Intervista a Ivano De Matteo: ” ‘I nostri ragazzi’ è un film che fa riflettere”

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Spesso criticato, spesso snobbato e troppo spesso sottovalutato. La triste storia del cinema italiano degli ultimi anni è fatta più che altro di facili etichette e di confronti inappropriati con le grandi produzioni americane non considerando però la grande differenza che c’è ad esempio nei budget e nei mezzi a disposizioni dei registi e dei produttori statunitensi. Il cinema italiano però riesce di tanto in tanto a regalare qualche piccola perla, un barlume di speranza per tutti coloro che vorrebbero ripristinare il blasone che esso vantava un tempo anche fuori dalla nostra penisola e in questo senso, se la vittoria agli Oscar de ‘La grande bellezza’ è stata un risposta affermativa del nostro cinema all’appello della cinematografia mondiale, tanti altri film rappresentano queste piccole ‘perle’ che di tanto in tanto ci troviamo sui nostri schermi. Tra queste figura anche ‘I nostri ragazzi‘, film di Ivano De Matteo che vanta un cast di tutto rispetto in cui figurano Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio e Barbora Bobulova. Presentato al Festival di Venezia il film ha riscosso numerosi consensi contribuendo così a sottolineare l’ottimo lavoro del regista che si era già segnalato in maniera molto positiva con ‘Gli Equilibristi’, film del 2002 con uno straordinario Valerio Mastandrea. Ivano De Matteo è un regista su cui l’Italia ha tante speranze, che regala film mai banali e con grande attenzioni alle dinamiche familiari, una delle questioni più scottanti e paradossalmente più “nuove”, per come vengono trattate, dei nostri tempi. Non solo regista perché De Matteo è stato ed è anche un noto attore: un Nastro d’Argento come ‘miglior attore in un cortometraggio’ e tante apparizioni in film e serie televisive, tra cui va citata la grande interpretazione in ‘Romanzo Criminale’ in cui vestiva i panni de ‘Er Puma’. Noi di MyReviews abbiamo contattato in esclusiva il regista e attore romano per parlare con lui del suo ultimo film e del suo lavoro.

 

‘I nostri ragazzi’ è da poco giunto al cinema. Ti ritieni soddisfatto del lavoro fatto e cosa puoi dirci del processo creativo che c’è stato dietro alla lavorazione del film?

Del prodotto finale sono molto soddisfatto, soprattutto perché è un film che ha avuto un ottima uscita e in questo primo fine settimana ha avuto un riscontro molto positivo. Io sto girando per diverse città come Torino, Milano, Bologna e Firenze per fare una sorta di piccola tournée in vari cinema e quello che ho notato è che è un film che fa pensare: a fine proiezione parte in automatico un dibattito che si prolunga per tanto tempo perché tutti si sentono coinvolti in questa storia. La storia poi in realtà nasce dal libro di Herman Koch ‘La cena’ che insieme alla mia compagna (l’autrice e sceneggiatrice Valentina Ferlan ndr) abbiamo voluto adattare e trasformare in una realtà più vicina a noi partendo soprattutto da una domanda: “Che cosa faresti se una bravata di tuo figlio si trasformasse in qualcosa di più grande?”

Fanno parte del cast attori di un certo spessoro come Alessandro Gassman, Luigi Lo Cascio e Giovanna Mezzogiorno. Come ti sei trovato a lavorare con loro?

Con alcuni dei sei attori che hanno partecipato al film avevo già lavorato, ad esempio con Barbora Bobulova ma anche Rosabell Laurenti Sellers, che è la più giovane insieme a Jacopo Antinori, ma che già vanta un curriculum di tutto rispetto (comparirà tra l’altro nella nuova stagione di ‘Game Of Throne’ ndr). Gli altri li conoscevo personalmente pur non avendo mai lavorato con loro, solo Giovanna invece non conoscevo se non come bravissima attrice. Sono riuscito a montare il cast che avevo in testa e posso dire che il film è stato scritto avendo già pensato a questi attori per i vari personaggi.

La pellicola è stata presentata anche a Venezia (in cui ha vinto il Label Europa Cinemas): in generale quale è stata l’accoglienza che ha ricevuto al Festival?

Purtroppo ero sul treno quando mi hanno avvertito del Label Europa Cinemas ma ero davvero molto contento perché è un premio importante che fa veicolare i film anche fuori dai confini della nostra nazione, poi quando sono tornato a Roma mi hanno pure detto che abbiamo vinto il premio Pasinetti per il ‘Miglior film’ assegnato dai giornalisti. La soddisfazione è stata massima non solo per i due premi ma anche per aver visto la sala piena e tanti applausi, e anche lì, come è successo poi in altre parti, è nato un dibattito fuori dalla sala. Io penso che l’obiettivo di un film sia far discutere, nel bene o nel male, e aprire appunto una discussione, e quindi non posso che essere molto orgoglioso.

i nostri ragazzi

Non solo regista perché, nel corso della tua carriera, hai avuto anche molti ruoli come attore. Regista o attore, come nasce la voglia di stare dietro la macchina da presa e c’è qualche modello nel corso degli anni a cui ti sei ispirato e a cui ti ispiri?

In realtà io vengo dalla regia perché ho iniziato come regista teatrale. Avevo una compagnia teatrale di cui ero capo comico e c’era una piccola produzione che mi sosteneva ed è partito tutto così, la mia compagna scriveva ed io facevo la regia e l’attore. Poi da lì è iniziata la regia dei documentari , il mio primo documentario vinse un premio speciale al Festival di Torino e mi contattò un produttore che mi propose di fare la regia del mio primo film, ‘Ultimo Stadio’ (2002). Da qui è partito tutto il percorso che mi ha portato ad essere quello che sono oggi, ma da allora le vesti di attore le ho usate soprattutto per cercare di “ammortizzare” gli spazi di tempo tra un mio film e un altro, perché all’inizio passavano più anni mentre adesso sto togliendo piano piano il ruolo di attore per dare più continuità alla mia natura di regista. Venendo dal teatro ho iniziato con un’impostazione tipica del teatro: ad esempio lavoro molto con gli attori, anche prima di un film passo circa un mese-venti giorni a lavorare con loro. Sto cercando di fare un cinema mio, molto personale, ma penso che un po’ tutti anche senza accorgercene ci ispiriamo a qualche modello particolare. Ci sono dei registi della vecchia scuola soprattutto italiana che mi piacerebbe più che “imitare” direi “raggiungere”, pensando ai traguardi a cui sono arrivati, come ad esempio Scola, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e che ho sempre apprezzato per la commedia tagliente e che fa pensare.

Archiviato il lavoro fatto con ‘I nostri ragazzi’ quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Mentre faccio la promozione del film la mia compagna è rimasta a Roma per terminare di scrivere il nuovo film che consegneremo entro il 30 di questo mese e che dovremo fare nel 2015. Dopo di questo, la produzione ha acquistato i diritti di un libro molto importante e dovrei girare un film per la TV, dopo però il progetto che già abbiamo per il cinema. Poi a me piacerebbe realizzare un film un po’ particolare, con pochi soldi ma molto libero, girare con gli attori ed una piccola troupe su un furgone e fare una pellicola un po’ più “underground” per così dire, con meno responsabilità e più libertà. E’ un’idea difficile da produrre, non so se la realizzerò mai, ma chissà, vedremo in futuro.

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