Tomodachi Life conquista anche gli psicologi infantili

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Tomodachi Life“, il simulatore di vita reale per Nintendo 3DS, in vetta alle classifiche di vendita di titoli per console portatile da giugno 2014, oltre a far vivere tante stravaganti avventure sulla sua isola bizzarra, ha rivelato una valenza educativa capace di generare un dibattito tra psicologi dell’infanzia.

A scendere in campo la nota psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi che dichiara: “”Tomodachi Life” consente ai bambini di constatare come alcuni comportamenti possano soddisfare diversi bisogni, propri o altrui, stimolandoli ad agire nello stesso modo anche nella vita reale”.

Un valore aggiunto che era comunque nelle intenzioni del suo stesso creatore e sviluppatore, Yoshio Sakamoto, il quale poco tempo fa, dichiarò: “L’obiettivo di “Tomodachi Life” è quello di rendere felici i Mii, gli avatar Nintendo, e “aiutarli a vivere” nel miglior modo possibile. Mi piace pensare che un videogame come questo possa educare i più giovani a prendersi cura del prossimo”.

Tomodachi Life” è un videogioco innovativo, nel quale per prima cosa, si deve creare il proprio Mii, a cui attribuire un carattere che ne definisce inclinazioni sociali, bisogni e aspirazioni. Questo personaggio sarà il primo abitante dell’isola e per popolarla si potranno creare altri personaggi, lasciando libero sfogo alla propria fantasia, o contare su quelli creati dai propri amici, che potranno essere scambiati o ottenuti scansionando il QR Code.

Per aiutare i Mii a vivere bene bisogna accudirli secondo le loro esigenze, anche se il punto focale del gioco è l’interazione con gli altri Mii: facendoli interagire tra di loro infatti, si contribuisce a soddisfare i loro bisogni anche dal punto di vista sociale ed emotivo.

Un videogioco che può raccontare molto del bambino e della percezione che ha di sè e del mondo che lo circonda, aiutando i genitori ad entrare in contatto con l’immagine che il proprio figlio ha di sé.

Tomodachi è una palestra virtuale nella quale il bambino si allena a riconoscere e ad esprimere emozioni, bisogni e desideri; si allena, cioè, a strutturare il suo essere al mondo e a mettere alla prova le sue capacità di relazione nel microcosmo familiare e nel macrocosmo sociale” conclude la prof.ssa Parsi.

Un gioco divertente, ma soprattutto utile che può essere sfruttato “all’occorrenza” come strumento di indagine psicologica e di interazione con i bambini: un modo innovativo di conoscersi meglio vivendo allo stesso tempo tante esilaranti avventure.

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