Le surreali peripezie di un regista alle prese col desiderio di realizzare un film.

Le sedie di Dio è un viaggio. Un viaggio che inizia con le solite difficoltà di un giovane regista alle prese con la realizzazione di un film, con un produttore concentrato sulle logiche del mercato e dei nuovi mercati, prosegue con un documentario che sembra conciliare queste due anime tanto diverse, col film che comincia ad essere girato, con il cinema e la realtà che si confondono, con la realtà che diviene cinema, fino alla sconcertante accettazione dei nostri tempi.

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Le sedie di Dio è dunque una pellicola ricchissima di idee e spunti, a cominciare dalla Mullca 510, la sedia indistruttibile delle scuole francesi, la constatazione di come un prodotto simile sia oggi inadeguato, nella società usa e getta. La parte migliore del film è proprio il momento del documentario, quando regista e produttore si recano alla Efal, una delle poche imprese italiane a costruire sedie. L’azienda naturalmente è chiusa, con gli operai in cassa integrazione; questo permette alla narrazione di fermarsi, di riflettere con attenzione e leggerezza sulla figura dell’operaio che costruisce sedie resistenti al tempo, che non hanno più bisogno di essere sostituite e dunque danneggia l’azienda, il suo lavoro, sé stesso.

Da questo spunto Jérôme Walter Gueguen, regista, sceneggiatore (con Simone Olla) e protagonista, inizia finalmente a girare il suo film di finzione, partendo proprio dall’annuncio del “padrone” agli operai: l’azienda in crisi è stata venduta ai cinesi e ogni lavoratore è invitato a trasferirsi all’estero senza famiglia o a stimare il proprio valore in euro. Il film però viene sospeso per mancanza di fondi e stavolta è il regista a parlare alla sua troupe (molto più credibile il suo discorso) per tentare di andare avanti e realizzare un sogno. Fra la crisi dell’industria, la crisi del cinema, è proprio il sogno (molto ben realizzati gli inserti visionari) l’unico appiglio contro difficoltà insuperabili.

Tanti buoni propositi per un film che purtroppo sconta una messinscena dilettantesca, poverissima, che l’attenuante dell’indipendenza non riesce a salvare. Esagerata la differenza fra il documentario con gli intervistati naturali e rilassati e la finzione, con protagonisti impacciati, dialoghi stentati ed espressioni incerte. Inoltre il continuo rimando a La classe operaia va in paradiso si rivela un’arma a doppio taglio: feroce nel ricordo “dell’insegnamento” del Militina e del dovere di dare un senso al proprio lavoro, suicida nella concezione dell’operaio di Gueguen, ferma al 1971, con gli operai che dopo otto ore tornano a casa senza avere nulla da raccontare o con la ripetitività delle loro azioni sul posto di lavoro. L’approccio è diverso, forse più competente, sul mondo del cinema, senza soldi e obbligato a ricercare altrove (in Cina) i finanziamenti per poter sopravvivere.

Le sedie di Dio è un esperimento interessante, distante da tutto, dal cinema, dai suoi riferimenti (Petri, Moretti), dalle attuali logiche, distante anche da una estetica accettabile e necessaria almeno per superare la sensazione di un’opera amatoriale e scolastica.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=tdUTV1VkjcE]

Scheda del film

Titolo: Le sedie di Dio (Les chaises de Dieu)
Regia: Jérôme Walter Gueguen
Cast: Jerome Walter Gueguen, Simone Olla
Genere: Commedia/Drammatico
Durata: 70′
Produzione: Caucaso Factory, in collaborazione con Isolavision, Les Films du Lemming, Malicuvata
Distribuzione:
Nazione: Italia/Francia/Cina
Uscita:

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