Thief (PS3/Xbox 360) – Recensione


TITOLO: Thief
SVILUPPATORE: Eidos Montreal
PUBLISHER: Square-Enix
GENERE: Stealth
GIOCATORI: 1
RISOLUZIONE: 720p – 1080p
PIATTAFORME: PC, PS3, PS4, Xbox 360, Xbox One (28-02-2014)
LOCALIZZAZIONE: Totalmente in italiano


Che Square-Enix abbia ormai intrapreso la strada dei reboot è ormai storia nota. Tanto clamore hanno suscitato i rifacimenti di Tomb Raider e Deus Ex, due marchi che a loro modo hanno segnato la nascita, lo sviluppo, la morte e la successiva rinascita dei loro generi d’appartenenza.
Ora Il Team Montreal ha preso tra le mani l’ennesima ardua sfida da completare con successo: il reboot di Thief, titolo che a cavallo tra la fine degli anni novanta e l’alba del XXI secolo, è stato il progenitore degli stealth game.
Anche se, raccontare ed elencare le fasi dello sviluppo del suddetto titolo, non è assolutamente un compito da novizi. Nato come il quarto capitolo della saga ed annunciato circa 5 anni fa, Thief è entrato nell’oblio del vaporware, diventando un vero e proprio oggetto misterioso in casa Square-Enix.
Dopo uno sviluppo travagliato, eccolo come un buon vecchio ladro, uscire dall’ombra rinnovato in ogni suo aspetto a cavallo tra la fine della current (divenuta ormai old) gen e l’inizio delle next gen: da quarto capitolo della saga, il titolo diviene un vero e proprio reboot (con la conseguente perdita del “4” nel marchio), proprio come fatto in precedenza dalla software house con Deus Ex: Human Revolution e Tomb Raider.

LADRI SI NASCE
La trama di questo Thief, è opportuno precisare che ha pochissimi punti in comune con i titoli originali che tanto abbiamo amato in passato.
Nonostante il protagonista sia sempre lo storico Garrett, la sua storia di background non ha quasi alcun riscontro se paragonata alla biografia del ladro che nasce e cresce nella setta dei Keepers.
Qui saremo semplicemente Garrett, un ladro che conosce bene il fatto suo, che sa come destreggiarsi e come passare inosservato ai più, mentre esercita la sua professione.
La storia prende il via con il protagonista impegnato in un furto nella casa di un facoltoso nobile, accompagnato dalla misteriosa quanto spregiudicata Erin, ragazza cresciuta sotto l’ala protettiva di Garrett. Durante il colpo, tutto andrà storto per il nostro Garrett, che finirà inevitabilmente K.O. per un lasso di tempo piuttosto prolungato.
Tuttavia, al suo risveglio sarà dotato di alcuni insoliti poteri, e sarà tormentato da strane visioni su quanto accaduto durante il colpo finito male, menzionato in precedenza.
Certo, non un spunto narrativo tanto esaltante da togliere il fiato, ma senza dubbio un incipit che vi spingerà a proseguire nell’avventura, grazie soprattutto ad un velato alone di mistero che avvolge l’intera vicenda.

HIDE, CRAWL AND RUN!
Il sistema di gameplay introdotto con i titoli originari, ha subito un forte restyling da parte di Square-Enix. Il team ha pensato di eliminare il comando del salto, introducendo il più comodo comando della corsa acrobatica, un pò come accaduto nella saga di Assassin’s Creed. L’estrema agilità di Garrett ha fatto sì che gli sviluppatori potessero mettere su una struttura delle mappe decisamente complessa, e ricca di sfaccettature, nonostante la libera esplorazione delle mappe sia circoscritta soltanto negli incarichi secondari, ovvero quando decideremo di sgattaiolare negli appartamenti per fare tabula rasa di ogni oggetto luccicante. Ed è proprio questo che rende Thief un titolo unico, un titolo dotato di due facce che costituiscono la stessa moneta. Un titolo dotato di un lato molto scriptato, diciamo anche fin troppo “guidato”, che caratterizza la maggior parte delle missioni della main quest, dove giocoforza dovremo percorrere determinati percorsi e raggiungere obiettivi predeterminati. Mentre d’altro canto, dà pane agli hardcore gamer più incalliti, con numerosi incarichi secondari, numerose location da esplorare (e svaligiare, ovviamente) con la conseguenza che la campagna principale potrà passare in secondo piano per quei giocatori amanti dell’esplorazione e del completamento al 100%, il tutto senza mai risultare noioso o frustrante, visto anche l’elevato tasso di scalabilità del livello di difficoltà.
Il sistema di combattimento rende giustizia al termine di stealth puro, mettendo decisamente in secondo piano (addirittura sconsigliando!) gli approcci e gli scontri diretti. Le uniche azioni a disposizione di Garrett saranno una schivata, l’uso del manganello e l’uso della sua balestra (dotata di una quantità davvero impressionante di gadget e variabili). Certo, sarà possibile passare inosservati in molteplici modi, ma nel momento in cui sarete avvistati dalle guardie, non sarà affatto semplice darsela a gambe.

