Dragon Ball: Xenoverse – Provato

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La serie made in Toriyama non è certo nuova nel panorama videoludico, vantando decine e decine di titoli dedicati in poco meno di venticinque anni di attività. Esige ancora una volta il timone Bandai Namco che questa volta sembra stoicamente decisa a cambiare le carte in tavola e donare agli acquirenti un’esperienza più peculiare del solito nonché un prodotto costruito a misura di fan.

Abbiamo avuto modo di scoprire i misteri di questo nuovo titolo narrante le vicende delle sette sfere in una presentazione in territorio milanese, con tanto di sviluppatori del gioco (i ragazzi di Dimps) in cattedra ad elencare le ragioni per le quali gli aficionados non dovrebbero farsi mancare quest’ennesima iterazione del franchise.

Divergenze teologiche: Dragon Ball Xenoverse riporta in auge gli scontri dei superguerrieri biondocriniti della serie Z sfruttando non soltanto le storiche battaglie che ne hanno scolpito l’immaginario ma proponendo due nuovi avversari: lo scienziato deviato Towa e la donzella cyborg Mira. Quest’ultimi decidono di viaggiare nel tempo per sconquassare gli eventi più importanti dell’epopea di Goku e compagni, obbligando il buon Trunks a chiedere l’intervento del drago Shenron per fargli plasmare il guerriero definitivo, più potente dello stesso Kakarot!

Ebbene il personaggio che ottiene così i natali è il giocatore stesso. Con un espediente narrativo mica male i Dimps introducono per la prima volta un editor grazie al quale sarà possibile forgiare il proprio combattente nonché personalizzarlo di tutto punto: potremmo deciderne il sesso, le fattezze fisiche ed addirittura una tra le cinque razze disponibili! Ciascheduna dotata di caratteristiche peculiari ed uniche (ad esempio i nemecciani possono lentamente rigenerarsi).

Una volta scelti i tratti di fisionomia e corporatura ci toccherà imbellettarlo con abiti, armature, copricapi ed accessori; alcuni, iconici, ripresi dalla serie manga, altri creati ex novo per l’occasione ma dotati di un alto livello di fedeltà allo stile originale dell’opera.

L’editor ci è parsa una novità tremendamente interessante ed i risultati da esso partorito non sfigurerebbero in un episodio canonico.

A fare da cornice agli eventi della nuova trama narrata in DB:XV ci pensa la Toki Toki Town, tranquillo Hub online nel quale bighellonare in compagnia di altri 300 ospiti, comunicando tramite un sistema di messaggi precompilati e pose plastiche da combattimento… avete presente quelle bizzarre sfoderate dalla squadra Ginew con tanto di effetto sonoro dedicato? Volendo saranno a vostra disposizione e spendendo sufficiente tempo della vostra vita potreste addirittura sincronizzarvi con altri player online e sfoderare la vostra posa migliore tutti insieme!

L’esperienza sociale è sicuramente gradita ma la mancanza della chat vocale nonché di un sistema che permetta di scrivere in tutta libertà sono aspetti da non sottovalutare e che potrebbero portare ad una certa stasi di interesse sul lungo periodo.

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I personaggi partoriti dall’editor sembrano scappati da un disegno di Toriyama in persona, un risultato mica da poco!

Mentori di spicco: A rendere il tutto ancor più conturbante ci pensa l’evoluzione relativa alle abilità del nostro alterego, in grado di racimolare livelli ed apprendere nuove tecniche grazie al supporto dei personaggi della serie regolare, disseminati per tutta la Toki Toki Town. I nostri nuovi maestri ci dedicheranno il proprio tempo insegnandoci le loro abilità più iconiche; in più sarà possibile avere una manifestazione “spirituale” del nostro sensei mentre eseguiamo il suo colpo Ki più devastante.

Se l’intelaiatura di missioni principali ed extra create dai designer Dimps dovesse poi venirvi a noia avrete a disposizione un discreto ventaglio di modalità secondarie: i combattimenti contro i vostri amici o la CPU sono sempre disponibili, nelle varianti 1 vs 1 e 2 vs 2, oltre alla possibilità di farvi valere in vari tornei online.

Per evitare sbilanciamenti esagerati sarà presente un filtro che dovrebbe regolare la possibilità di trovarsi di fronte un avversario di calibro troppo alto rispetto al proprio ed evitare frustrazione eccessive ai neofiti.

Come avete potuto constatare la cura riservata al materiale “periferico” è tanta, il corollario di opzioni smodato e la possibilità di entrare nel mondo concepito dal buon Toriyama in maniera più personale e diretta decisamente allettante. Ciò che invece non ci ha sbalordito e lasciato andar via con il medesimo stupore è la componente ludica in sé.

