Hyrule Warriors – Recensione

hyrule_warriors_nintendo_wii_u_game-widescreen_wallpapers

Sarebbe facile cadere in errore e giudicare Hyrule Warriors per quello che non è, pretendendo che anche il solo far parte della blasonatissima serie di Zelda debba per forza renderlo obbediente a certi dogmi e sistemi predefiniti. La nuova fatica Nintedo-Tecmo Koei è nell’anima un gioco della serie Warriors e come tale va considerato.
Volete sapere quanto l’accostamento con la saga Nintendo abbia influenzato il gameplay originale? A chi, quello strambo esperimento presentato nove mesi fa e su cui i giocatori si erano divisi fra entusiasti ed ostinati contrari, abbia dato ragione? Ma soprattutto: un’unione tanto selvaggia, arditamente entropica e divisiva, ne sarà valsa la pena? Saremo noi fan così colpiti da riconoscere quest’opera come nostra?

Titolo: Hyrule Warriors
Sviluppatore: Tecmo Koei, Nintendo
Publisher: Nintendo
Genere: Musou
Piattaforme: Wii U
Localizzazione: Audio in inglese, testi in italiano

36hookshot_04_0

Il livello di fan-service spesso tocca livelli incontenibili… i fan avranno di che ghignare!

Trama:

Fin dai primi scatti della procace Cia (la rappresentante dei “cattivi” per i non aggiornati) è stato chiaro che, questa volta, le vicende narrate in quel di Hyrule si sarebbero mosse su archetipi differenti, magari un po’ più efferati, filtrati dalla sensibilità dei designer in seno a Tecmo. Lontani dai poetici e sognanti lidi della serie costitutiva e ben più vicini all’irriverente modus operandi degli sviluppatori di Dead or Alive e Ninja Gaiden, si è venuto a creare un terreno sperimentale per invenzioni nuove e parossistiche.

Com’è andata, dunque? Bhè… diciamo che l’intervento del nuovo team di sviluppo è stato molto più mite e medioso di quanto non si fosse pronosticato: la trama di HW è assai più classica di quanto non ci si potesse aspettare, ricalcando la narrazione con il “copione tipo” delle avventure di Link, seppur con qualche colpo di scena qua e là. Dove la mano Tecmo si avverte di più è sicuramente nella dinamicità della cutscenes: ora veloci, spettacolari e sincopate. Un cambiamento sostanzialmente rilegato all’estetica più che alla sostanza ancora una volta sintomo di un grande rispetto per il materiale originale o anche di una certa dose di paura nel voler rimaneggiare una struttura tanto collaudata ed apprezzata.
La decisione del non volere osare troppo porta i suoi difetti ed i suoi pregi: è vero che in questo modo il gioco risulta saldamente più concreto nell’immaginario Zeldiano, che farà felice chi temeva cambiamenti travolgenti e sferzanti, ma deve però rinunciare alla possibilità di sperimentazione che uno spin off di questo tipo poteva avere, come, ad esempio, fornire spunti innovativi e freschi per il futuro della serie ammiraglia.

Parliamo di quello che abbiamo dunque: una trama elegantemente raccontata, facile da seguire e da assimilare.
I testi sono buoni e la qualità dello scritto inscindibile dal grande carisma dei personaggi in gioco, che partono leggermente avvantaggiati dal loro ingombrante curriculum. L’approfondimento legato a ciascuno di essi è molto lieve e presto ci si rende conto che l’ottima impressione che si ha di loro deriva da quella maturata dai vari Zelda in cui sono apparsi, piuttosto che del racconto che ce ne fa HW. In questo titolo, infatti, possiamo trovare una limitata quantità di scambi tra i personaggi, il minimo indispensabile per poter proseguire e per infonderci le giuste motivazioni per continuare a giocare, nonché una certa latenza di tempo su schermo di alcuni eroi e uno scarso numero di interazioni tra quest’ultimi.
Quindi, se da un lato ci troviamo davanti ad una produzione a tratti superficiale, in cui sembra essere mancato il tempo e la volontà necessari per far sbocciare quanto di buono ponderato in scene significative e dialoghi pregni, dall’altro lato possiamo trovare filmati che intrattengono con piacere, avvenimenti permeanti e ad una sceneggiatura equilibrata e senza momenti di stanca. A rendere più piacevole l’evolversi degli eventi, vi è anche il gameplay, capace di rendere la progressione più serrata e incalzante e grazie al quale è possibile partecipare attivamente ad alcune attività promiscue con la storia, godendosi qualche piacevole siparietto in più.

