Owlle – France – Recensione

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Classe 1986, francese d’origine, Owlle debutta nel mondo dell’electro-pop con il suo lavoro “France”.

Il suo vero nome è France Picoulet, e fin dall’infanzia è stata affascinata dal mondo dell’arte: all’inizio sembrava che la sua strada dovesse essere quella del cinema o della moda (sognava di fare la scenografa o la stilista) poi ha scelto la musica. Il titolo dell’album è il suo nome di battesimo e, stando a quanto dichiara, il suo sound appartiene a un genere personale , il “dream-pop” che sta ad indicare la volontà dell’artista di richiamare , attraverso il suono, atmosfere sognanti, notturne.

La giovane età di Owlle non deve far pensare ad un lavoro acerbo o non definito: lo stile è chiaro e l’album ne è la dimostrazione.

Ascoltandolo, ho pensato ad alcuni pezzi di Brian Eno e a uno stile tipicamente nord-europeo, gotico, a tratti  dark genere che a taluni sembrerà superato ma che io considero attuale.

Ho poi scoperto che Owlle ha dichiarato di aver scelto la musica come mestiere dopo aver ammirato alla biennale di Lione l’installazione “Quiet Club” proprio di Brian Eno.

L’incontro con i Depeche Mode, che l’hanno scelta per un remix di “Heaven”, ha fatto il resto.

Il disco si apre con “Fog” , il cui titolo rende bene l’idea delle atmosfere di cui parlavo in apertura. Esperimento elettronico interessate, a tratti onomatopeico. Voce intensa, elettronica ma non robotica: “fredda” come la bruma mattutina.

Un carica elettronica più spiccata la troviamo nel secondo brano, “Don’t Lose IT”. “Let’s start with zero, forget the rest, I will keep the best” racconta l’esperienza di qualcuno che vuole andare avanti, ricominciare una nuova vita ma senza dimenticare il passato.

Ancora atmosfere gotiche e onomatopeiche in “Like a bow”.

Un pezzo notevole è “Your Eyes”: sognante e romantico allo stesso tempo. In questo brano, la voce dell’artista si esprime a livelli altissimi, fondendosi perfettamente con le atmosfere rarefatte del sound. Filo conduttore del testo sono gli occhi della persona amata che , profondi e bellissimi, si sono stampati nella mente dell’amante.

Di stampo decisamente diverso è “Ticky Ticky” pezzo che si presta all’ascolto in discoteca e che sarà sicuramente mixato da vari deejay.

Sullo stesso stile segue “Disorder”, gradevole ed allegra.

In “Creed” la voce sensuale e femminile dell’artista si alterna ad una voce maschile, il che ne esalta ancor più la dolcezza. Il tema religioso fa sì che questo brano si discosti dagli altri.

Con “Silence” tornano le atmosfere gotiche e più elettroniche. Il silenzio viene indentificato con una persona, quella alla quale alle volte è difficile se non impossibile dire quello che si sente. Forse per rendere meglio l’idea del silenzio la voce dell’artista raggiunge toni non toccati negli altri brani, con “urla” a volte interrotte.

Segue “9” in cui lo elettronico la fa da padrone e la voce dell’artista è sapientemente remiixata per un effetto metallico.

Il brano “Free” è una ballata romantica, complici il piano e una voce a tratti sussurrata.

Chiudono l’album un altro pezzo elettronico, “My light is gone” e un’edizione radio edit di “Don’t Lose IT”.

Sicuramente ci troviamo di fronte ad un’artista di livello , dotata di una voce particolare e con uno stile personale. Le influenze della musica anni 80 sono evidenti e gradevoli.

La pecca dell’album però è forse la monotonia di alcuni sound, gradevoli a primo impatto un po’ ripetitivi i negli ascolti successivi.

 

Da sempre appassionata di musica, viaggi e buon vino :-) Sono alla ricerca di musica che mi stupisca

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