Akiba’s Trip: Undead & Undressed – Recensione

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Ota-che? 

Entrato a far parte dell’uso comune anche in occidente, il termine giapponese Otaku descrive sommariamente gli individui appassionati di manga, anime e, solo in tempi relativamente recenti, anche di videogames; sottintendendo un atteggiamento monomaniacale nei confronti di un determinato hobby ed abilità sociali prossimi al livello “albero cavo in mezzo alla tundra”. A differenza del termine anglosassone Geek, che implica una qualche capacità di relazione interpersonale ovviamente sempre inscritta entro i confini della subcultura di appartenenza, Otaku tende nel suo significato originale ad essere assimilato al termine, tutt’altro che lusinghiero, Nerd che richiama alla memoria individui pallidi e affetti da vistosi problemi dermatologici perennemente curvi sui propri computer a fare cose.  Già vedo un sacco di mani alzate, ma lasciatemi aggiungere che solo negli ultimi anni la posizione sociale dei Nerd è di molto migliorata soprattutto grazie a personaggi di spicco che hanno contribuito a diffonderne un’immagine decisamente più piacevole, per quanto possa essere considerato piacevole starsene fermi in un angolo ad osservare la miriade di alienati curvi sul proprio telefonino a farsi selfie e a taggarsi. #ladermatiterimanelostesso

Tornando a parlare di Otaku, per quanto pure in patria i membri appartenenti a tale subcultura siano vittime di una certa stigmatizzazione sociale (che ci si creda o no il termine ha una pletora di accezioni negative), i nostri amici NeLd del Sol Levante possono godere dell’esistenza di un intero quartiere adibito a ginormica macchina aspira soldi tutto per loro; sto parlando di Akihabara: La Città Elettrica. SIGLA!

Titolo: Akiba’s Trip: Undead & Undressed
Sviluppatore: Acquire
Publisher: NIS America
Genere: Sandbox – Beat em Up – RPG – Visual Novel
Piattaforma: PS3 – PlayStation Vita
Versione testata: PlayStation Vita
Numero Giocatori: 1
Localizzazione: Testi e Parlato in Inglese e Giapponese

In una Galassia Lontana Lontana… Ma anche no!

Parlarne come fosse una tendenza attuale equivarrebbe a compiere un’imperdonabile ingiustizia nei confronti di capolavori del calibro di Mother (Shigeato Itoi, 1989) o dei più recenti JGDR Atlus appartenenti al franchise Persona, ma riesce comunque difficile soprassedere sul fatto che, nell’ultimo decennio, svariati titoli di stampo ruolistico abbiano presentato le proprie vicende inscrivendole all’interno di ambientazioni metropolitane e contemporanee in forte contrapposizione alle classiche ambientazioni Fantasy o Hard Fantasy (che e, lo scrivo per amore del PG 13, sarebbe il fantasy senza robe steampunk).

Come dicevo poc’anzi, il precursore di questa tendenza potrebbe essere individuato nel lavoro di Shigeato Itoi (mai ufficialmente uscito al di fuori dei confini del Giappone), ma ancora di più nel suo sequel Mother 2, conosciuto in occidente con il titolo di Earthbound, che offriva un’ambientazione a metà strada tra il contemporaneo ed il fantasy ma fortemente caratterizzata da tutta una serie di eventi che strizzavano l’occhio a fatti di cronaca. Con l’evolversi del medium (se parlo di evoluzione, raramente mi riferisco ai cosiddetti TriplaA), è andato evolvendosi anche la modalità con cui approcciarsi alla “costruzione” del setting, risultando nel graduale spostamento dalle città fittizie alle controparti elettroniche di città realmente esistenti (Yokosuka-Shenmue 1999, New York-Parasite Eve 1999, Tokyo-The World Ends with You 2008, Prototype 2009). Se da una parte è innegabile che un’ambientazione reale aumenti di molto la potenza dell’impatto drammatico delle vicende che andranno ad animarla è altrettanto evidente che la possibilità di utilizzare un modello pre-esistente favorisca in qualche modo la possibilità di concentrarsi sullo sviluppo di meccaniche di gioco alternative; non a caso Shenmue e The World Ends with You si discostano enormemente, in termini di gameplay, dagli esempi più classici dei rispettivi generi di appartenenza.

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Benvenuti nella Città Elettrica

Interamente ambientato entro i confini di Akihabara, il famosissimo distretto di Tokyo conosciuto per essere il più vasto centro commerciale a cielo aperto specializzato in manga, anime, videogames, articoli elettronici e per adulti, e popolato dai personaggi più disparati: dalle Maid Girl, ai Cosplayer; passando per tutta una serie di svitati vari ed eventuali, Akiba’s Trip (pubblicato in Giappone con il titolo Akiba’s Trip 2) presenta al giocatore la storia di Nanashi, protagonista di una vicenda che lo vede, suo malgrado al centro di un complotto ordito dai Synthisters, una sorta di vampiri intenzionati ad infettare l’intera popolazione della Città Elettrica. Catturato e sottoposto al processo di trasformazione, Nanashi verrà salvato dall’intrepida Shizuku che lo coinvolgerà nella sua missione di annientare i misteriosi vampiri artificiali, prima che possano realizzare i loro piani perversi. Per una sorta di bizzarra legge del contrappasso, mentre Nanashi si ritroverà ad essere parte integrante della missione della misteriosa Shizuku, quest’ultima verrà risucchiata nel gruppeto di otaku sfegatati che compongono la cerchia di amici del protagonista che decideranno di unirsi alla lotta Sotto il nome di Freedom Fighters.

