemico di turno e possono, anzi devono, resuscitare il compagno caduto se non vogliono rimanere a sbrigarsela da soli ma si fregia anche di qualche sprizzo di competitività permettendo di scommettere aureole prima di scendere in campo e sancendo un vincitore alla fine della battaglia in base al punteggio delle combo. Più si scommette. Più si incassa. Più gli avversari sono coriacei ed infami.
Non nego che nelle mie partite si sia accesa più volte la fiamma della sfida tra me ed il mio alleato ed è divertente scegliere quante aureole scommettere quando si sente di dover recuperare un po’ di punteggio a discapito della riuscita dell’impresa (visto che i nemici a livelli alti sono tostissimi e se entrambi i personaggi vengono uccisi si riparte da capo).
Peccato che l’esperienza tenda a cadere sul lungo termine e che la sensazione di giocare in maniera pressoché identica al single player si palesi, questo perché le interazioni con il partner sono proprio poche, a parte il “resuscitarsi” a vicenda si procede come cani sciolti scagliati rabbiosamente contro il proprio obbiettivo ed il gioco di squadra non si sempre ripaga la fatica.
Esiste comunque del materiale esclusivo, tra cui la possibilità di giocare con dei personaggi extra, che merita di essere provato e che aggiunge ulteriore varietà all’offerta; tirando le somme una buona modalità, tecnicamente notevole ma un po’ arida alla lunga; se non avete la linea disponibile potete anche farvi accompagnare dalla CPU.
La sinergia tra Platinum e Nintendo firma uno dei titoli migliori dell’intero anno. Sfaccettato, adrenalinico, profondo, sempre nuovo! Se dovessi però sommarizzare quello che non mi ha convinto del tutto punterei il dito su qualche, seppur sporadica sbavatura: le nuove armi sono notevoli ma alcune sanno di già visto, così come le tecniche da comprare, pigramente riprese dal primo capitolo con un paio di aggiunte.
Come accennavo precedentemente certe missioni hanno sessioni esplorative troppo brevi e là dove il difetto si fa più evidente sembra quasi di giocare ad una Boss rush, catapultati da una battaglia all’altra senza tregua.
Questo è più che altro un difetto endemico in una struttura action tanto sincopata ed imprevedibile ma, spesso, mi è parso di non star vivendo la progressione del gioco. Sballottato da un parte all’altra come una freccia impazzita non è facile cogliere dove si stia andando e imprimere nelle nostre menti un percorso netto, spesso insomma ci si sente schiavi delle velleità dei programmatori e incatenati all’evolversi entropico degli eventi.
Per chiudere, una lamentela proprio sterile: dopo l’ultimo Boss del primo Bayonetta, mi sarei aspettato moooolto di più da questo, rimane sopra gli standard ma dopo tante premesse mi sono sentito autorizzato a volere un po’ di più!
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I costumi Nintendosi faranno la gioia degli appassionati ma se volete un easter egg con i fiocchi provate a fare l’ultima missione con la tuta spaziale di Fox McCloud!

Conclusioni: A parte il suo essere palesemente una versione riveduta e ripulita del primo capitolo la nuova Bayonetta si fionda sulle console Nintendo più in forma che mai, dove la dinamicità estrema delle situazioni unita ad un comparto tecnico ispirato e granitico sopperiscono ad una trama afflitta da una narrazione claudicante e posticcia. Platinum trova il corretto bilanciamento di tutti gli elementi e consegna agli avventori un’esperienza che si esprime al limite massimo delle sue potenzialità. Eccentrica, dispotica, perennemente sopra le righe, quest’opera è l’apice positivo dell’esperienza di gameplay in un hack ‘n’ slash e non è un caso se per la prima volta utilizzo la prima persona singolare per scrivere una recensione; Bayonetta 2 è un titolo da provare, vivere, sperimentare di propria mano e solo quando si sente il sistema di controllo sciogliersi e fondersi con le proprie dita, sincronizzarsi al proprio pensiero amalgamando l’intera struttura di gioco, scatta la scintilla e da lì in poi è puro amplesso videoludico. E’ tutto chiaro adesso?


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