L.A. Noire – Recensione

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SCHEDA GIOCO
TITOLO: L.A. Noire
SVILUPPATORE: Team Bondi
PUBLISHER: Rockstar Games/Take 2
DATA DI USCITA: 20-05-2011 (Xbox 360, PS3) – 11-11-2011 (PC)
GENERE: Action/Adventure
LINGUA: Inglese, sottotitolato in italiano

 

Requisiti minimi:
– OS: Windows 7 / Windows Vista Service Pack 1 / Windows XP Service Pack 3

– CPU: Intel Core 2.2 GHz o AMD Dual Core 2.4Ghz
– RAM: 2GB
– Spazio libero su Hard-Disk: 16GB
– Scheda Video: NVIDIA GeForce 8600 GT 512MB o Radeon HD3000 512MB
– Sound: 100% DirectX 9 Compatible

Oramai lo conosciamo tutti… L.A. Noire, è un titolo che ha fatto parlare di se ancor prima di vedere la luce. Caratterizzato da una lunghissima gestazione (parliamo infatti di ben sette anni), il titolo non ha vissuto vita facile neanche durante la fase di sviluppo.
Nel 2005, Rockstar Games viene nominata publisher del titolo, per conto del team australiano Team Bondi.
Nonostante il team d’oltreoceano abbia più volte precisato che sviluppa titoli esclusivamente su console Sony PlayStation (con tanto di dichiarazioni di ingenti finanziamenti da parte di Sony Computer Entertainment America), a febbraio 2010, Rockstar spinge per volere una conversione anche per la console Microsoft.
Dopo l’annuncio ufficiale per entrambe le console, vengono rilasciati filmati a raffica per dimostrare l’enorme potenziale del titolo, e soprattutto per mostrare a pubblico e stampa la nuova tecnica di motion capture, che dovrebbe permettere di raggiungere nuovi standard qualitativi nel panorama videoludico… Tecnica denominata Motion Scan.
Ma non è tutto… Secondo gli addetti ai lavori il titolo dovrebbe offrire una riproduzione estremamente fedele della Los Angeles del 1947, con tanto di monumenti principali.
Dopo aver riprodotto digitalmente New York in Grand Theft Auto IV, il selvaggio West di inizio ‘900 in Red Dead Redemption, ora c’è una nuova (ardua) sfida per Rockstar.
Tra attori tossicodipendenti, traffici illeciti e lo sfarzo di Hollywoodland, si erge fiero nel panorama videoludico la nuova creatura magna di Rockstar, che dovrebbe assottigliare ancor più il legame tra videogioco e opera cinematografica, legame già pesantemente assottigliato da prodotti come Heavy Rain e Alan Wake.

Siamo a Los Angeles, Anno Domini 1947… Di ritorno dalla Seconda Guerra Mondiale, con tanto di stella d’argento, Cole Phelps, premuroso padre di famiglia, si arruola nel dipartimento di polizia di Los Angeles, divisione di Wilshire, come un semplice agente di pattuglia… Ma il suo spiccato spirito d’osservazione, la sua dedizione verso il lavoro e le sue doti analitiche, lo spingeranno a divenire una stella tra i detective di Downtown scorrazzando tra i vari dipartimenti dal Traffico, alla Omicidi, dalla Narcotici, alla Incendi Dolosi, con i dovuti alti e bassi, tra fasi investigative, interrogatori, ed una buona dose di scazzottate, sparatorie ed inseguimenti.