La premessa abusata classica del ragazzo qualunque a caso che si ritrova, suo malgrado, a dover affrontare una declinazione abnorme di un ambiente altrimenti familiare, subisce un’ulteriore rilettura nel titolo dei ragazzi dello Studio Acquire, che non solo attingono a piene mani dalla subcultura Otaku, ma ne forniscono una sorta di spaccato dissacrante e, a suo modo, divertente. Da bravi appassionati, infatti, i Freedom Fighters non perdono mai l’occasione di lanciarsi in monologhi deliranti in stile anime, così come non mancano momenti in cui la passione del fan prende il sopravvento sul buon senso. Memorabile, a tal proposito, la scena in cui uno dei protagonisti, partecipando ad un raduno di Cosplayers, si ritroverà a doversela vedere con un gruppetto di Synthisters rimanendo nel personaggio che rappresenta fino alla fine della battaglia.

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Rimani nel Personaggio!

Giro posti, conosco gente, metto robe e meno le mani

La struttura sulla quale Akiba’s Trip: Undead & Undressed si sviluppa è caratterizzata dalla natura ibrida delle sue meccaniche. La fase esplorativa avviene all’interno di una riproduzione sandbox del distretto di Akihabara. Questo, suddiviso a sua volta in aree più piccole, rappresenta infatti il teatro all’interno delle quale andranno a svolgersi le vicende che svilupperanno la trama e le numerose sotto-trame che si nascondono dietro ai dialoghi a scelta multipla che verranno proposti al giocatore col procedere della storia. In tema di dialoghi, questi sono ben distribuiti tra le varie cut scene in game, presentate interamente in grafica di gioco e le, immancabili ormai, fasi in stile visual novel in cui l’intero scambio di battute avviene sullo sfondo di un’illustrazione più o meno ad effetto. Benché la distinzione possa sembrare appartenere ad un semplice discorso di gusto e di stile, vale la pena sottolineare che dette cut scene si inseriscono all’interno di un ragionamento più ampio, direttamente collegato ad uno dei nove possibili finali del titolo Acquire. Attraverso le fasi narrative in visual novel, infatti, sarà possibile instaurare e sviluppare un rapporto più profondo tra Nanashi ed uno dei personaggi secondari che andranno ad affiancarlo nelle sue avventure. Benché il risultato finale possa tranquillamente essere ridotto a A) Nanashi si porta a casa la ragazza X, o B) Nanashi non si porta a casa la ragazza X, l’esecuzione supera ampiamente il risultato mettendo a disposizione del giocatore opzioni di risposta che vanno dal donnaiolo impenitente all’otaku over 9000, risultando divertenti se non addirittura comiche.

La gestione del personaggio, invece, è caratterizzata da un’impronta fortemente RPG. Accumulando punti esperienza, infatti, sarà possibile aumentare le statistiche di base di Nanashi che andranno a subire un ulteriore potenziamento a seconda degli oggetti equipaggiati. Il sistema di customizzazione del personaggio è, invero, il punto di forza di Akiba’s Trip. Accedendo alla voce equipaggiamento dal menu di gioco del titolo Acquire, infatti, sarà possibile modificare ogni capo di abbigliamento indossabile, dalla biancheria intima in su, ed ogni oggetto utilizzabile come arma impropria. Le opzioni a disposizione del giocatore, però, non si esauriscono solo nell’ambito di un discorso di utilità. Sarà possibile, infatti operare su altri aspetti del povero Nanashi non strettamente collegati ad un eventuale utilizzo in battaglia, quali la camminata (e ce ne sono di esilaranti) e le animazioni in idle. Le meccaniche di battaglia, infine, presentano un sistema mutuato dai titoli Beat ‘em Up a scorrimento orizzontale. Eliminando dall’equazione quasi tutte le meccaniche mainstream da RPG, Akiba’s Trip presenta sessioni di battaglia frenetiche durante le quali alla pressione di ciascun tasto corrisponde un attacco diretto ad una delle tre aree-obbiettivo in cui i corpi dei personaggi e degli avversari sono suddivisi: testa, corpo e gambe. La consueta barra della salute sparisce, sostituita da tre barre che rappresentano la resistenza dei tre capi di abbigliamento principali indossati sia da Nanashi & Co. che dai numerosi avversari che il giocatore si troverà a fronteggiare. Ciascuna barra, in definitiva, rappresenta quanti colpi potrà subire il tal copricapo, la tal camicia o il tal paio di pantaloni prima di poter esser strappato via, lasciando così la vittima nuda, inerme e sconfitta. Sarà possibile,infatti, tentare di strappare ciascun indumento di dosso all’avversario tramite la pressione prolungata di uno dei tre tasti di attacco. Nel caso in cui l’indumento preso di mira sia pronto per venire sfilato via, il giocatore assisterà ad una sorta di attacco acrobatico che culminerà con la riduzione a brandelli del capo di abbigliamento, altrimenti si dovrà affrontare una sorta di mini-game volto ad ridurne ulteriormente la resistenza.

