Le vite di Jude (Adam Driver) e Mina (Alba Rohrwacher) si incrociano casualmente nello squallido bagno di un ristorante orientale. Da qui nasce un’intensa storia d’amore che porta in breve tempo al matrimonio e alla nascita del loro bambino. Mina vive con la costante convinzione che il suo sarà un figlio speciale, un indaco, e che proprio per questo il suo compito sia quello di preservarlo dalla contaminazione con il mondo esterno, dall’aria, al cibo fino alle persone. Jude vuole stare vicino alla moglie, ma allo stesso tempo non può sopportare il fatto che suo figlio, per malnutrizione e sottosviluppo, stia seriamente rischiando la morte.

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In concorso per Venezia 71, Saverio Costanzo porta sul grande schermo un film dai forti toni drammatici. Hungry Hearts mostra il suo vigore e la sua crudezza già dal titolo; si parla di “affamati”, di fronte ad un bambino che non riceve l’alimentazione necessaria alimentare, ma è costretto ad un regime inappropriato fin dai primi mesi di vita. L’affetto della madre, la quasi morbosa attenzione nei suoi confronti è ciò che lo condanna ad un possibile rachitismo e ad un mancato sviluppo di facoltà mentali e fisiche. Il tutto si risolve in un forte ed inevitabile contrasto tra Mina e Jude, tra anticonformismo e tradizione, tra antiche e nuove credenze.

Un bambino che probabilmente non sarebbe dovuto appartenere a questo mondo, già dalla situazione iniziale in cui è stato concepito. Restio ad uscire dall’utero della madre tramite parto acquatico, terrorizzato dalle convinzioni di Mina, sostenute in nome di una folle ed insensata protezione da un fantasioso “mondo contaminato”. La sceneggiatura ci porta quasi ad “odiare” la figura di Mina, appunto perché risulta un personaggio carico di credenze al limite dell’insano. Emergono dunque le ottime qualità recitative della Rohrwacher (benchè con un inglese dal forte e talvolta fastidioso accento italiano) e l’eccelsa regia. Ogni scena è costruita su un binomio vita-morte direttamente riferito al bambino: mentre Jude cerca in ogni modo di nutrirlo, farlo visitare e tutelarlo, la stessa Mina si adopera per “purificarlo, mondarlo” e far si che il suo folle piano continui. Il piccolo vive nella costante tensione fra eros e thanathos postmoderne, un amore-morte che la madre non riesce a discernere. L’amore morboso nei suoi confronti non può che portare alla morte, conseguenza intollerabile per Jude.

Costanzo pone l’accento su un mondo costruito su sovrastrutture e nuove impalcature mentali, dalla medicina alternativa, al culto di un igiene esagerato fino alla nuova tendenza vegetariana e vegana. Quello di Mina è uno spirito di “ribellione” vacuo e insensato. Ciò si traduce in un insieme deleterio per il bambino, ma l’accecamento che le convinzioni umane hanno da sempre generato diventa più forte che mai in questa pellicola.

Hungry Hearts è il viaggio attraverso una storia d’amore unica nel suo genere. L’epilogo drammatico rappresenta il culmine di una tensione emotiva accumulatasi durante tutto l’arco della pellicola. “Affamata” d’amore e protezione nei confronti del figlio, Mina distrugge se stessa e la propria famiglia consegnandoci un dramma moderno, nemmeno troppo lontano da situazioni fortemente reali.

Scheda film

Titolo: Hungry Hearts
Regia: Saverio Costanzo
Sceneggiatura: Saverio Costanzo
Cast : Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell
Genere: Drammatico
Durata: 109′
Produzione: Wildside
Distribuzione: 01 Distribution
Nazione: Italia
Uscita: –

Critico cinematografico, giurista e speaker.
Classe ’94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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