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Etrian Odyssey Untold: The Millennium Girl – Recensione

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Squadra che Vince, Spacca!

Nemmeno un anno fa scrivevo su queste stesse pagine quanto avessi apprezzato l’esperienza offerta da Etrian Odyssey IV: Legends of the Titan e, un po’ a naso e un po’ a memoria, ricordo di aver provato la sensazione di avere avuto per le mani il migliore tra i dungeon crawler allora in circolazione. Se proprio devo essere sincero, il fatto che il quarto capitolo della saga Atlus faccia ancora bella mostra di sé all’interno dell’sd card del mio personalissimo Nintendo 3DS, in barba ad altri titoli ben più strombazzati, dovrebbe indicare quanto io per primo abbia apprezzato il gioco in sé e di quanto questo, anche a distanza di un anno, risulti estremamente godibile e rigiocabile (ebbene sì trovo pure il tempo di rigiocarci di quando in quando). Ricordo, inoltre, quanto fossi tentato di chiudere la recensione di allora con un bel dieci tondo tondo, ma dieci rientra in quelle valutazioni che andrebbero riservate per quei titoli che, in un modo o nell’altro, riescono proporre un’esperienza tale da ridefinire un intero genere, trascendendo di fatto il concetto di capolavoro.

Tornando a oggi, mi trovo a vivere una sorta di déjà-vu e, lo ammetto, sarei anche tentato di chiudere qui la recensione consigliando a tutti i possessori di un Nintendo 3DS di non rompere tanto e di accaparrarsi questo Etrian Odyssey Untold: The Millennium Girl perché:

a) è il migliore della serie 

b) se non avessi le remore di cui sopra gli avrei anche tranquillamente dato un bel DIECI

c) SIGLA!

Titolo: Etrian Odyssey Untold: The Millennium Girl
Sviluppatore: Atlus
Publisher: NIS America
Genere: Dungeon Crawler – RPG
Piattaforma: Nintendo 3DS
Numero Giocatori: 1
Localizzazione: Testi e Parlato Inglese

REmake REtelling RE-Tanta roba

Chiariamo subito un punto: Etrian Odyssey Untold: The Millennium Girl non è il quinto capitolo della fortunata serie di dungeon crawler di casa Atlus, ma è una sorta di remake del primissimo Etrian Odyssey pubblicato nel 2007 per Nintendo DS ed, ufficialmente, mai approdato in Europa. Tuttavia, considerare The Millennium Girl alla stregua di un semplice remake non rende affatto giustizia ad un titolo che rappresenta, sotto ogni aspetto, il migliore capitolo dell’intero franchise sia per la quantità che per la qualità dei contenuti proposti. Pur girando sullo stesso motore grafico di Legends of the Titan che, vale la pena ricordarlo, riusciva a sfruttare in modo eccellente le potenzialità 3D dell’handheld di casa Nintendo, e mantenendo praticamente inalterate tutte le meccaniche di gameplay classiche della serie (dalla necessità di integrare il map-making manualmente tramite lo schermo touch del 3DS, alla presenza dei FOEs visibili sulla mappa, fino ad arrivare ai Boss di fine livello ed ai Superboss segreti) Etrian Odyssey Untold: The Millennium Girl ha il raro pregio di offrire al giocatore un’esperienza totalmente nuova ed, allo stesso tempo, fortemente nostalgica.

Dungeon Crawler per tutti i gusti

Etrian Odyssey Untold: The MIllennium Girl rompe la tradizione del franchise proponendosi in una duplice versione volta ad accontentare sia i neofiti della serie che i fan più accaniti. Avviato il gioco infatti, verremo posti difronte alla scelta tra un inedito Story Mode  ed un più classico (perdonatemi la ridondanza) Classic Mode. Quest’ultimo è, né più né meno, il vero e proprio “remake” del primo Etrian Odyssey che, come tradizione vuole, lascia al giocatore tutta la libertà di costruirsi il proprio party di esploratori come meglio crede. A tal proposito il titolo Atlus offre una rosa di nove classi iniziali tra cui i classici Landsknetch, Protector, Alchemist e Medic ed i ben più esotici Survivalist, Troubadour, Hexer, Ronin e Dark Hunter. Se le prime quattro sono assimilabili a guerriero, paladino, mago e guaritore, le cinque classi esotiche offrono tutta una serie di particolari abbinamenti tra buff, debuff e condizioni che a fronte di un’attacco o di una difesa carenti, sulla lunga distanza, potranno fare la differenza durante gli scontri contro gli avversari più tenaci e pericolosi. Una volta messo insieme il proprio party, al giocatore non rimarrà che stabilire la propria base nella fiorente città di Etria e, successivamente, avventurarsi all’interno dell’Yggdrasil Labyrinth allo scopo di svelarne misteri e segreti. Così come nei quattro capitoli precedenti, ed in ogni dungeon crawler degno d’esser chiamato tale, l’intera avventura si dipanerà tra le missioni e le quest secondarie diramate presso il Radha Hall, oppure il Golden Deer Pub, entrambi siti nella fiorente cittadina di Etria, e le lunghe quanto intensive sessioni esplorative all’interno del vastissimo labirinto.