Durante la nostra prova diretta, in cui abbiamo potuto testare il sistema di combattimento, vedere all’opera una manciata di personaggi ed un paio di ambientazioni, ci ha attraversato un costante e patinato senso di deja vu; per rendere la cornice del titolo così splendente e ciccia i designer hanno mantenuto lo svolgersi delle battaglie praticamente quasi identico a quello dei giochi predecessori.

Per alcuni potrebbe non essere un risvolto così negativo ma la sensazione ingombrante di stare giocando un episodio di Tenkaichi “lucidato” per l’occasione non ci ha mai abbandonato. Tutto funziona in maniera pressoché identica: arena 3D, si blocca la telecamera sul nostro avversario fruendo del grilletto R2, si sfrutta il tasto quadrato per le combo in mischia, triangolo per gli attacchi pesanti (in grado di spezzare la barriera di chi si difende… finalmente) e cerchio per i proiettili di Aura. Combinando in maniera opportuna i dorsali con i tasti frontali si ha accesso alle tecniche speciali (Kamehameha, Galick Gun… e chi più ne ha…) e, grazie ad una barra adibita al Ki, si può avviare la metamorfosi che tramuta il personaggio in Super Sayan.

Il tutto funziona decisamente bene ma è innegabile che le similitudini con il sistema dei titoli precedenti si sprechino, e così come vengono riproposte le cose buone permangono immutate anche quelle più zoppicanti: combattimenti leggermente legnosi, feedback di alcuni comandi (soprattutto gli attacchi in mischia) non sempre impeccabile, sistema di controllo difficile da padroneggiare appieno. Insomma, è mancata la volontà di implementare novità in grado di sopperire ai difetti endemici della serie, magari superficiali, non così invadenti, ma che cominciano a mostrare la prima ruggine vista la mancanza di un rinovvamento significativo da più di dieci anni.

Se avete apprezzato la trilogia Tenkaichi ed i suoi, più o meno ufficiali seguiti, potete comunque andare sul sicuro, potendo fruire di quella che, ancora ad oggi, è una della trasposizioni ludiche più fedeli dei dinamici e spettacolari scontri dell’epopea di Goku e compagni.

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Le aure sono quasi meglio che nell’anime, nevvero?

Questione di tratto: Dal punto di vista grafico il titolo si difende bene, appoggiandosi ancora una volta ad un toon shading ricco e particolareggiato; sfoggiando poi un effetto di illuminazione sulle aure dei combattenti veramente gradevole, dove la luce batte su ogni singolo muscolo in maniera credibile. I grafici hanno poi implementato un sistema di animazioni facciali peculiare permettente ad ogni lottatore di esibirsi in smorfie ed espressioni di vario genere in tempo reale replicando così una qualità e varietà molto vicina a quella che normalmente troverebbe posto in una cutscene.

L’unica critica che appare ad una prima analisi riguarda una certa plasticosità dei modelli poligonali e la qualità di alcune texture, replicanti l’effetto disegnato, che peccano di profondità e, per quanto sensate in un contesto di un manga o di un anime, su un modello 3D creano un effetto “carta da parati” un po’ distraente visto la qualità generale dell’opera (l’esempio più lampante sono le cicatrici sui corpi emaciati dei combattenti).

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Ed ecco al banco di prova il sistema di espressioni facciali dinamiche. Notare la sofferenza di Frieza nell’immagine, ouch!

Dragonball Xenoverse promette di portarvi nel mondo delle sette sfere in maniera singolare ed inedita! La facoltà di creare il proprio guerriero personale unita al ricchissimo editor ed alle possibilità di interazione online fanno spirare sull’opera tutta aria nuova e fresca. La gradissima attenzione riservata agli elementi di personalizzazione potrebbe rendere ogni partita unica e la presenza di tutto il cast della serie Z, con qualche incursione da Dragon Ball GT, farà piacere ai fan di lungo corso.

La cornice del titolo ci ha fatto un’ottima impressione, peccato dunque che il cuore dell’esperienza sia stato lasciato intonso e che le battaglie ripresentino pressoché tutti gli alti (molti) e bassi (pochi) a cui la serie ci ha abituato, senza portare nessuna novità realmente sferzante o feature di gameplay degna di nota. Ci piace credere che i ragazzacci di Dimps abbiano plasmato per noi un’esperienza generale talmente avvolgente da farci dimenticare la natura conservatrice del “succo” del titolo.


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