Borderlands: The Pre-Sequel – Recensione

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Nonostante sia impegnata nello sviluppo di Battleborn, Gearbox ha comunque deciso di portarci un’ultima volta nel folle mondo di Borderlands, supervisionando 2K Australia nella realizzazione di Borderlands: The Pre-Sequel. Scopriamo se si è rivelato un capitolo all’altezza dei suoi due predecessori.

Titolo: Borderlands: The Pre-Sequel
Sviluppatore: 2K Australia, Gearbox
Publisher: 2K Games
Genere: PFS, RPG
Piattaforme: PC, PlayStation 3, Xbox 360 (versione testata)
Localizzazione: testi e audio in italiano

La collocazione temporale di Borderlands: The Pre-Sequel si intuisce già dallo strambo titolo: è l’ultimo episodio uscito nei negozi (quindi un sequel) ma allo stesso tempo è un prequel, infatti la storia è incentrata su Jack Il Bello prima che diventasse il carismatico antagonista principale visto in Borderlands 2. L’azione si svolge su Elpis, una luna di Pandora, il pianeta teatro degli eventi dei precedenti giochi. Oltre ad essere una nuova location, Elpis rappresenta anche la “scusa” per l’introduzione della principale novità, ovvero l’assenza di atmosfera. Circa l’80% della luna infatti è coperto da zone senza ossigeno (qui chiamato Oz), per cui dovremo sempre tenere d’occhio la nostra scorta di kit Oz se non vogliamo ritrovarci ad annaspare in cerca d’aria. Questo sistema risulta quindi abbastanza invasivo visto che non ci lascia liberi di esplorare in tutta tranquillità le vaste aree di Elpis, ma fortunatamente sono presenti numerose zone dove poter ricaricare le scorte semplicemente passandoci sopra. L’Oz, oltre a consumarsi costantemente durante l’esplorazione, serve anche per eseguire un doppio salto e permetterci di raggiungere zone sopraelevate altrimenti inaccessibili, nonostante a causa della gravità ridotta sia già possibile effettuare salti di notevole altezza e lunghezza in stile astronauta. Questo apre a interessanti varianti di gameplay, come la possibilità di atterrare con uno schianto tra i nemici causando danni ad area in base all’altezza del salto, oltre al divertimento derivato dall’eseguire headshot in volo e rompere i kit Oz degli avversari umani per causargli danni continui per soffocamento. Inoltre diverse armi o abilità hanno caratteristiche diverse a seconda che ci si trovi in una zona priva d’aria o meno: ad esempio le armi laser (una tipologia introdotta proprio con Borderlands: The Pre-Sequel) risultano più efficaci nelle aree con l’aria, poiché grazie alla presenza dell’ossigeno possono bruciare e dar fuoco ai corpi dei nemici.

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Sostanzialmente l’anima di Borderlands: The Pre-Sequel è la stessa che abbiamo imparato ad amare con la serie, per cui preparatevi a frenetiche sparatorie, raccolta compulsiva di loot alla ricerca di armi ed equipaggiamento migliore, una serie di personaggi e nemici completamente folli e tanto divertimento in cooperativa, oltre ad una sana di dose di volgarità e situazioni ambigue. Purtroppo però va ricordato che il gioco non è sviluppato da Gearbox ma da 2K Australia, che ha tentato di imitare la formula vincente della serie principale cercando di mettere del proprio, ma i fan di vecchia data non faticheranno a riconoscere una qualità complessiva purtroppo inferiore rispetto a quella a cui eravamo abituati.

In particolare i comprimari e personaggi secondari non hanno lo stesso carisma e fascino rispetto a quelli vecchi, risultando delle macchiette facilmente dimenticabili. Perfino Jack Il Bello, nonostante resti uno dei migliori personaggi della serie, se non il migliore, in questo capitolo è ben lontano dai fasti di Borderlands 2.