Se presa con la dovuta giovialità, la storia rimane un piacevole leitmotiv sulla sfondo, ben concepita, architettata e sceneggiata ma non sempre sorretta dai giusti tempi per permetterne uno sviluppo adeguato; rimane qualche rimpianto per il non aver voluto intraprendere un sentiero più coraggioso ed innovativo ma i climax sono più che buoni e, come dicevamo sopra, c’è qualche colpo di scena inaspettato, oltre ad un po’ di sottotesto sul rapporto di rispetto che lega Tecmo Koei e la saga di Zelda, per chiunque avesse la giusta volontà di stare a sviscerarlo.

Voto: 7    

Hyrule-Warriors-01

Nonostante l’indole più decisa del solito il carattere buono ed eroico di Link è correttamente preservato.

Gameplay:

Ci è capitato soventemente di sentire che, Hyrule Warriors, altro non è che una semplice skin di Dynasty Warriors a tema Zelda, ossia un ibrido concepito unicamente per unire il successo planetario della serie Nintendo con quello più tipicamente locale dei “Musou” game (in quel di Giappone). Ebbene, non esiste ragionamento più avulso dalla realtà dei fatti: questa nuova fatica realizzata a quattro mani ha un carattere tutto suo che non solo mischia riuscitamente le due serie genitrici ma si riserva di evolversi in un DNA unico e personale.

Procediamo con ordine. L’obbiettivo principale di questo titolo è quello di portare le enormi battaglie tra fazioni tipiche di Dynasty Warriors in quel di Hyrule chiamando in causa eroi di diverse generazioni (il tutto è giustificato dall’apertura di alcuni portali dimensionali) per proteggerne le lande e la sovranità incontrastata del bene sul male. Avremo, quindi, a disposizione uno, stranamente non molto nutrito, manipolo di prodi combattenti chiamato a farsi largo tra decinaia, centinaia, migliaia di nemici agglomerati nell’estesa mappa di gioco in cui l’intero alterco bellico si evolve in tempo reale.
Obbiettivo ultimo di ogni contenzioso sarà eliminare il generale nemico o soddisfare i requisiti di conquista necessari alla consacrazione della nostra vittoria.

Fin qui, potremmo osservare che nulla è realmente diverso da un comune “Musou Game” come tanti se ne sono visti in questi anni e che diverse critiche hanno sollevato: c’è troppa ripetitività, pacing sonnolento, gameplay ridondante… ma è il lavoro di piccole modifiche a livello strutturale a fare la differenza.

Le innovazioni che saltano di più all’occhio, soprattutto in Modalità Leggenda (lo story mode), sono quelle derivanti dall’ibridazione con la saga di Zelda: in determinati punti della storia sarà possibile mettere in saccoccia degli strumenti speciali (che suoneranno familiari ai fan). Grazie a quest’ultimi, da utilizzare anche in battaglia, potremmo risolvere semplici enigmi ambientali. C’è un qualche proselito di esplorazione ora ed è possibile girare per la mappa in cerca di oggetti extra e frammenti di cuore sfruttando suddetti strumenti, seppur il level design non si dimostri mai così generoso di queste situazioni.

gaming-hyrule-warriors-08

Ogni personaggio ha un’animazione speciale per l’apertura dei forzieri… ovviamente quelle dei “cattivi” riescono ad essere assai fuori luogo.

