Alien Isolation – Recensione

Titolo: Alien Isolation
Sviluppatore: Creative Assembly
Publisher: SEGA
Genere: Survival horror
Piattaforma: PC, PS4, PS3, Xbox One, Xbox 360
Giocatori offline/online: 1
Localizzazione: Italiano

“Ammiro la sua purezza”

E’ il 1979 quando sugli schermi del cinema viene proiettato il primo capitolo di una saga destinata a lasciare un marchio nella storia della fantascienza: l’Alien di Ridley Scott ridefinisce il modo con cui lo spettatore guarderà alle stelle negli anni a venire.

L’orribile e raccapricciante creatura nata dalla mente di Hans Giger (con l’aiuto dell’italiano Carlo Rambaldi) era diversa dal tipico mostro: la sua riproduzione attraverso l’uso dei celebri facehugger, l’occupazione dello stomaco della vittima-ospite e la testa fallica erano tutte un’unica grande e atroce metafora dello stupro da cui solo l’eroina Ellen Ripley riesce a fuggire facendo esplodere la propria astronave, la Nostromo.

Sono passati più di 30 anni ma l’immaginario e l’eredità di quel capolavoro dell’horror non ha smesso di attirare sempre più fan e, ovviamente, non sono mancate le trasposizioni nel media videoludico, con risultati altalenanti, tra titoli di indubbio valore come Alien Trilogy per PS1 e Sega Saturn, fino al più recente, clamoroso, flop di Alien: Colonial Marines.

Proprio alla luce di questo insuccesso molti (compreso chi vi scrive) hanno storto il naso quando il medesimo producer (Sega) ha presentato un nuovo gioco del franchise peraltro ad opera dei talentuosi Creative Assembly la cui fama era tuttavia legata ad un genere totalmente diverso (lo strategico Total War).

Le promesse di un gioco finalmente degno di riportare alla mente l’angoscia del primo Alien saranno mantenute?

Nello spazio nessuno può sentirti giocare

Pad alla mano finalmente prendiamo controllo della nuova protagonista: Amanda Ripley, figlia dell’iconica protagonista della saga, citata brevemente nell’Aliens di James Cameron.
Alla disperata ricerca della madre da ormai 15 anni, l’occasione di scoprire dove ella sia scomparsa le viene offerta dalla stazione spaziale di Sevastopol, in cui è attualmente custodita la scatola nera della Nostromo. Giunta insieme al suo team, tuttavia, scoprirà che la stazione è completamente in rovina, i suoi abitanti schierati gli uni contro gli altri, accecati dalla paura instillata dalla presenza del più letale predatore mai conosciuto: uno xenomorfo.

Dopo pochi istanti di gioco saremo soli, alla ricerca di una via di fuga, per una durata impressionante di 20 ore spesa a penare per i vari guasti che affliggono la stazione che, puntualmente, vi impediranno di avanzare. Di piacevole fattura anche la trama che, senza introdurre novità di nota, si tiene in linea con quella della quadrilogia e regala momenti di indubbio pathos per i fan, pur presentando protagonisti decisamente blandi, con l’eccezione della protagonista del tutto simile alla madre.

“Inutile mentire sulle vostre possibilità… ma avete la mia solidarietà”

Il titolo riesce fin da subito a restituire un’atmosfera tesissima: incapaci di difenderci potremo fare affidamento quasi solamente allo stealth, con la possibilità di costruire strumenti come diversivi sonori o granate flashbang raccogliendo pezzi di scarto.

L’enorme complesso spaziale non è altro che un dedalo di corridoi che spronano all’esplorazione continua alla ricerca di proiettili o pezzi necessari al crafting ma spendere troppo tempo vagando senza metà rischia di rivelarsi controproducente: una volta che lo xenomorfo avrà fatto la sua prima apparizione diventerà una presenza costante.

Lo potrete sempre sentire intorno a voi, sibilando e correndo attraverso i condotti di ventilazione per poi fuoriuscirne quando meno ve lo aspettate.

Proprio l’IA dell’alieno è sicuramente il fiore all’occhiello della produzione: esso vi cercherà senza sosta oppure vi attenderà dietro alcuni angoli, seguendo pattern imprevedibili e adattandosi alle vostre azioni: potreste, ad esempio, credere che il lanciafiamme vi renda immortali ma dopo un paio di utilizzi lo xenomorfo potrebbe semplicemente corrervi incontro sopportando il calore, buttarvi a terra danneggiandovi pesantemente oppure cercare di prendervi alle spalle usando i condotti.

