Murasaki Baby – Recensione

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Quando si ha a che fare con menti visionarie e geniali come quelle di Goichi Suda e Shinji Mikami, due che non hanno di certo bisogno di presentazioni, allora non v’è alcun dubbio che non si sta parlando di una persona come le altre: Massimo Guarini è uno dei rari esempi di quei cervelli in fuga dal nostro Paese che, forse non resistendo al richiamo di un buon piatto di pasta come Dio comanda, decide di tornare all’ovile e fondare in quel di Varese un piccolo studio indipendente insieme ad altri veterani del settore. Qui, da Villa Ovosonico, gli Eggheads (come si sono autodefiniti) hanno lavorato per circa due anni a quel Murasaki Baby che destò lo stupore di tutti alla Gamescom 2013, ricevendo numerosi premi e nomination come miglior titolo indie sia a Colonia che alle fiere successive.

Titolo: Murasaki Baby
Sviluppatore: Ovosonico
Publisher: Sony Computer Entertainment
Genere: Puzzle/Adventure 2D
Piattaforma: PlayStation Vita
Giocatori offline/online: solo single player
Localizzazione: Italiano
Distribuzione: digital delivery
Prezzo: € 9, 99

A partire dal 17 Settembre scorso, il gioco è stato finalmente reso disponibile per il download sul PlayStation Store al prezzo di € 9, 99 e non poteva di certo mancare la nostra recensione per una delle esclusive di punta del 2014 di PlayStation Vita.

Mommy!

Sin dalle prime battute, Murasaki Baby vi immergerà in un mondo surreale ed immaginifico, d’ispirazione burtoniana eppure talmente originale e particolare da soddisfare anche il più fine dei palati. Infatti, non sarà raro rimanere incantati dal paesaggio o, per meglio dire, dai vari “stati d’animo” di Baby.

Innanzitutto, è meglio soffermarsi prima sulla piccola (e un po’ inquietante) bambina protagonista del gioco, Baby per l’appunto, la quale stringerà sempre nella sua manina un palloncino a forma di cuore di colore viola (da cui il “murasaki” del titolo, termine giapponese che indica proprio la tinta cromatica in questione). Ma cos’ha di tanto importante quel palloncino? Come intuibile dalla sua forma, il palloncino rappresenta la vita della piccola protagonista, e nostro compito sarà quello di evitare in tutti i modi che vada perduto o che possa scoppiare. Utilizzando il touch screen sarà, infatti, possibile spostare il palloncino per evitare ostacoli e nemici, e recuperarlo nel caso in cui scappi di mano alla bambina, per poi restituirglielo prontamente.

Ma cosa cerca Baby? Ma ovviamente la persona più importante della vita di tutti noi: la mamma! E ci toccherà accompagnarla letteralmente per mano (utilizzando il touch anteriore) lungo i livelli nella sua estenuante ricerca, aiutandola a superare ogni tipo di ostacolo e col chiaro intento da parte degli sviluppatori di creare una forte empatìa fra il giocatore e la protagonista man mano con l’avanzare dell’avventura. Un po’ come accadeva in Ico, con l’eterea Yorda che portavamo costantemente per mano nell’opera prima di Ueda. Ma qui è diverso, qui non ci sarà nessun Dual Shock ad interporsi fra noi e lei, saremo davvero mano nella mano con la curiosa bambina di Ovosonico.
Murasaki Baby1

E’ proprio questo il cuore del gameplay di Murasaki Baby: l’immedesimazione totale del giocatore attraverso il contatto fisico che lega noi alla piccola Baby, il portarla per mano alla ricerca della sua “mommy” che genera un mix di emozioni uniche ed indescrivibili. Infatti, non a caso potremo utilizzare soltanto il touch screen e il touch pad posteriore per interagire. A tal proposito, il primo piccolissimo difetto si nota proprio per quanto riguarda la reattività dei comandi a schermo ai nostri input, che risulta a volte imprecisa, pur senza mai inficiare l’esperienza globale (dopotutto, non stiamo parlando di un titolo frenetico o legato alla prontezza di riflessi).