Per ovviare all’eccessiva semplicità delle dinamiche di attacco e rispondere agli sbadigli suscitati in tal senso dalla serie Warriors, è stato introdotto un peculiare indicatore di scudo di cui godono solo i nemici più ostici (boss, capitani e generali): ogni qualvolta questi si gettano all’attacco, diviene possibile intaccarne le difese fino ad azzerarne lo scudo, dando la possibilità di esibirsi in una devastante mossa speciale.
La feature funziona benone e finalmente si smette di premere continuamente il tasto di attacco e si agisce in maniera ponderata, scartando i nemici e costringendoli ad esporsi. C’è molto gioco di gambe e senso della posizione! La profondità ne giova oltremodo ed i contenziosi ne guadagnano in vigore.

Di tanto in tanto, l’esercito rivale libera sul campo di battaglia un gigantesco boss, queste fiere troppo cresciute vanno combattute esattamente come (o quasi) in un capitolo di Zelda canonico: stordendole con il giusto strumento ed attaccandole una volta accasciate al suolo. I modelli poligonali di suddetti bestioni sono grossi e dettagliati e vederli aggirarsi per il campo di battaglia mietendo vittime a destra e a manca, in tutta la loro possenza e pesantezza, ha un non so che di ipnotico. Purtroppo, a livelli di difficoltà alti possono diventare tediosi da abbattere. Basta prendere parte ad una missione nello Story Mode per rendersi conto che il ritmo di gioco è totalmente rinnovato, gli avvenimenti che si succedono sul campo di battaglia non lasciano il giocatore a riposo un secondo! C’è sempre qualcosa da fare, da guardare, una minaccia da fronteggiare! Il gioco ne risulta molto imprevedibile ed i ribaltamenti di fronte sono continui.

Il nostro personaggio si ritrova, dunque, a dover sgambettare da un fronte all’altro senza posa, incontrando sempre più problemi di varia natura da risolvere. Dimenticatevi la lenta, unidirezionale camminata al generale nemico a cui la serie vi ha abituato, qui si galoppa senza mai sapere dove altro servirà il nostro intervento. A tal proposito, i programmatori  hanno reso i personaggi più rapidi per rendere le traversate del campo di battaglia meno tediose e  gli obiettivi più lontani raggiungibili in poco tempo.

Il gameplay ne giova tantissimo e HW è divertente proprio in virtù di questa incredibile e rinnovata vivacità che per essere supportata ed esaltata ha visto il cambiamento, in negativo stavolta, di altre due dinamiche centrali all’esperienza: la prima, le truppe “base” sono purtroppo al loro massimo livello di rincitrullimento e spesso, soprattutto nelle prime missioni, ci fanno ronda intorno attaccando assai di rado. Non rappresentano più un muro credibile tra un obbiettivo e l’altro, potendo essere bypassate semplicemente correndoci affianco. La seconda, siccome il giocatore ora può raggiungere qualsiasi punto della mappa in ogni momento e senza che le forze nemiche rappresentino un’opposizione credibile i programmatori hanno dovuto chiudere alcune sezioni della suddetta e murarle fino al raggiungimento di determinati obbiettivi rendendo di fatto il posizionamento dei due eserciti di importanza marginale. Il contenzioso che va avanti fra le due fazioni sembra, ancor più che in passato, in totale mano del proprio personaggio; per fortuna nelle difficoltà più avanzate la questione si mitiga e anche i propri alleati ogni tanto combinano qualcosa di buono.

Da tutto questo ne risulta che la diatribe bellica in atto è molto meno credibile da un punto di vista concettuale, non ci si sente mai assediati dal nemico o nel pericolo di essere messi in minoranza; l’eroe di turno schizza come una freccia impazzita da una parte all’altra senza ostacoli di sorta ed imponendo il proprio ritmo alla guerra in atto… ne valeva dunque la pena effettuare questi cambiamenti? Dopo tante ore passate in compagnia del gioco diremmo: assolutamente sì!