Questa è solo una delle tante variabili che dovrete prendere in considerazione mentre cercherete di evitare la bestia.
A peggiorare la situazione vi saranno altri ostacoli, quali androidi e gli altri abitanti della Sevastopol. Quest’ultimi, nonostante sembrino i nemici più deboli, difficilmente potranno essere ingaggiati dal momento che lo xenomorfo irromperà in pochi secondi non appena sentirà colpi di arma da fuoco.
Se ciò non bastasse, dovrete tener conto che il salvataggio non è automatico né vi sono checkpoint, ma solo appositi punti di salvataggio, distribuiti equamente per la mappa, che richiederanno di essere individuati e poi utilizzati inserendo per 3 secondi un’apposita key card, rimanendo quindi esposti per tutta la durata del procedimento.

Qualora non vi fosse chiaro, Alien Isolation è un titolo difficile e ansiogeno ma mai frustrante: nonostante il minimo errore significhi spesso la morte pressoché immediata, dopo una prima manciata di ore necessarie a comprendere la mentalità dei vostri avversari avrete tutti gli strumenti per avanzare senza essere brutalmente eliminati, a patto di prestare una attenzione costante e morbosa a suoni e movimenti circostanti, utilizzando sapientemente i diversivi in vostro possesso e soprattutto facendo affidamento all’iconico Motion Tracker.
Ci teniamo inoltre a sottolineare come la natura non scriptata dell’alieno renda il titolo moderatamente rigiocabile.

Ritorno al futuro

Quando i Creative Assembly avevano dichiarato di voler proporre un titolo assolutamente fedele alla mitologia dello xenomorfo non ci saremmo mai potuti aspettare così tanta dedizione e cura: forti della partnership con Twentieth Century Fox e della mole straordinaria di materiale audio e video concessa dalla compagnia, i ragazzi di CA sembrano aver estratto Sevastopol direttamente da un archivio di bozzetti appartenenti al 1979.

Questo non solo perché effettivamente la cura per i dettagli e per l’atmosfera è maniacale, riportandoci alla mente titoli come System Shock 2, ma perché le tecnologie futuristiche presenti nel titolo sono presentate come se fossero state ideate negli anni ’70.

Preparatevi quindi a trovare televisori col tubo catodico, cornette del telefono, strumentazione analogica e quant’altro, il tutto contornato da un dettaglio grafico notevole e un sistema di illuminazione curatissimo.
E’ un peccato però che il comparto tecnico soffra di alcune lacune che ne tradiscono la natura cross gen: oltre ad alcuni rari bug infatti, le cutscene soffrono di pesantissimi cali di frame rate a cui si aggiungono ulteriori cali nei momenti in cui il gioco dovrà caricare una nuova area. Per il resto, il titolo scorre liscio con un frame rate stabile, ma deve anche fare i conti con animazioni umane legnosissime che stonano moltissimo con quelle splendide dell’alieno i cui movimenti scorrono fluidi e risaltano sul suo modello, fedelissimo a quello originale. Per restare in tema di “umani” non possiamo non segnalare inoltre una resa dei volti (e delle relative animazioni) davvero scadente.

A farla da padrone resta tuttavia il comparto sonoro: ogni singolo elemento dell’audio è una gemma incastonata in un enorme diadema.

Tracce riarrangiate dal film originale, rumori ambientali realistici ma soprattutto i versi dello xenomorfo, così curati da farvi scorrere un brivido lungo la schiena ogni volta che lo sentirete troppo vicino.
Peccato che il doppiaggio (sia in italiano che in inglese) non sia di pari qualità.

Ripley, signing off

Alien Isolation è un’opera di fan service da incorniciare: ogni istante passato col pad in mano mantiene altissima la tensione fino al completamento della spettacolare e frenetica sequenza finale.

I fan di Alien sono moralmente obbligati all’acquisto tanto quanto lo sono i puristi dei survival horror: per le mani si troveranno un titolo curatissimo (che dà il massimo giocato alla difficoltà massima), purtroppo penalizzato da alcuni rari bug (anche a livello di gameplay) che inevitabilmente influenzano un voto finale che poteva essere più alto.

L’Alien dei Creative Assembly è cattivo, punitivo, terrificante e vi terrà col fiato sospeso per ogni singolo istante di gioco… E lo amerete per questo.

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