The Walking Dead Season 2 “In Harm’s Way” – Recensione

Titolo: The Walking Dead: Season Two
Sviluppatore: Telltale Games
Publisher: Telltale Games
Piattaforme: PS3, PC, Xbox360
Numero giocatori offline: 1
Localizzazione: Inglese

In trappola

L’ultimo capitolo della seconda stagione del popolare videogioco dei Telltale Games ci aveva lasciati con il fiato sospeso: neanche tempo di affezionarci ad alcuni personaggi che già ci hanno lasciato e il primo vero villain, Carver, ha fatto capolino in modo brutale nella già precaria situazione di Clementine.
La giovane protagonista si trova infatti, assieme al resto del suo gruppo, imprigionato da un uomo che in quanto a follia e indole violenta potrebbe far concorrenza al Vaas di Far Cry 3, ma di cui ancora non comprendiamo fino in fondo le motivazioni.

Evitando ovviamente di spoilerare alcunché, ci limiteremo a dire che “In Harm’s Way” evita di scadere nella banalità e propone un villain ottimamente caratterizzato, spinto da una ben specifica visione del mondo.
In particolare un tesissimo dialogo a quattr’occhi tra Clementine e Carver permette al giocatore di iniziare a plasmare il carattere dell’amata protagonista.

Clem tutto fare

Nonostante la componente introspettiva e l’analisi della protagonista raggiunga livelli sconosciuti ai capitoli precedenti della serie, “In Harm’s Way” è tutto fuorché un prodotto perfetto, ma scendiamo nei dettagli.

Come consuetudine, al cambio di setting corrisponderanno nuove conoscenze e nuovi modi di rapportarsi con esse, ma fondamentalmente il nostro obiettivo sarà la fuga.
Il primo problema però è che di gioco questo episodio ha davvero poco: mai come in questo caso si prova il senso di esser pilotati, al punto che possiamo affermare di aver messo mano su tastiera e mouse 6-7 volte nel corso delle 3 ore necessarie a completare il titolo Telltale.
Le scelte disponibili sono davvero esigue, e quasi mai hanno un vero impatto su quanto avviene, facendo sì che l’attenzione del giocatore si rivolga unicamente ad assistere agli eventi piuttosto che ad apportare un significativo cambiamento agli stessi.

Una cosa che invece applica un effetto di indubbio straniamento è come gli adulti si rivolgano sempre a Clementine per compiere le missioni più rischiose: bisogna intrufolarsi in una stanza? Chiediamo a Clem. Dobbiamo mandare qualcuno dentro la base dei cattivi? Chiediamo a Clem!
In breve, vedere un gruppo di adulti dover fare sempre affidamento ad una bambina risulta alquanto ridicolo.

L’orrore dell’apocalisse

Per quanto non abbiamo usato molte parole di lode, va comunque detto che, dal punto di vista puramente narrativo, “In Harm’s Way” è sicuramente un capitolo riuscitissimo.

Oltre al già citato dialogo col villain, tutta la climax finale accompagna il giocatore in un turbine di violenza mai visto prima nella serie, affrontato con estrema crudezza, colpendo allo stomaco il giocatore.
La scelta conclusiva inoltre, pur non avendo conseguenze sugli eventi, ci permette di definire con estrema chiarezza lo sviluppo caratteriale del personaggio, portandoci ad un livello superiore di immedesimazione.

E’ un vero peccato che tutto ciò, invece di integrarsi in maniera coesa col resto della produzione, sembri essere relegato ad una sorta di camera stagna: un capitolo interamente dedicato alla narrazione dura e pura e all’introspezione psicologica, senza però portare con sé la tipica componente ludica dei precedenti capitoli.

Highway to hell

La conclusione di questo capitolo ci è piaciuta e molto, così come tutto l’impianto narrativo, ma di contro la natura del gameplay è stata quasi svilita, trasformandoci da motore degli eventi a semplici spettatori.
Nella speranza che si sia trattato solo di un passo intermedio verso nuovi approcci al gameplay, non possiamo che attendere impazientemente l’uscita del prossimo episodio.


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