E’ vero che in questo modo si è dovuto rinunciare al fascino dell’esperienza ma il gameplay ne ha guadagnato esponenzialmente. Se in passato avete avuto rimostranze nel gradire un titolo Musou poiché appunto troppo lento e ripetitivo, HW potrebbe essere il gioco giusto per cambiare idea! Tutto si muove e muta a velocità sostanziali, gli obbiettivi delle missioni sono vari e stimolanti e nelle mappe si può addirittura iniziare a vedere un po’ di level design degno di tal nome. Di contraltare vi sentirete leggermente più spinti dalla mano dei designer verso la direzione giusta da seguire e di conseguenza meno liberi di agire come vi garba, senza più pianificare le vostre scelte e riducendo inizialmente l’importanza delle vostre decisioni tattiche, ma rimane un sacrificio in grado di generare risultati molto positivi alla prova pratica e dal punto di vista ludico.

Altra scelta che ci sentiamo sicuramente di premiare consiste nelle dimensioni riservate al roster di personaggi selezionabili; niente listoni infiniti di combattenti tutti uguali, aggravati da differenze minime, solo tredici impavidi ma tutti ben differenziati tra di loro. Si è decisamente più guardato alla qualità che non alla quantità questa volta e provare un nuovo combattente è veramente come avere accesso ad uno stile offensivo tutto nuovo, tanto da rendere una missione già provata un’esperienza diversa e nuovamente appagante.

ganondorf-insert-720x405

Per la prima volta potrete impersonare Ganondorf, il Signore dei Demoni, per alcuni una possibilità che varrebbe da sola l’acquisto.

Massacrando drappelli di nemici è possibile racimolare rupie (la valuta corrente in Hyrule) ed esperienza atta a potenziare il nostro armigero (o dovremmo usare il femminile visto che le pulzelle combattenti stanno ai maschi 8 a 5!), seminando decessi tra i nemici più forti si entra in oltre in possesso di materiali, dispensati in tre qualità: bronzei, argentei e dorati. Questi sono essenziali per il sistema di potenziamento, che ne fa uso per sbloccare diverse abilità, tra nuovi attacchi per armi già in nostro possesso, aiuti difensivi e bonus di vario genere. Il sistema funziona anche se all’inizio non crea molta aspettativa intorno ai loot recuperati poiché, fintanto che ci si scontra nella modalità Normale, non è richiesta chissà quale preparazione pregressa e giusto i primi potenziamenti bastano ed avanzano.

Solo i livelli di sfida più avanzati necessitano di un’attenta discernita dei potenziamenti in nostro possesso ma anche in quel caso la ricerca degli elementi che mancano non è così febbrile come ci si potrebbe aspettare e l’idea di affrontare sessioni di trenta, quaranta minuti per entrare in possesso di un singolo oggetto frenano l’entusiasmo a fronte dell’effettiva miglioria ottenuta. Rimane comunque una discreta spinta a ripulire le mappe al primo colpo.

Nei momenti di stanca tra un tafferuglio e l’altro è possibile recarsi nel bazaar ove avere accesso a diverse funzioni. Si può utilizzare l’opzione di addestramento, dove spendere le rupie di troppo facendo salire di livello i nostri personaggi istantaneamente, ottimo per recuperare quei guerrieri rimasti troppo indietro rispetto ad altri senza doverli sottoporre a lunghe sessioni di grinding… ma non aspettatevi troppo aiuto perché ogni livello si paga caro rendendo di fatto le rupie estremamente utili.

Sempre in quest’area mercato potete bazzicare l’armeria, dove fondere le vostri armi passando abilità dalle più deboli alle più forti, forgiando la lama perfetta per il vostro stile. Anche questo processo è decisamente più fruttuoso ed intrigante se applicato a difficoltà alte.

Le armi possono essere ritrovate sul campo di battaglia esplorando o lasciate dai nemici ma se volete mettere le mani sull’armamentario più serio ed importante allora dovete rassegnarvi a giocare anche la Modalità Avventura. Una sorta di gigantesco tabellone disegnato sulla mappa del primo The Legend of Zelda per NES (sniff sniff) in cui conquistare ogni nuovo rettangolo a suon di missioni con tanto di valutazione finale. In questa nuova modalità avrete a che fare con sfide semplici e veloci ma anche con battaglie lunghe e complesse, slegate dalla trama o da una qualsiasi logica o coerenza. Risultano più che altro un riuscito tentativo di rendere il gioco più longevo rimaneggiando materiale già giocato in precedenza.