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Come vuole la tradizione di tutti i capitoli Etrian Odyssey, ogni livello del labirinto sarà popolato dai temutissimi FOEs.

 Benvenuta Ricky!

Parlando dello Story Mode, vera novità di questo Etrian Odyssey Untold, vale la pena spendere qualche parola per ricordare che, benché apprezzato da una larga fetta di pubblico, il genere del dungeon crawler JRPG è non riesce quasi mai ad accontentare tutta quella schiera di videogamers abituati ad essere accompagnati passo, passo nell’avventura da un solido impianto narrativo. Di fatto, un po’ tutti i capitoli della saga Etrian Odyssey presentano una sorta di trama accessoria, sviluppata (per modo di dire) attraverso i dialoghi tra una missione e l’altra, sottolineata dagli eventi cui ci si ritrova ad assistere una volta all’interno del labirinto e che culmina inesorabilmente a ridosso delle battaglie finali del titolo. Se da una parte un simile impianto narrativo riusciva a costruire la sensazione crescente di mistero necessaria a motivare la progressione all’interno del gioco, dall’altra rimaneva il rischio tangibile di non riuscire ad empatizzare con i personaggi del party unicamente caratterizzati dalla propria classe e, di conseguenza, dall’illustrazione che li rappresenta. Ora, non che alla Atlus non siano capaci di costruire un dungeon crawler JRPG caratterizzato da un più che solido impianto narrativo ma, e sarebbe il caso di non dimenticarselo, la saga Etrian Odyssey richiede al giocatore ore e ore investite nell’accumulare livelli in modo da arrivare preparati alla prossima sfida con il boss di turno. Intendiamoci; la sensazione di ritrovarsi per le mani un manipolo di avventurieri sempre più forti ad ogni livello di esperienza conseguito è così tangibile da rendere il grinding di per sé sorprendentemente appagante, ma spendere ore ed ore per ammassare cadaveri distoglie dagli eventi che permettono alla trama di evolversi, ed al giocatore di appassionarvisi. Qui i ragazzi di Atlus superano loro stessi dimostrando di saper prendere un prodotto preesistente e modificarlo quel tanto che basta da potervi inserire una trama solida e caratterizzata da una progressione costante al punto che Etrian Odyssey Untold: The Millennium Girl trascende i limiti narrativi propri della serie stessa ed offre al giocatore qualcosa di completamente nuovo. Mi spiego.

Innanzitutto, il giocatore viene esentato dall’obbligo di crearsi un party e di doverlo successivamente modificare con l’aumentare del livello di difficoltà delle aree da esplorare, ponendolo al comando di un party “preconfezionato” e composto dalle classi inedite dell‘Highlander: il protagonista silenzioso e del Gunner: Frederica (la misteriosa ragazza millenaria del titolo) a cui si andranno ad aggiungere sin dalle prime fasi del gioco il Protector Raquna, l’Alchemist Arthur ed il Medic Simon. Benché appartenenti alle classi standard già disponibili nel Classic Mode, Raquna, Arthur e Simon presentano diverse modifiche che ovviano completamente all’impossibilità di accedere alle classi più esotiche rendendo il quintetto equilibrato al punto da risultare completamente autosufficiente per l’intera durata dell’avventura. A questo va ad aggiungersi il quasi impercettibile abbassamento del livello generale di difficoltà, che rimane comunque piuttosto elevato, e che è possibile modificare a piacimento scegliendo tra tre diversi tipi di esperienza selezionabili tra Picnic, Standard ed Expert direttamente dalle opzioni di gioco; e l’implementazione dell’inedito sistema delle Grimoire Stones. Pietre speciali, queste ultime, che è possibile equipaggiare su ciascun personaggio in modo da riempire quelle lacune generate dall’assenza di certe abilità esclusive delle altre classi.