COMPARTO GRAFICO
Parlando del lato tecnico di L.A. Noire, non possiamo che restare piacevolmente sorpresi da quanto messo su da Team Bondi (con l’aiuto di Rockstar North, precisiamolo… Infatti il gioco utilizza il motore grafico RAGE, di proprietà Rockstar). Tutto nel raggio d’azione del detective Phelps, è stato realizzato con la massima cura, partendo dalle splendide animazioni facciali (già citate in precedenza), realizzate tramite il Motion Scan, sia del protagonista, ma anche dei personaggi secondari, e perfino dei passanti.
Anche l’ambientazione offre un ottimo colpo d’occhio, con colori vivi che mettono in risalto la ricchezza e la borghesia della Los Angeles degli anni ’40.
Solo in pochi casi assistiamo ad alcune textures in bassa definizione e sporadici cali di frame rate, che non compromettono assolutamente l’eccellente lavoro compiuto dai due team di sviluppo.
Questo per quanto riguarda la breve distanza dalla posizione del protagonista… Ma sulla lunga distanza?
Beh, sulla lunga distanza L.A. Noire mostra il fianco alle critiche, mostrando alcuni palesi difetti come una linea d’orizzonte estremamente corta ed un pop-up troppo marcato, specialmente quando percorriamo i lunghi boulevard di L.A. ad alta velocità.
Altri due elementi che non raggiungono propriamente risultati eccellenti sono: la gestione delle collisioni (sia dei veicoli, sia qualora dovessimo investire dei pedoni), e la gestione dei riflessi sulle vetture.
La prima si mostra decisamente innaturale, e questo è inspiegabile visto l’ottimo utilizzo del motore fisico Euphoria (qui rimpiazzato da Havok) in altri prodotti Rockstar (qualcuno ha detto GTA IV e Red Dead Redemption?), mentre la gestione dei riflessi sulle vetture risulta slavata e poco dettagliata, segno probabilmente della lunga gestazione del titolo.
Ottimi gli effetti di luce ed ombra, specialmente durante le fasi notturne dove faremo affidamento alla luce dinamica della torcia.
Sul fronte tecnico possiamo affermare che L.A. Noire stupisce in alcuni tratti, ma lascia incredibilmente a bocca asciutta in altri aspetti, senza comunque rovinare eccessivamente l’esperienza di gioco.

COMPARTO SONORO
Il comparto audio si difende ottimamente, con un eccellente doppiaggio in inglese, sottotitolato in italiano e caratterizzato da un ottimo lips-sync… Peccato per la mancanza di un doppiaggio totalmente in italiano, poiché per la necessità di seguire i sottotitoli spesso perderemo alcuni dettagli delle espressioni, che risulteranno cruciali specialmente durante le fasi di interrogatorio.
La colonna sonora è fantastica… Ottimo il lavoro svolto dai compositori, che hanno riprodotto fedelmente l’atmosfera da jazz club anni’ 40, e che contribuisce ancor più l’immersione nel titolo durante le fasi di giocato.

GAMEPLAY
Dal punto di vista del gameplay, L.A. Noire, rappresenta una vera e propria innovazione tecnologica, essendo a conti fatti il primo ed unico (per ora) gioco investigativo (di qualità) sul mercato.
Partiamo da un dei due fulcri del gioco, ovvero le fasi di investigazione… Sulla scena di un crimine spetterà a noi raccogliere tutti gli indizi e le possibili prove da rivolgere contro dei sospetti durante gli interrogatori (altra fase del gameplay che analizzeremo successivamente).
Ci accorgeremo che saremo in “fase investigazione” dalla musica dal sapore mistery che sentiremo in sottofondo, e spetterà a noi il lavoro sporco: analizzare cadaveri, oggetti sparsi sulla scena, impronte e tracce di ogni genere.
Ogni qualvolta saremo in procinto di avvicinarci ad un possibile indizio, sentiremo un campanellino in sottofondo, e tramite la pressione del tasto azione (X per la PS3 e A per la Xbox 360), potremo analizzare in dettaglio l’oggetto raccolto, per poter raccogliere ulteriori informazioni.
Nel caso in cui, durante l’analisi, noteremo un particolare rilevante, il pad inizierà a vibrare e puntualmente Phelps, annoterà il dettaglio sul suo inseparabile taccuino.
Il secondo punto focale del gameplay, riguarda gli interrogatori. Esattamente, spetterà proprio a noi interrogare ed accusare un sospettato… Il loro destino è nelle nostre mani.
Durante l’interrogatorio, dovremo fare moltissima attenzione durante la deposizione di un sospettato, al suo tono di voce, ma soprattutto al suo linguaggio corporeo… Phelps avrà a disposizione 3 alternative: Verità, Dubbio e Menzogna. Se un sospettato sta nascondendo qualcosa, probabilmente assumerà un’espressione strafottente ed irriverente, noncurante della nostra autorità.
Mentre nel caso in cui stia mentendo, potrebbe spostare lo sguardo o magari mordicchiarsi un labbro… Differentemente da quanto accade nel caso in cui il sospettato stia dicendo la verità.
Durante questa fase del gameplay, il sistema di Motion Scan, fa egregiamente il suo dovere, ed è proprio grazie a questa meccanica che riusciremo ad interpretare gli atteggiamenti dei sospettati… Starà a noi studiare ed interpretare correttamente ciò che ci verrà riproposto su schermo.
In ogni caso, avremo aiuti a nostra disposizione, potremo infatti eliminare un’alternativa errata, oppure se connessi alla rete, potremo consultare le scelte che hanno compiuto gli altri giocatori sul Social Club, attraverso una sorta di sondaggio in percentuale.
Per quanto riguarda le fasi action, occorre precisare che non sono assolutamente il fulcro del gioco, anche se ce ne saranno in buona quantità… Il fatto che la componente action non sia imperativa nello svolgersi degli eventi, lo dimostra il fatto che nel caso in cui fallissimo un’inseguimento od una sparatoria per tre volte, ci verrà proposto di saltare la suddetta sequenza, senza influenze sull’esito del caso.
Nonostante tutto, sono comunque ottimamente orchestrate. Il gameplay può avvalersi di un’ottimo sistema di copertura, che risulterà cruciale durante le sparatorie.
Per quanto riguarda le fasi di guida, il modello propostoci è assolutamente arcade. Se in GTA IV, il modello a tratti poteva assumere connotati simulativi (come la guida sul bagnato, che realisticamente risultava ostica), in L.A. Noire, le vetture saranno assolutamente agevoli da maneggiare… Forse troppo, visto che talvolta risultano fin troppo “finte”.
Anche il sistema di combattimento, è stato studiato e progettato per non stremare troppo il videogiocatore… Infatti, saranno disponibili 3 tasti, uno per la schivata, uno per il colpo ed uno per la presa.
Nonostante l’eccessiva semplificazione, il sistema di combattimento risulta piacevole e facile da padroneggiare, per quelle poche fasi che ci verranno proposte durante il giocato.
Tutto sommato il gameplay resta il fattore più coinvolgente, innovativo ed acclamato, che contribuisce all’immersione più totale in questo ambizioso titolo.