Per sbloccare tutto il ben di Dio disperso nel gigantesco tabellone non solo dovrete ottenere le migliori valutazioni ma anche utilizzare bene gli oggetti che troverete nei rettangoli già conquistati. In generale questo “sotto-gioco” non abbonda di chissà quale cura ma il desiderio di reperire tutti i tesori e le classi superiori delle armi spinge a giocarlo con un certo trasporto. Qui, incontrerete le sfide più significative e per ottenere i gradi più alti in certe missioni occorrerà una certa abilità ed una perfetta conoscenza del proprio personaggio (qui è dove il sistema di potenziamenti e quello di fusione delle armi fanno la loro parte al meglio e dove le differenze di ogni combattente risaltano di più).

La totalità di ciò che sbloccherete rimane anche nella storia principale, così come l’esperienza dei personaggi ed i frammenti di cuore ed è un bene se volete ultimare la Modalità Leggenda a livello Difficile o Eroico.

Per fortuna “l’avventura” tira un po’ avanti il contatore del tempo di gioco poiché lo Story Mode difficilmente vi vedrà impegnati per più di dieci ore, lasciando scoperto il fianco al problema più ingombrante dell’intera produzione, ovvero: il contenuto.

Presto vi accorgerete che il materiale originale su disco non è poi molto; il numero di ambientazioni è modesto così come lo è quello dei nemici o delle unità alleate… si è voluto rendere omaggio ad alcuni dei capitoli più famosi di The Legend of Zelda lasciandone però intonsi degli altri dove la materia sulla quale lavorare sarebbe stata tanta. Niente A Link to the Past, Majora’s Mask, praticamente nessun episodio portatile. Gli ufficiali nemici sono pochi ed è un languore che si avverte in fretta e che non ha senso di esistere visto che la saga annovera un gran numero di malvagi più che all’altezza.

Se la volontà di fare vostri gli sbloccabili non dovesse cogliervi allora vi trovereste con in mano un titolo molto corto, se gli stimoli dati da armi e livelli superiori non dovessero fare al caso vostro, consumato il materiale di prima scelta nella storia, potreste abbandonare il gioco in maniera prematura.

Tra le altre note dolenti: la curva della difficoltà è mooolto permissiva e docile. Come dicevamo le cose vanno decisamente meglio giocando alla Modalità Avventura o a livello Eroico ed in questo senso i designer sembrano aver saggiamente preparato le fasi più frustranti solo per coloro interessati ad accedere agli oggetti di livello superiore ma, per chi dovesse fermarsi prima, scoraggiato dalla mancanza di materiale inedito, potrebbe non esserci mai modo di entrarvi in contatto.

Candeggiamo vivamente, di non fermarsi dopo aver visto i crediti finali perché molto del meglio che il gioco ha da offrire a livello ludico avviene dopo la conclusione e molte scelte di design divengono più chiare solo durante le partite più difficili. Anche quel senso tattico la cui mancanza citavamo più sopra si scopre presente, soltanto diverso e più alieno da far proprio.

Decisamente più odioso constatare come, in un titolo dove anche solo un quinto di contenuto in più avrebbe immensamente giovato, siano stati già programmati una discreta dose di DLC, i primi in arrivo ad Ottobre. Ci chiediamo se non sarebbe valsa la pena rinviare la data d’uscita di qualche settimana ed inglobare i contenuti tardivi venduti invece a parte.

Hyrule-Warriors-Adventure-Mode-Pre-Battle

Le schermate della Modalità Avventura sono create utilizzando gli sprite del primo The Legend of Zelda. Una vera chicca.

Il gioco sfrutta il GamePad in maniera puntuale permettendo a due giocatori in cooperativa di avere un proprio schermo (uno sulla TV, l’altro sul GamePad appunto) ed in single player per mostrare un bigino degli obbiettivi e la salute dei nostri alleati. Peccato non si sia pensato ad una mappa interattiva e consultabile, dove magari carpire la posizione di tutti gli ufficiali amici e nemici senza dover mettere in pausa la partita ogni volta. Si poteva fare qualcosa in più.

