Metal Gear Solid: Ground Zeroes – Recensione

Titolo: Metal Gear Solid: Ground Zeroes
Genere: Stealth game
Sviluppatore: Kojima Productions
Produttore: Konami
Giocatori offline/online: 1 giocatore (solo off)
Piattaforme: PS3, Xbox360, PS4, Xbox One
Lingua: Inglese sub ita

Money… it’s a gas

Che sia diventato sempre più comune l’abuso da parte delle Software House di DLC che di fatto sono parti del gioco principale rivendute a prezzo maggiore, è, ahi noi, risaputo.
Casi inverosimili come l’epilogo di Prince Of Persia (2008) e i capitoli mancanti di Assassin’s Creed II sono solo la punta dell’iceberg.
Eppure ci sono dei limiti a tutto, in cui il buonsenso dovrebbe aprire la porta dell’ufficio del producer di turno e far notare che si sta compiendo un atto al limite del ridicolo.

Questo simpatico essere evidentemente non ha bussato a casa Konami & Kojima Production, portando alla nascita di Metal Gear Solid: Ground Zeroes.
Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, abbiamo di fronte il prologo del vero nuovo capitolo di Metal Gear (The Phantom Pain).
In altre parole, è l’equivalente dei prologhi di MGS2 ed MGS3 (rispettivamente “Tanker” e “Missione Virtuosa”).
Il problema? 40 euro di costo per un assaggio minimo del gioco finale.
Ma ne varrà almeno la pena?

“Kept you waiting uh?”

Ancora una volta protagonista della vicenda è Big Boss, che dopo gli avvenimenti di Peace Walker ha continuato a sviluppare la sua Mother Base il cui rilievo ha ormai assunto connotati internazionali.
La relativa quiete viene interrotta nel momento in cui si viene a sapere che Paz, agente Cipher sconfitto in precedenza da Big Boss, è ancora viva, segregata assieme al giovane Chico in una base militare americana a Cuba, Camp Omega.

Nelle 2 ore necessarie a completare la missione Ground Zeroes dovremo quindi infiltrarci nell’avamposto evitando di essere individuati come dalla miglior tradizione stealth, pena un attacco in massa delle forze nemiche che, in buona parte dei casi, sono in grado di abbatterci con pochi colpi.

Camp Omega in questo senso è una vera trappola mortale: cecchini, blindati, postazioni antiaeree e sentinelle dovunque vi costringeranno a ponderare i vostri movimenti, in virtù specialmente di una IA molto reattiva ed attenta a ciò che la circonda.

Bisogna ammetterlo: le opzioni che Ground Zeroes concede al giocatore sono davvero parecchie se calcoliamo le dimensioni piuttosto esigue di Camp Omega.
C4, veicoli da sfruttare a piacimento e passaggi segreti sono disseminati un po’ ovunque, spronando il giocatore a cercare il miglior modo per avanzare.

Realtà aumentata

In nostro aiuto subentrano varie feature: in primis potremo interrogare i nostri nemici per avere informazioni utili, come la posizione di loro alleati o di luoghi chiave come armerie e magazzini, mentre le restanti sono prese più o meno di peso da altri esponenti del genere.
Big Boss può ora marcare i nemici e gli oggetti di interesse in modo che essi appaiano sempre su schermo e sulla mappa di gioco, visualizzabile tramite l’apparecchio iDroid, senza contare la possibilità di sfruttare la modalità Riflesso, grazie alla quale il tempo verrà rallentato ogni qualvolta un nemico ci individui, dandoci occasione di eliminarlo prima che dia l’allarme.

Per favorire una esperienza di gioco assolutamente personalizzata, queste caratteristiche di gameplay potranno essere disattivate in qualsiasi momento dal menu di pausa, permettendo, a chi lo desidera, una esperienza più “purista”.

In particolare la modalità Riflesso ha dimostrato di facilitare fin troppo le cose, portandoci a disabilitarla dopo 2 allarmi evitati per miracolo.

Per il resto il gameplay, senza discostarsi troppo da quanto visto in MGS4, si è spinto verso una vena più marcatamente realistica, lasciandoci portare solo un numero limitato di oggetti ed armi, e, per la tristezza di molti fan, alla eliminazione di quelle che dai più sono chiamate “kojimate”, ovvero quegli elementi folli e sopra le righe che da sempre caratterizzano la saga, in primis la celeberrima scatola di cartone.

Certo qualcosina è rimasta (potremo ad esempio impostare la “Cavalcata delle Valchirie” come musica di sottofondo durante l’arrivo dell’elicottero per l’estrazione), ma è una briciola rispetto all’oceano a cui eravamo abituati.
Non è ancora tempo di disperarsi: The Phantom Pain potrebbe rimediare parzialmente a ciò, se non altro con qualche attività secondaria fuori di testa.