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E levate ‘a cammesella!

Un po’ LOL e un po’ l’Errore

nalizzare un titolo come Akiba’s Trip senza prima prendere in considerazione, sempre in ottica di Legge dell’Acquario, elementi come premessa e ambientazione porterebbe chiunque a gridare allo scandalo ed all’abuso sessuale, compiendo un errore di valutazione piuttosto marchiano. Innanzitutto, vale la pena dire che i Freedom Fighters non opereranno alcuna distinzione di sesso, svestendo indiscriminatamente sia uomini che donne anzi; credo che gli appartenenti alla prima categoria siano in numero nettamente superiore agli esponenti del gentil sesso. In seconda battuta, vi confido che si vede talmente tanto poco che arrivare a volerci trovare un qualsiasi grado di perversione dovrebbe essere considerato un indicatore di malafede. Infine, si tratta pur sempre di un PEGI 16 che implica un minimo di maturità e discrezione da parte del giocatore, senza contare che in definitiva Akiba’s Trip è interamente costruito sulla volontà di diffondere nel mondo un po’ di LOL in salsa nipponica.

Tuttavia, il titolo Acquire non è esule da difetti, svariati a dire il vero. In primis Akiba’s Trip è affetto da una terribile gestione dei caricamenti. Passando da una zona all’altra della mappa, infatti, il giocatore sarà costretto ad assistere ad una schermata di caricamento che il più delle volte supera in durata il tempo necessario ad attraversare a piedi le aree di minore superficie di Akihabara. L’implementazione del map travel, aggira un po’ questo ostacolo, ma nelle primissime fasi della vicenda non sarà possibile utilizzare la mappa per gli spostamenti, risultando in una partenza piuttosto lenta e macchinosa. Lo stesso discorso circa il map travel, va esteso alla questione delle missioni secondarie. Queste sono a tempo, pur non essendo scandite da nessun cronometro ben visibile, e spesso sono legate al capitolo in cui vengono proposte, terminato il quale la missione viene considerata fallita di default. Può succedere, e succede, che il capitolo termini nel momento in cui si accede ad una determinata zona della mappa facendo scattare automaticamente una cut scene, vanificando così tutti gli sforzi compiuti fino a quel momento per portare a termine la missione secondaria iniziata qualche minuto prima. Anche in questo caso l’utilizzo del map travel diventa indispensabile per risolvere un problema che, a parer mio, lascia un retrogusto di superficialità nei confronti della distribuzione dei contenuti.

Rimanendo sempre in ambito di mappa e ambientazione, sono rimasto costernato di fronte all’assoluta mancanza di banner che traducessero, rendendoli per lo meno in caratteri romani, i nomi o le insegne dei negozi che costellano le vie di Akihabara. Molte fetch quest, infatti, prevedono che il giocatore conduca Nanashi all’interno di un determinato negozio o un determinato café e, nonostante l’area in cui questi si trovano siano segnalati sulla mappa, l’assenza di un nome leggibile (le insegne sono tutte in kanji) può portare il giocatore a girare come un disgraziato alla ricerca di quel particolare locale, davanti al quale magari è appena passato svariate volte (true story).

L’ultime note negative, infine, risiedono nella gestione della telecamera che, ma questa pare ormai una consuetudine quando si parla di titoli caratterizzati da una forte componente action, sembra perdere il controllo in più di un’occasione trovando il modo di andare a spostare la visuale nelle posizioni più scomode e meno funzionali possibili. Se a questo aggiungiamo la possibilità di poter coinvolgere nella battaglia qualsiasi passante abbastanza sfortunato o distratto da trovarsi nelle immediate vicinanze di un nostro attacco, ecco che ci si ritroverà a sostenere battaglie estenuanti che oltrepassano abbondantemente i venti minuti di durata, e non mi riferisco alle boss battle…

In definitiva, Akiba’s Trip: Undead and Undressed, si rivela essere, al netto di numerosi difetti tecnici, un titolo divertente, caratterizzato da meccaniche di gameplay semplici, a volte troppo, ma sempre intuitive e di immediata assimilazione. Akihabara ed il mondo Otaku; fatto di passioni, social network e cosplayer, veri protagonisti del titolo Acquire vengono resi in maniera egregia e dissacrante quel tanto che basta da proporre al giocatore situazioni che, pur essendo smaccatamente cliché, non risultano mai noiose. Per quanto riguarda la longevità, infine, nove finali ed un numero spropositato di collezionabili utilizzabili in game rendono Akiba’s Trip un titolo godibile, soprattutto per chi ne saprà apprezzare le originali particolarità.

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Soddisfazioni!


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