Bioshock Infinite: Burial At Sea Ep.2 – Recensione

Titolo: Bioshock Infinite: Burial At Sea Ep.2
Genere: Stealth/Adventure
Sviluppatore: Irrational Games
Produttore: 2K Games
Piattaforme: Ps3, Xbox360, PC
Giocatori: Solo offline
Lingua: Inglese, testi in italiano

Goodbye my sweet Irrational

E’ con una certa sofferenza che ci imbarchiamo nel compito di recensire la conclusione delle vicende di Booker ed Elizabeth, non solo perché stiamo parlando di una grandiosa chiusura di un universo videoludico amato come pochi, ma perché si tratta dell’ultima opera di una compagnia che può fregiarsi di aver prodotto alcuni tra i titoli più apprezzati da pubblico e critica di sempre.

E lo possiamo dire con immensa felicità: Burial At Sea Episode 2 è davvero il canto del cigno degli Irrational Games.

Non solo perché dopo lo scivolone fatto con il primo episodio, i ragazzi di Ken Levine hanno invertito la marcia verso un gameplay decisamente più accattivante e particolare, ma perché sono riusciti ad aprire una marea di retroscena sull’universo di Bioshock, legando saldamente due mondi apparentemente lontanissimi, quelli di Columbia e Rapture, rispondendo a domande che non hanno mai avuto risposta.
Un saluto ai fan con una conclusione perfetta per una delle saghe più amate di sempre.

Andata e ritorno

(Di seguito sono presenti spoiler di Bioshock, Bioshock Infinite e del DLC Burial At Sea Episode 1)

Dopo la morte dell’ultimo Comstock al termine del precedente DLC, Elizabeth ha finalmente ottenuto la sua vendetta e può lasciarsi Columbia alle spalle.
Da sempre maestri nel creare delle introduzioni orchestrate a pennello, i ragazzi di Irrational ci presentano una Elizabeth immersa nell’opulenza e nello splendore idilliaco di una soleggiata Parigi, improvvisamente troncata dal ritorno degli incubi di Rapture, che la conducono nuovamente in fondo all’oceano, facendo conoscenza del beniamino degli oppressi, Atlas/Fontaine.

Dimentica di come sia giunta nuovamente a Rapture e soprattutto del motivo che l’ha condotta a tale ritorno, Elizabeth si trova privata dei suoi poteri che la rendevano onnisciente, spinta ora unicamente dal desiderio di trovare e salvare la piccola Sorellina che aveva sfruttato come trappola per Comstock nel precedente capitolo, affrontando nel frattempo un Fontaine che chiaramente non è intenzionato ad aiutarla fino in fondo, pronto sin dalle prime battute di gioco a piantarle un coltello nella schiena. E mentre deve tenere a bada questo villain di enorme spessore, dovrà anche affrontare i ricombinanti di Rapture.

Incapace tuttavia di attaccare a spron battuto i nemici come era tipico di Booker, Elizabeth è costretta ora a fare affidamento sule sue capacità stealth, aprendo un nuovo ventaglio di possibilità.

Silenzio in scena

Nonostante le armi da fuoco facciano ancora parte del nostro arsenale, lo scarso numero delle stesse, e la difficoltà con cui Elizabeth le maneggia (il rateo di fuoco del revolver è per esempio sensibilmente inferiore) fanno sì che il vero cuore del DLC stia nella componente stealth, esaltata dal ritorno della balestra del primo capitolo, questa volta equipaggiata di dardi narcotici, rumorosi e a gas.
Gli attacchi corpo a corpo sono stati pesantemente rivisti, dal momento che ora avranno l’effetto di stordire i nemici solo qualora riusciamo ad attaccarli a sorpresa, osservando un piccolo indicatore di allerta sopra le loro teste. Se questo indicatore diventa rosso, l’unico effetto che il nostro colpo sortirà sarà quello di buttare a terra per breve tempo il nostro avversario dandoci il tempo di fuggire.

Nemmeno a dirlo, i Big Daddy sono diventati nemici non solo temibili, ma letteralmente imbattibili: ciò, unito all’assenza delle vecchie camere della vita, contribuiscono ad accentuare il fattore “terrore”, senza contare la presenza di alcuni momenti letteralmente da brivido, che ci hanno pietrificato (Sander Cohen, tu sia maledetto). Piccola chicca sono i brevi dialoghi dei gemelli Lutece che possiamo ascoltare durante i caricamenti dopo i game-over.

Un altro alleato preziosissimo è il nuovo Plasmide Guardone, con cui diventare temporaneamente invisibili e guardare oltre i muri per individuare i nemici, nonostante un potenziamento renda tale perk decisamente troppo potente, permettendovi di rimanere invisibili permanentemente fintanto che non vi muoverete (condizione che conduce ad un progressivo dispendio di EVE, la sostanza che permette di usare i plasmidi).

Per quanto l’intelligenza artificiale si muova in modo discutibile, il nuovo gameplay introdotto in Burial At Sea Ep.2 funziona alla grande, non solo perché porta una ventata d’aria fresca alla saga, ma perché è riuscito a condensare il tutto in 6 ore di gioco, unendovi la sempre sempre curata narrazione tipica dei ragazzi di Irrational, impreziosita da alcuni nuovi giochi di immagini del tutto originali rispetto agli standard della saga.

Ora concludi la saga, per cortesia

Non solo Burial At Sea 2 è un grandioso DLC, ma è probabilmente una delle opere più curate, drammatiche e toccanti sviluppate per chiudere una trilogia destinata a rimanere nell’olimpo videoludico per molto tempo a venire.

Dopo aver assistito alle ultime fasi di gioco con i brividi che scorrono lungo la schiena e la pelle d’oca, non resta fare altro che applaudire ad un siffatto trait d’union  tra due mondi tanto distanti quanto vicini.

Chapeau, Irrational Games.


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