LONGEVITA’
La durata della campagna si attesta sulle 15-20 ore effettive, la durata potrebbe aumentare sensibilmente nel caso in cui decidereste di compiere i casi secondari.
Purtroppo il titolo non offre un fattore rigiocabilità, e soprattutto non offre alcuna modalità multiplayer.
Anche Rockstar, si è fatta influenzare dalle altre software house, per quanto riguarda la politica DLC… Se con Grand Theft Auto IV e Red Dead Redemption le espansioni meritavano di essere chiamate come tali (ricordiamo The Lost And Damned e Ballad Of Gay Tony per GTA e Undead Nightmare per RDR), con L.A. Noire, assistiamo (ahinoi) ad una vera e propria castrazione di contenuti.
A conti fatti sono cinque, i casi che sono stati letteralmente estirpati dalla versione standard del titolo, e messi in vendita sugli store online.
Si tratta dei casi “Un mare d’erba”, “La città nuda”, “Un piccolo lapsus”, “Nicholson Electroplating” e “La macchina del console”.
Tuttavia, consigliamo a coloro che volessero acquistare adesso il titolo, di optare per la “Complete Edition”, che conterrà al suo interno tutti i casi.

CONCLUSIONE
Nonostante i 7 anni di gestazione, L.A. Noire mantiene tutte le promesse annunciate fino all’uscita. Siamo al cospetto di un prodotto innovativo, speciale ed immedesimante… Insomma, al cospetto di una vera rivoluzione tecnologica, che potrebbe influenzare positivamente tutti i titoli futuri.

Certo, non è un gioco perfetto, e specialmente a livello tecnico si notano i tanti anni di sviluppo del titolo. Ma la struttura in stile serie-tv, un gameplay rivoluzionario e vincente ed una tecnica di motion capture da lasciare senza fiato, offuscano tutto ciò che di negativo c’è nel titolo Rockstar/Team Bondi, mettendo in risalto il vero potenziale di L.A. Noire, e spedendolo dritto come un proiettile al cuore, nell’olimpo delle pietre miliari videoludiche.
Perdersi un gioco come L.A. Noire, potrebbe essere un peccato imperdonabile… E a tutti coloro che definiscono il media dei videogames “immaturo”, non resta altro da fare che consigliare di acquistare questo titolo, e viverlo fino in fondo… Non ne resteranno delusi.

