Fabi Silvestri Gazzè – Il Padrone della festa – Recensione

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Ho acquistato i biglietti per il tour di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè prima dell’estate quindi mi avvicino a questa recensione con rispetto e quasi da fan.

Il “quasi” è d’obbligo perchè, per dare un’opinione oggettiva su un lavoro è necessario frapporre la giusta distanza.

Ho seguito e seguo i tre artisti da tempo, ho assistito ai loro concerti, possiedo molti loro cd e, quando sono venuta a conoscenza del loro progetto corale, ho acquistato subito i biglietti per il concerto di Roma del 18 Novembre  e il 16 settembre, data prevista per l’uscita, comprerò anche il cd.

Per ora lo ascolto da qui e devo dire che è un piccolo universo. I tre, oltre che interpreti, sono autori e ottimi musicisti.

In tutti i brani è difficile cogliere il momento in cui la voce dell’uno si sostituisce o si fonde agli altri, tanto il quadro è armonico e ben strutturato.

la-copertina-de-il-padrone-della-festa

L’album si apre con “Alzo le mani” in cui ritroviamo temi cari a tutti e tre gli autori, l’ineluttabilità della realtà che ci circonda con le sue mille contraddizioni e ingiustizie e l’incapacità di accettarla passivamente  (” non è solo cosa diversa, è una battaglia persa…alzo le mani“)  al ritornello di “Io non suonerò mai così…”

La seconda traccia, “Life is sweet ” è gia suonatissima nelle radio. Tutto il progetto nasce da un viaggio in Sud Sudan che i tre artisti hanno fatto insieme all’ONG Medici con l’Africa Cuamm e questa canzone, un caleidoscopio di ritmi e sonorità affascinanti, è il manifesto del lavoro nato da questa esperienza.

A prescindere dal tempo che è un concetto qui inutilizzabile mi basterebbe avere un posto giusto da raggiungere” è  una delle frasi  che mi ha colpito tra le tante (splendide) della canzone. Chi è stato in Africa sa che in quel continente il tempo è un concetto relativo e molto diverso dal nostro.

Ma tutti insieme siamo tanti, siamo distanti ,siamo fragili macchine che non osano andare più avanti, siamo vicini ma completamente fermi siamo famosi istanti divenuti eterni”.

La terza traccia dell’album, “L’amore non esiste” è la prima che ho ascoltato, mentre ero in viaggio.  L’amore è un argomento “abusato” in molti testi musicali, ma poi realmente che cos’è questo sentimento che tutti diciamo di provare? “L’amore non esiste… Ma esistiamo io e te e la nostra ribellione alla statistica un abbraccio per proteggerci dal vento l’illusione di competere col tempo”. L’amore è un sentimento estremamente personale, non etichettabile e non descrivibile in un modo univoco…questo ci cantano i tre artisti e io non potrei essere più d’accordo con questa poesia in musica, profonda e intima.

Segue  “Canzone di Anna” che ci regala una figura di donna che, credo, tutti noi abbiamo incontrato nella nostra vita. “Anna ha bisogno di essere amata per quello che ancora non è..” descrive molto bene l’empasse di tante persone che vorrebbero intraprendere un percorso che le porti ad amarsi prima che ad essere amate ma per paura o per mancanza di coraggio non riescono a muovere un passo in quella direzione.
Arsenico” e “Spigolo tondo”  sono le tracce successive in cui si riconoscono l’impronta rispettivamente  di Gazzè e del suo concept song e di Silvestri e dei temi sociali a lui tanto cari.

Come mi pare”  si apre con le tre voci in coro, esperimento riuscitissimo.  Ognuno di noi vorrebbe fare “come ci pare” ma “chi vuole suonare deve imparare prima ad ascoltare” e “chi vuole vincere, impari prima a perdere” altrimenti “è come spingere una vela controvento”

Giovanni sulla terra” è una deliziosa storia in musica sull’alienazione dei nostri tempi “Giovanni ha un codice a barre tatuato sul braccio e si domanda che prezzo avrà rimanere sè stesso“.

Belle anche “Il dio delle piccole cose” (il cui testo è cofirmato da Gae Capitano) e “L’avversario” che regalano al nostro immaginario figure indimenticabili.

Ironiche riflessioni per  “Zona Cesarini“. Chiude l’album la title track, “Il padrone della festa“. “Il tetto delle nostre aspettative è così basso che si potrebbe toccare” fa pensare a come le difficoltà del quotidiano uccidano i sogni e la creatività.

Quello che sembrava un esperimento (l’unione di tre artisti collaudati ed affermati) è in realtà un’ottimo lavoro, tanto da far sperare che non resti un episodio isolato.

Inutile dire quanto tutte le musiche siano curate nei dettagli, a perfetto compendio di testi mai banali e che, ad ogni ascolto, regalano riflessioni diverse.

La mia non è una recensione da fan, perchè, sebbene Fabi Gazzè e Silvestri siano ottimi artisti presi singolarmente, la loro unione è qualcosa di nuovo, diverso dalle loro singole esperienze (pur fondendole magistralmente) e, a mio avviso, splendido.

Da sempre appassionata di musica, viaggi e buon vino :-) Sono alla ricerca di musica che mi stupisca

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