Come scritto nel paragrafo precedente, non saremo demandati soltanto a portare per mano la protagonista del gioco, ma dovremo anche utilizzare il touch screen per risolvere alcuni puzzle ambientali: usare un secondo dito per spostare il palloncino ed evitare che venga scoppiato da dei rovi spinosi, oppure spostare una lampadina per illuminare un passaggio e liberarlo dai pipistrelli. E, andando avanti nel gioco, verranno proposti nuovi enigmi sempre più particolari, riuscendo costantemente a stupire, non tanto per la complessità degli stessi (a dire il vero abbastanza semplici), quanto più per la loro ricercatezza.

Prima ho anche accennato agli “stati d’animo”, una delle caratteristiche alla base del gameplay: strisciando due dita sul touch pad posteriore, infatti, sarà possibile variare lo sfondo del livello, oguno dei quali permetterà di interagirvi in modo differente e di proseguire nel gioco. In totale saranno 4 per ogni mondo, senza mai ripetersi, anch’essi molto originali ed azzeccati ai vari contesti in cui ci troveremo.

Nel complesso, insomma, le “teste d’uovo” sono riuscite nel difficile compito di amalgamare perfettamente il gameplay di Murasaki Baby alle specifiche della piattaforma su cui è stato concepito, senza forzature di sorta e garantendovi un’esperienza non replicabile su nessun’altra console.

Nota dolente del titolo è la scarsissima longevità, un’esperienza che si può portare a termine in un’ora e mezza o al massimo due (e non a caso il prezzo di listino non è eccessivo). Una brevità che potrebbe risultare lesiva per il giudizio stesso sul titolo, in quanto non è detto che chiunque si approcci al gioco riesca a ad affezionarsi a Baby in un lasso di tempo così scarso. Tuttavia, non nego che con me è riuscito perfettamente nel suo intento, anche in così poco tempo.

Murasaki Baby2

Tecnicamente parlando, la prima creazione di Ovosonico si difende molto bene, non prestando mai il fianco a critiche grazie ad una regia d’eccezione, che nel variare degli stati d’animo si esalta in un tripudio di arte surrealista, sublimata dalle composizioni di Gianni Ricciardi e che trova il suo picco massimo nella traccia finale ad opera del leggendario Akira Yamaoka.

Ma andiamo con ordine: graficamente, come spesso accade per titoli sviluppati da studi indipendenti, il gioco utilizza uno stile molto particolare che riesce a colmare il gap tecnico dalle produzioni ad alto budget senza sfigurare. Baby è rappresentata in modo semplice ed efficace, con poche linee a distinguerne i tratti fisici ed un maggiore dettaglio riservato per il volto. Lo stesso dicasi per gli altri bambini che incontreremo nel corso dell’avventura. Tutti sono caratterizzati da un bianco predominante in forte contrasto con i vari stati d’animo, in cui il nero è la tinta secondaria fissa, unita di volta in volta ad una cromatura primaria differente, con tanto di sfumature cupeggianti.

D’eccezione è anche la componente sonora, con una serie di bellissime tracce mai banali o scontate, spesso toccanti, e perfettamente propedeutiche alla creazione di un forte legame empatico fra il giocatore e la piccola che porterà per mano. Ed anche i suoni ambientali sono azzeccati all’atmosfera contorta che pervade tutto il mondo di gioco. Baby non mancherà di strapparvi un sorriso in più di un’occasione con una risata di gioia o di intenerirvi nel momento in cui rifiuterà di andare avanti per paura.

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CONCLUSIONI

Parlare di Murasaki Baby non è semplice. L’opera di Ovosonico è uno di quei videogiochi che o si ama o si odia, caratterizzato da poco gameplay e da un basso tasso di sfida e focalizzato unicamente sulle emozioni che vuole suscitare nel giocatore. Se qualcuno aveva ancora remore nel considerare la nostra passione come una nuova forma d’arte, Murasaki Baby è uno schiaffo forte e deciso a tutti gli scettici. Un’esperienza unica, coinvolgente ed indimenticabile che andrebbe provata almeno una volta nella vita da chiunque. Le lievi imprecisioni nei controlli touch non possono certamente inficiare la bontà di un titolo di questo calibro, che di certo avrebbe potuto ambire anche al perfect score se fosse durato un po’ in più.
Verrebbe da dire che un gioco del genere non può mancare nella collezione di nessuno, ma purtroppo qualche folle in Sony ha deciso di rilasciarlo soltanto in digitale. Assurdo, ma tant’è.

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