Anche a livello di gameplay si nota la mancanza di Gearbox, e nonostante il tentativo di emularli 2K Australia ha confezionato un prodotto tutto sommato valido, ma che pecca in un elemento fondamentale, ovvero il bilanciamento generale. Borderlands: The Pre-Sequel mostra troppo il fianco alla sua natura co-op, tanto che giocandolo in singolo spesso la difficoltà si impenna improvvisamente nelle sezioni pensate per essere affrontate in più giocatori, in particolare usando classi meno resistenti come Nisha o Claptrap.

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Passiamo quindi ad analizzare le 4 classi disponibili, ognuna con una abilità speciale e diversi potenziamenti divisi in tre Skill Tree.

Athena è il classico tank in grado di assorbire un gran numero di danni grazie anche al suo scudo che può essere usato per respingere i colpi o essere lanciato per colpire più nemici, inoltre si tratta di un personaggio tratto dal DLC del primo Borderlands chiamato The Secret Arsenal of General Knoxx.

Whilem è anch’egli una vecchia conoscenza essendo presente in Borderlands 2, e il suo ruolo di arma umana è rimasto invariato. Avanzando nello Skill Tree si sbloccano vari potenziamenti che si traducono in armi da sostituire a parti del corpo, come pugni a pistoni, gambe potenziate o lanciamissili sulla schiena. La sua abilità gli permette di evocare due droni Wolf e Saint: il primo si occupa di danneggiare i nemici, mentre il secondo pensa a curare periodicamente Whilem, inoltre entrambi possono essere ulteriormente potenziati con diverse abilità.

Nisha invece è una pistolera in stile cowboy in grado di utilizzare una frusta invece del normale attacco corpo a corpo oppure usare due pistole contemporaneamente. La sua intricata abilità le permette di avere diversi bonus in base ai livelli “ricercato” e “ordine” che si riesce ad accumulare usando la schiacciata con il kit Oz oppure facendosi colpire dai nemici.

L’amato/odiato ClapTrap (ironicamente chiamato FragTrap) infine è un personaggio completamente randomico e caotico, il che lo rende il personaggio allo stesso tempo meglio caratterizzato (anche il grande carico di battute a lui dedicate) ma allo stesso tempo più difficile da gestire considerata la sua instabilità. La sua abilità CacciatoreDellaCripta.exe permette di rigenerare istantaneamente scudi e energia oltre ad accedere temporaneamente ad un potenziamento presente nello Skill Tree anche degli altri personaggi: può succedere quindi di diventare improvvisamente dei tank con l’abilità di Athena, oppure evocare dei droni con Whilem o due armi come Nisha, oltre a qualunque altra possibilità in maniera sempre casuale.

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Il motore grafico di Borderlands: The Pre-Sequel è lo stesso utilizzato in Borderlands 2, con l’ormai inconfondibile toon shading tipico della serie, anche se manca un po’ la varietà di ambienti e colori visti nei precedenti capitoli. Elpis risulta quindi più “cupa” e tetra rispetto a Pandora, con ambientazioni vaste ma troppo spoglie e monocromatiche. Inoltre fin troppo spesso si assistono a vistosi cali di frame rate, specialmente nelle situazioni più concitate…e chi conosce il genere sa che non sono poche. Degno di nota invece il doppiaggio in italiano, con voci ispirate in quasi tutti i casi (in particolare ClapTrap e Jack Il Bello), eccezion fatta per pochi personaggi secondari meno ispirati.

COMMENTO FINALE

Se fosse stato una IP sicuramente Borderlands: The Pre-Sequel sarebbe potuto essere valutato in maniera più generosa, infatti, nonostante alcuni problemi tecnici, il gioco è comunque divertente, appassionante e ottimo da giocare in cooperativa, ma purtroppo deve fare i conti con i suoi due “fratelli maggiori” che lo superano sotto ogni aspetto. Se avete amato i precedenti episodi e non siete ancora sazi di scorribande a facili spianati alla ricerca di loot migliore l’acquisto è comunque consigliato, ma se invece non siete mai stati fan o non siete così appassionati fareste meglio ad aspettare quantomeno un calo di prezzo.


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