The Script – No Sound Without Silence – Recensione

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Dopo il successo di brani come ‘The man who can’t be moved’, ‘Breakeven’ e ‘For the first time’ tornano sul panorama musicale internazionale i The Script. A due anni dall’uscita dell’album “#3” a cui è seguito un tour che ha portato tanto bene alla band, il gruppo di Danny O’Donoghue torna alla ribalta con il loro attesissimo quarto album dal titolo “No Sound Without Silence”, uscito in tutti i negozi di dischi lo scorso 16 settembre. Un disco che porta tante novità ma che si segnala anche per un’evidente voglia di continuità con il progetto musicale e sonoro che ormai da anni i The Script portano avanti.

NS

Sono stati gli stessi componenti della band irlandese ad ammettere che la maggior parte dei brani che compongono il nuovo album sono stati pensati e, in alcuni casi, realizzati durante la tournée per “#3” e tra questi vi è anche “Superheroes“, primo singolo estratto dal disco. Un inno alla forza d’animo a cui fà da sfondo un mix perfetto tra piano, batteria e chitarre e che è nato proprio dall’euforia e dalle sensazioni provate dalla band dopo una tappa sold-out del tour negli USA.

Ad aprire l’album però è l’assolo di chitarra che anticipa “No Good in Goodbye, un pezzo che segna l’inizio di questo nuovo progetto e che lascia intendere già quale siano le scelte artistiche della band per il nuovo album.

Stupisce anche Man on wire, terza traccia del disco che, a quanto pare, potrebbe e dovrebbe essere uno dei prossimi singoli estratti. Un pezzo che colpisce immediatamente e che altrettanto facilmente entra in testa, non è difficile inoltre rintracciare proprio in questo brano quel processo di continuità di cui abbiamo già parlato.

“It’s not right for you” invece è un pezzo che sprona a seguire i propri sogni e a non accontentarsi mai: i più attenti ritroveranno qualche elemento che rimanda per certi versi alla celebre “For the first time”.

“The energy never dies” è un pezzo molto ritmico, come si può evincere già dal titolo, che cattura immediatamente per le sue sonorità e per le emozioni che regala. Musica per le orecchie di coloro che potranno assistere ad un live della band irlandese.

Molto diverse da “The energy never dies” è invece “Flares” in cui a farla da padrone, insieme alla voce di Danny O’Donoghue, è il piano con un crescendo musicale che tocca il punto massimo nel ritornello.

Il testo di “Army of angels” invece presenta una strana e curiosa contrapposizione e unione tra l’amore e la guerra che in questo pezzo si mischiano perfettamente grazie ad una melodia molto piacevole che, per certi aspetti, ricorda gli ultimi brani di una band altrettanto famosa come quella dei One Republic.

Particolare anche “Paint the Town Green“: un intro che ricorda la musica celtica, probabile omaggio alle origini dei componenti della band, e una musicalità che invita chiaramente a ballare. Anche qui ampio uso dei cori e delle percussioni come fatto già in altri pezzi dell’album.

Completano l’album “Never seen again ‘Quite like you’ “ (da segnalare qui l’uso appropriato e piacevole di archi), “Without those songs” e “Hail rain or sunshine” che chiudono un disco che non tradisce le aspettative dei fan e che segnala ancora una volta i The Script come una delle band più interessanti del panorama internazionale.

Il giudizio sull’album non può dunque che essere positivo, segno di una maturità che sembra ormai davvero raggiunta per Danny O’Donoghue e compagnia. La sensazione è che questo quarto album possa rappresentare l’ennesima dimostrazione del valore del gruppo, che con i suoi singoli, ha già conquistato le classifiche musicali di tutto il mondo e quindi una piacevole conferma per i fan e una bella scoperta per chi solo ora si avvicina alla musica della band irlandese.

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