Tirando le somme, il gameplay di HW è quanto di più alto forgiato da Tecmo Koei in questi ultimi anni, sempre vario, ben ritmato e contaminato da altri in generi in maniera positiva. Molti dei difetti endemici sono stati mondati e seppur con qualche inciampo qua e là il risultato finale è estremamente godibile e giocabile. La scelta di un cammino concentrato maggiormente sulla qualità dell’esperienza ha premiato gli sforzi e reso il titolo consigliabile ad un’utenza più vasta che in passato.

Voto: 8

hyrule-warriors-35

Cia nella sua procace figura, accecata dalla gelosia per il rapporto che lega Zelda e Link. Nel suo personaggio c’è molto più sottotesto di quanto non vi aspettereste!

Atmosfera:

Hyrule Warriors è uno dei quei prodotti in cui, il comparto grafico, non è esaltato da particolari effetti o texture di chissà quale rilevante qualità ma la cura riservata alle piccole cose, al comparto animazioni, ai modelli dei personaggi rasenta la perfezione.

Non vi aspettate di venire accolti da vedute imperdibili o scenari strabordanti di particolari ma, nell’insieme, il motore grafico fa il suo lavoro e l’effetto generale è decisamente buono; il tutto coadiuvato dal perfetto equilibrio immaginifico del materiale originale, riversato nel titolo con inusitata cura ed attenzione. I designer Tecmo Koei hanno saputo prendere tutti gli elementi distintivi della saga made in Nintendo e riproproli in maniera tremendamente efficace, sia quando riportati senza particolari cambiamenti, sia quando rielaborati e rinnovati.

Riuscire a far funzionare i personaggi della leggenda in un contesto tanto atipico è risultato degno di encomio ed il buon impegno e la passione che il team Mosou dimostra sono figli di un grande lavoro di cesellatura e di posizionamento scrupoloso di ogni singolo elemento.

Non vi sembri poca cosa, poiché riuscire a far sembrare naturale, da parte di personalità normalmente legate ad un indole eloquente e pacata, annientare frotte di bellicosi demoni è mestiere che necessità di una grande sensibilità legata ad una florida fantasia. In questo, i ragazzacci di Tecmo, portano a casa il massimo dei voti.

Anche la fisica e l’interazione tra elementi di gioco si dimostra all’altezza, sfoderando collisioni pertinenti, puntuali e rendendo le battaglie sfiziose e godibili, forse manca giusto un corretto feedback a livello di pesi e stazze con i combattenti che tendono ad un leggero pattinio durante gli allunghi e volendo ben guardare anche il sistema di precedenze durante i combattimenti tra avversari di pari calibro risulta leggermente grossolano, sicuramente non a livello di produzioni action affini.

A fare la sua figura, così come la serie Dinasty Warriors ci ha abituato, è l’elevatissimo numero di nemici contemporaneamente presenti su schermo, vero cuore pulsante della produzione. La sensazione di ritrovarsi sommersi e soverchiati da ondate di avversari è resa splendidamente anche se il tutto, al livello di gameplay, si traduce in campi di cloni (che dato il contesto ha decisamente più senso che in passato) spesso immobili ed inebetiti, in attesa di essere mietuti dall’eroe di turno. L’impressione generale è in ogni caso pertinente e ci è sembrato di vedere qualche animazione extra anche sulle unità più umili atte “a far numero”. Il motore che traina il tutto regge stoicamente senza troppi problemi, giovando alla fruizione delle grandi risse guerresche rendendole una bolgia pirotecnica a cui assistere ad occhi spalancati ed increduli; giusto qualche calo di frame rovina la festa quando le appariscenze su schermo cominciano ad essere troppe, rimangono in ogni caso singhiozzi comprensibili e la discesa del frame rate è dolce e priva di scatti evidenti.

