Dark Souls 2, la storia oltre il gioco…

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Liberarsi da una maledizione a volte può risultare estremamente difficile.

Nella mia prima recensione voglio portare all’attenzione uno dei titoli a più alto carico di difficoltà mai incontrato da chi vi scrive: Dark Souls 2.

Il gioco si presenta come un Action/Rpg vecchio stampo, in cui si deve assolutamente ragionare prima di menare colpi e fendenti a destra e a manca. I nemici sono molti, agguerriti, intelligenti e rapidi, dunque una sola mossa sbagliata, proprio come nella realtà, porterà alla morte il nostro simpatico ( si fa per dire ) personaggio.
Dal punto di vista grafico il gioco brilla abbastanza bene, con texture molto ben definite ad ogni livello di dettaglio, e il comparto sonoro è molto più che eccitante, senza mai stancare e facendoci sobbalzare ogni qualvolta si ode il rumore di un mostro che sta per colpirci.

Ragionevolmente, il gioco presenta una grande varietà di locazioni, che spaziano da ampie cattedrali a cripte infinite, nelle quali sono disseminati dei punti di controllo e respawn denominati “Bonfire”. Questi simpatici bivacchi sono il centro del funzionamento del sistema del gioco. Essi permettono, come già anticipato, di ripartire dopo la morte, di ricaricare il vostro “Estus Flask” (una fialetta che vi verrà affidata all’inizio e permetterà di curavi dalle ferite) e di spostarvi da un bonfire all’altro. Ogni volta che vi riposerete su uno di essi, i nemici attorno verranno rianimati.

Il sistema di combattimento è quantomai eccitante; sarete in grado di equipaggiare le vostre due mani con qualsivoglia arma o scudo troverete durante il corso dell’avventura, anche senza avere gli attributi richiesti dallo stesso; potrete dunque usare spade gigantesche e scudi minuscoli, o anche il contrario. Questa libertà però mostra il vero volto del gioco, e la sua vera difficoltà; il sopravvivere.

Oltre alla già citata barra della vita, il personaggio avrà anche un’altra barretta di colore verde, essa indica la stamina. Tutte le azioni, dal correre al sostenere lo scudo a vibrare colpi con un’arma, dovranno essere supportati dal giusto quantitativo di stamina.
Dunque, non si potranno menare colpi selvaggi e l’approccio mordi e fuggi regalerà nella maggior parte delle situazioni ottime soddisfazioni.

Lo sviluppo e la compravendita di oggetti poi saranno vincolate dall’energia che raccoglierete durante l’avventura denominata “Spirito”. La maggior parte della stessa verrà dai nemici eliminati; attenzione però, qualora il personaggio morisse tutto il suo quantitativo di spirito rimarrà nel luogo della morte, e qualora dovesse morire per una seconda volta senza averlo raccolto, quegli spiriti scompariranno per sempre.

Passiamo in ultima analisi alla storia, vera e propria colonna portante di un titolo che potrebbe essere paradossalmente goduto senza darle neppure la minima importanza. Il gioco la racconta semplicemente facendovi parlare con gli altri personaggi che incontrerete (pochi a dire la verità) e lascia parlare le ambientazioni, che vi daranno un grandioso senso di decadente potenza. Il vostro viaggio nel mondo di Drangleic deriva dall’essere stati maledetti, cercando dunque una cura per liberarvene; durante la vostra partita però qualcosa cambierà, e vi renderete conto di ciò che è il mondo circostante. Dovrete costantemente combattere per la vostra vita, fare attenzione ai pericoli ed osare soltanto con ragionamento profondo; ultima chicca, ogni volta che morirete la vostra pelle cambierà colore e vi avvicinerete inesorabilmente al mondo dei dannati.

Giocare è poi un’esperienza per il design dei nemici, che porterà la vostra mente a considerare il vostro personaggio semplicemente “minuscolo” rispetto alla maggior parte dei nemici, facendovi però convincere di poter abbattere qualunque cosa e convincendovi che nessun nemico è immortale, semplicemente bisogna capire come. Un’ultima bellissima aggiunta sono le modalità che verranno sbloccate dopo il completamento della prima partita vi permetteranno di riaffrontare l’avventura con nemici e sfide potenziate, e quella si che sarà estremamente “impegnativa”.

Consigliato ai sognatori decadenti, agli eroi che non credono nella sconfitta e a coloro che sono testardi ma non hanno autostima.

Un saluto cordiale Marco Zale

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