Ciò che però fa ancor più storcere il naso è il confronto che viene da fare tra Ground Zeroes e un altro titolo che lo ha chiaramente influenzato: Splinter Cell Blacklist.

Sotto il profilo del gameplay stealth, Blacklist è nettamente più completo di GZ, se non altro in virtù di elementi anche molto basilari come la possibilità di distrarre i nemici fischiando, attirandoli verso di sé, caratteristica del tutto assente nel titolo Kojima. (caricatori lanciabili a parte)

E poi…?

Le vicende di Ground Zeroes, nella loro brevità, riescono ad intrigare, se non altro per via di un lungo ed appassionante video introduttivo ed un finale a sorpresa ben orchestrato.
La narrazione inoltre procede molto più fluida, evitando i lunghi “spiegoni” che spesso anche il fan più accanito digeriva a fatica. Ciononostante Kojima non è venuto meno alla sua vena di sceneggiatore, e ha reso disponibile un “Diario di Paz” ascoltabile via iDroid, nel quale la giovane ragazza descrive con tangibile commozione il conflitto interiore che la divora nel dover compiere la sua missione per conto di Cipher.

Arrivati alla conclusione della missione principale, in modo alquanto ridicolo, apparirà una barra che ci indicherà che la percentuale di completamento del gioco è appena all’8-10%.
E’ giusto sottolineare che la durata complessiva del titolo non si ferma a quelle 3 ore vociferate in rete, ma raggiunge tranquillamente le 6 e anche 7 ore.
Le 4 missioni secondarie permettono di sperimentare nuove situazioni di gioco che certo vedremo più espanse e sviluppate in The Phantom Pain.

Ma il vero perno dell’esperienza di GZ si fonda sulla sua rigiocabilità: se a fatica rigiocate più di una o due volte un titolo, risparmiate i vostri guadagni per altri titoli, o procuratevi GZ a prezzo ridotto.
Viceversa, se, come il sottoscritto, avete rigiocato 100 volte a suo tempo la demo di MGS3, GZ POTREBBE valere l’acquisto a prezzo pieno.

Non chiamatemi OLD Snake

Sotto il profilo tecnico, Ground Zeroes è un gioiello.
Se si pensa che si tratta di un titolo cross-gen, il Fox Engine è davvero qualcosa di spettacolare.

Nonostante alcune magagne tecniche su old gen, il risultato generale è davvero impressionante: una gestione delle luci a dir poco mirabolante, ed una effettistica di prim’ordine sono una goduria per gli occhi, e altrettanto si può dire delle texture, con l’eccezione di quelle dei tessuti che non sempre restituiscono una risoluzione al top.
Se si pensa che tutto questo gira a 60 fps su next gen, possiamo dirci davvero soddisfatti.

Un po’ diverso il discorso quando si affrontano i capitoli ambientati di giorno, nei quali il pop up di elementi quali erba e massi si fa alquanto evidente, e difficilmente riteniamo si tratti di problemi che verranno risolti su The Phantom Pain.
Ribadendo però il fatto che si tratta di un titolo a cavallo tra le due generazioni, non ci sentiamo di criticare più di tanto il lavoro fatto dai grafici.

Parlando del sonoro le lodi sono le medesime: i fan ormai sanno che da un MGS possono attendersi solo un doppiaggio di alta qualità, ma ciononostante sicuramente molti storceranno il naso di fronte al cambiamento di doppiatore di Big Boss.
Dopo anni ed anni passati ad amare il timbro di David Hayter, ora il testimone passa a Kiefer Sutherland.
Beninteso, l’attore statunitense non ha nulla da invidiare a Hayter, e se la cava egregiamente nel suo ruolo, solo che l’effetto è il medesimo che si prova oggi ad ascoltare Homer Simpson non più doppiato dal compianto Accolla.

Il dolore fantasma e il dolore al portafogli

In definitiva consigliare o meno l’acquisto di Ground Zeroes è difficile.
Se siete fan sfegatati e, come già detto, amate rigiocare più volte un videogioco per scoprirne ogni segreto, Ground Zeroes merita l’acquisto.
Dall’altro lato dobbiamo però sottolineare come l’evoluzione di questa saga sembri ancora incompleta, e necessiti di limature nella struttura del gameplay, che, a fronte di tante opzioni concesse al giocatore, si perde in un bicchier d’acqua non permettendogli azioni che ormai son considerate uno standard, come distrarre i nemici fischiando (feature da sempre presente in MGS tramite la bussata sul muro).

L’assenza delle kojimate invece è destinata a dividere il pubblico, ma non ci sentiamo di farla pesare sul voto finale, già sufficientemente e giustamente bastonato da un rapporto longevità prezzo improponibile.

Nel frattempo attendiamo impazienti il vero MGS V.


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