Ad elevare il tutto concorre sicuramente la mole spropositata di piccoli particolari: vezzi grafici concepiti con lo solo scopo di coccolare i fan di Zelda, richiami più o meno sibillini ai capitoli precedenti o ad alcuni aurei dogmi della saga dell’eroe in verde.

Guardando il prodotto con metodo pragmatico è però innegabile che non basta una così violenta dose di fan service, seppur dosato con una certa sapienza, a mettere in secondo piano le povertà tecniche di un comparto grafico castrato da una discreta mole di materiale datato. Il titolo sfoggia infatti effetti antidiluviani che ben troverebbero posto al fianco di quelli di metà 7th generazione e texture slavate, quanto mai povere. Per fortuna lo stile salva capra e cavoli nobilitando l’opera nella sua interezza.

Dove Hyrule Warriors non teme invece il più severo dei giudizi è il comparto sonoro: una vera celebrazione delle musiche più riconoscibili dell’epopea miyamotesca in salsa hard rock. La qualità delle “cover” è notevole con le melodie originali a farla da padrona sospinte da basi finto-metal: il risultato è ovviamente più caciarone e tamarro ma ben si adatta alla spropositata mole d’azione a cui si assiste su schermo. Anche negli effetti sonori è stata dispensata la stessa meticolosa attenzione riservata ai vari vezzi grafici: una giara che si rompe, il lock on che si attiva, il ritrovamento di un oggetto importante, tutto strilla (o suona…) Zelda; ogni nota, rumore o vibrazione trasuda passione! Tendendo ben teso l’orecchio potreste scorgere il più insignificante e marginale degli effetti sonori, ripreso dalla saga originale, che sembra essere stato messo lì giusto per farvi chiedere come sia possibile che i designer si siano ricordati di includerlo.

A far storcere i padiglioni auricolari ci pensano però i pezzi scritti ex novo per il gioco… inascoltabili, gracchianti, fuor di luogo, chiedete? Ma no, anzi, tremendamente belli, mesmerizzanti e stimolanti, il reale problema è che sono troppo pochi.

I riarrangiamenti delle vecchie glorie sono stupendi, è fuor di dubbio, ma i brani originali lo sono altrettanto e per di più donano all’opera molto più carattere ed unicità; spesso, e non solo nel sonoro, abbiamo avuto l’impressione che il gioco avrebbe potuto reggersi unicamente su materiale inedito senza problemi ma che per paura di scontentare i fan o di non riuscire ad attirare la loro attenzione i designer si siano avvicendati sulla remunerativa strada della cautela di stampo marchettaro, peccato.

Hyrule Warriors è dunque titolo tremendamente meritevole sul lato dell’atmosfera, solcato da materiale pertinente e consegnato all’utilizzatore finale con grande competenza e passione. Non sarà un peso massimo, scordatevi grafiche avveniristiche o chissà quale rivoluzione tecnica, ma nel complesso il pacchetto funziona e la nostra mente assorbe come una spugna tutto l’immaginario pensato dagli autori proprio perché intelligentemente concepito e ammantato da una precedenza per il significante astuta e meccanicamente funzionale.

Voto: 8

 

73a637183f_278889-HR1

Conclusione:

Hyrule Warriors è frutto di un sapiente lavoro sinergico tra Nintendo e Tecmo Koei, molti dei difetti dell’ossatura originale della serie sono stati corretti ed il gameplay è una spanna superiore a quanto pubblicato precedentemente in ambito Musou. Un titolo in cui si respira amore e passione per la saga di Zelda in ogni ambito, dai vezzi del reparto grafico alla cura per la rappresentazione dei personaggi, dal galvanizzante commento sonoro ai più minuti dettagli. Peccato per delle seppur rare cadute di tono e per qualche novità di cui si è potuto avere solo un timido accenno. Oltre ad una mole contenutistica non esauriente che avrebbe tratto sicuro giovamento da anche solo un paio di personaggi extra e qualche missione, strumento, nemico in più.

Un’ottima base che, proprio in virtù della solidità della sua offerta, ci sarebbe piaciuto vedere espansa e più corposa in tutte le sue parti. Speriamo in un seguito al più presto!

 


Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.