L’introduzione dello Story Mode, inoltre, dimostra ulteriormente quanta ambizione si celi dietro l’intero titolo. Atlus, infatti non si limita ad incollare dialoghi e filmati sulla trama del titolo originale, ma ne espande i retroscena, inserendo l’inedito dungeon delle rovine di Gladsheim che, oltre ad alleggerire il carico di ore necessarie a grindare livelli, permette una progressione narrativa bilanciata con le lunghe esplorazioni all’interno dell’Yggdrasil Labyrinth. L’intero impianto narrativo di Etrian Odyssey Untold: The Millennium Girl è infatti caratterizzato da un ritmo regolare che porta il giocatore non tanto a proseguire nel gioco per vedere cosa c’è più avanti, ma ad affrontare la missione con il chiaro scopo di risolvere la montante situazione di crisi che sta per investire Etria. Ad impreziosire la narrazione, infine, ci sono i personaggi che orbitano attorno alla vicenda; a partire dai cinque protagonisti le cui interazioni, rese attraverso dialoghi frizzanti e mai sopra le righe, trasformano il quintetto in un gruppetto estremamente ben caratterizzato e straordinariamente vitale. Il voice acting (utilizzato per lo più per enfatizzare gli stati d’animo dei personaggi e le linee di dialogo più importanti), infine, non solo contribuisce a rafforzare questa sensazione di vitalità ma rompe gli argini prettamente narrativi per invadere, e migliorare, l’intero gameplay del titolo, sottolineando quei punti di interesse nascosti all’interno dei dungeon e mettendo il giocatore al corrente sia dei rapporti di forza tra party e avversari, nonché, suggerendo i punti deboli di questi ultimi nel caso si fossero già incontrati e sconfitti in precedenza.

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Le illustrazioni dei personaggi principalisono caratterizzate da un discreto numero di espressioni.

Se Funziona Non Aggiustarlo: Miglioralo!

Come ho affermato un migliaio di parole fa, Etrian Odyssey Untold: The Millennium Girl male si accomoda alle definizioni di remake e retelling. L’impegno profuso da parte di Atlus si traduce in una sorta di evoluzione sia del titolo originale sia dell’intera saga-barra-franchise che, per la prima volta dal 2007, dimostra di poter disporre di un impianto narrativo solido senza per forza dover sacrificare la sua anima da dungeon crawler. Inoltre, pur offrendo esperienze sensibilmente dissimili tra loro entrambe le modalità permettono di trasferire i progressi del giocatore dall’una all’altra; a patto di aver prima terminato il gioco.

Dal punto di vista tecnico, pur girando sullo stesso motore grafico di Legends of the Titan, The Millennium Girl offre qualche tocco di classe che di certo non sfuggirà agli occhi di chi ha già giocato il capitolo precedente. Nonostante la maggior parte dei modelli poligonali degli avversari sia rimasta inalterata (tranquilli ce ne sono parecchi di nuovi e pure una manciata di completamente inediti), questi risultano più animati, meglio colorati ed arricchiti da qualche shader dinamico che riesce ad accentuare l’effetto 3D dello schermo superiore. Lo stesso effetto stereoscopico, applicato sugli ambienti esplorabili risulta nettamente migliore e questo grazie ad una distribuzione dei dettagli che rendono a pieno la sensazione di affrontare antri e corridoi tridimensionali. Il comparto audio che grida Yuzo Koshiro ad ogni nota, infine, è senza dubbio uno dei migliori che abbia avuto il piacere di ascoltare sull’handheld di casa Nintendo; probabilmente secondo solo a Bravely Default.

Se il comparto grafico migliorato con l’effetto treddì che più treddì non si può, la colonna sonora da urlo, ed i filmati animati ad opera dello studio Mad House che, nonostante le misure dello schermo, risultano di ottima fattura, potrebbero lasciare intendere di avere per le mani un capolavoro da un bel dieci pieno, l’illusione si incrina nel momento in cui ci si rende conto che non è possibile salvare i progressi di ognuna delle due modalità di gioco in due file distinti “costringendo” il giocatore a dover affrontare ciascuna modalità dall’inizio alla fine prima di poter avventurarsi nella successiva; essendomi io stesso ritrovato con tutti i progressi fatti nel Classic Mode vaporizzati nel momento esatto in cui mi sono avventurato nello Story Mode, mi sono sentito come quella bella ragazza (e ragazza non sono) che, al ristorante, trova un capello dentro il suo bel Raviolo San Domenico da sessanta euro a porzione. NO; NON SI FA ATLUS! Ravioli o no, andate a comprarlo senza far storie!

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Nicola "GordonFreeman" Sirci

Nato quando ancora andavano di moda i pantaloni a zampa di elefante, venne introdotto, a soli cinque anni, al mondo dei videogiochi dal padre, fiero possessore in un Mattel Intellivision (esatto la console con le scocche di legno). Tornato dal suo esilio temporaneo in Canada, continua a litigare con i commessi dei negozi di elettronica a causa della sua spasmodica ricerca del gioco di nicchia definitivo: quello che conoscerà ed apprezzerà solamente lui.
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