Videogiocatore vecchio stile (predilige il singleplayer alle modalità online), si avvicina ai videogame alla tenera età di 9 anni con Resident Evil e Metal Gear Solid, divenendone immediatamente stregato.
Amante del rock e del metal (o della buona musica in generale), la notte diventa il Cavaliere Oscuro, a patto che sia quello scritto e diretto da Christopher Nolan (e non quello di Tim Burton o l’aborto di Joel Schumacher).
Del regista britannico è un grande sostenitore, mentre la sua vita è costantemente accompagnata dalle musiche di Hans Zimmer.
Ama i gatti e i cani.

6 Commenti

  1. @Full, se devi giocare a questo gioco armati di tanto tanto cervello e pazienza! E non abbandonarlo dopo le prime difficoltà… Da quel pò che ho capito, sei un amante degli sparatutto. Ma se sei un’amante dei bei giochi, fidati che le fasi investigative di L.A. Noire, ti appassioneranno più di un qualunque banale sparatutto. 😉

    @Davide, anch’io lo acquistai al day-1, anzi al day-2, perché al day-1 c’era troppo casino… XD
    Però non mi è piaciuta la mossa di Rockstar sui DLC.
    Comunque sono d’accordo con te, qualche accortezza in più e sarebbe potuto essere un gioco da 10.

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    • penso di prenderlo dato che la complete edition costa poco, però purtroppo la Rockstar mi sta deludendo in questa generazione, GTA IV è un bel gioco, ma è troppo noioso, Max Payne 3 è un ottimo titolo, ma non quel capolavoro che mi aspettavo e questo è un genere strano che potrebbe piacermi o no, però lo prenderò dato che è molto innovativo come gioco. Comunque, si amo particolarmente gli sparatutto!

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      • Purtroppo cambiano i videogiocatori, cambiano i gusti… Diciamo che in GTA IV il cambiamento è stato voluto dagli sviluppatori, prediligendo un plot più serio e maturo rispetto a San Andreas.
        Per quanto riguarda Max Payne 3, secondo me, gli sviluppatori hanno fatto il possibile con quello che avevano.
        Purtroppo i gusti dei videogiocatori cambiano, ed un gioco noir sullo stile dei primi due capitoli, non avrebbe avuto successo.
        Quindi hanno optato per un misto di sparatutto classico, ed un briciolo di richiami alle atmosfere noir.
        Però sul fatto che Rockstar ha deluso, non sono assolutamente d’accordo.
        GTA IV a me è piaciuto parecchio proprio perché ha assunto una linea più matura rispetto ai predecessori.
        Mentre Max Payne 3 l’ho trovato un ottimo titolo, certo, non un capolavoro, ma un titolo dal grandissimo spessore.
        E poi voglio ricordarti come Rockstar abbia pubblicato in questa generazione, Red Dead Redemption, uno dei più bei free roaming della storia videoludica.
        A mio parere Rockstar, non ha sbagliato un colpo in questa generazione.
        Poi de gustibus non disputandum est, ma indubbiamente i titoli che ha pubblicato sono di spessore!

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        • red dead redemption non l’ho provato, ma secondo me Rockstar poteva fare molto di più in questa generazione, sicuramente i suoi giochi sono tra i migliori a livello di trama, ma per quanto riguarda gameplay e divertimento mi hanno deluso molto. Non sono brutti, anzi sono sopra la media delle produzioni di questa generazione, ma da Rockstar mi aspettavo di più.

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  2. Grande gioco, l’ho preso al day one e poi acquistato tutti i DLC, merita tantissimo. Peccato per la localizzazzione, avesse avuto un buon doppiaggio in italiano sarebbe stato quasi da 10, per chi non mastica benissimo l’inglese è un peccato non poter vedere le espressioni dei volti perchè impegnati a leggere i sottotitoli

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  3. Ottima recensione! mi hai fatto venir voglia di giocare a questo titolo, prima non ero sicuro di prenderlo, visto che potrebbe annoiarmi, anche se è uno dei titoli più innovativi di questa generazione. Magari aspetterò ancora un po e lo prenderò, ormai lo si trova anche a meno di 30 euro

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