Tra frecce con punta d’acqua per spegnere le fiamme vive, bombe accecanti e dardi incendiari, potremo agire sull’ambiente in svariati modi per poterci spianare la strada ed aggirare e/o neutralizzare le guardie. Soprattutto, l’utilizzo dei numerosi gadget che ci verranno somministrati, non potrà essere trascurato da tutti coloro che approcceranno questo titolo, per diverse ragioni: per le mappe che, seppure complesse, non godono di un respiro talmente ampio da permettere manovre di aggiramento, per il livello di difficoltà crescente in maniera proporzionale verso i capitoli finali, ed infine per l’Intelligenza Artificiale che (seppur con le dovute eccezioni che analizzeremo in seguito) offre pochissime vie di fuga.
A proposito dell’Intelligenza Artificiale, quest’ultima offre tanti tocchi di classe, ma saltuariamente incappa in alcuni atteggiamenti che rasentano il ridicolo.
Scappare dalle grinfie delle guardie sarà arduo nella maggior parte delle situazioni, perché i paladini della giustizia vi braccheranno in ogni angolo a colpi di balestra e, soprattutto tenteranno di chiudervi ogni via di fuga. Peccato che questo complesso pattern comportamentale sia circoscritto solo ad alcune zone della mappa, e che una volta entrati in un appartamento, o raggiunto un checkpoint, oppure raggiunto un qualsiasi obiettivo, le guardie smetteranno di cercarvi come se nulla fosse mai accaduto.
Anche a livello comportamentale, in sede di recensione sono state notate diverse imperfezioni, come la mancanza di qualunque reazione ad un rumore sospetto (rompere una bottiglia vicino a un gruppo di guardie, e queste inchioderanno la posizione bloccandovi il passaggio).
Certo, stiamo comunque parlando non di mancanze tanto gravi in grado di compromettere l’esperienza di gioco, ma si nota il grado di superficialità (o forse la fretta) con cui la produzione è stata ultimata.
Un’altro piccolo difetto riscontrato è la sensazione di déjà-vu che si ha durante le fasi di giocato vero e proprio. Infatti, uno dei primi pensieri balzati alla mente è stato l’inevitabile paragone con Dishonored, titolo Bethesda/Arkane Studio che ha visto la luce ormai un anno e mezzo fa.
Ma è pur vero che, se la sensazione di già visto è dietro l’angolo, lo stesso Dishonored ha tratto ispirazione a piene mani dal gameplay dei predecessori della saga di Thief.

L’OCCHIO RUBA LA SUA PARTE
Tecnicamente parlando abbiamo un discreto colpo d’occhio, ma a tanti alti, sono contrapposti altrettanti bassi, mettendo in mostra la gestazione travagliata, affrettata e soprattutto la natura cross-gen del titolo.
Numerosi sono i caricamenti all’interno della Città, mascherati sapientemente dalle animazioni precalcolate di Garrett, come l’apertura di una porta, o l’utilizzo di un utensile per aprire una porta.
Senza contare la quantità di bug irrisori a cui abbiamo assistito come nemici incastrati nei muri od in preda a convulsioni post-mortem e alla totale indistruttibilità degli ambienti.
La versione old-gen testata soffre inoltre di un pesante aliasing su qualunque superficie e di un frame rate piuttosto ballerino, probabilmente frutto della matrice cross-gen del prodotto.
Graficamente il titolo si presenta benino, con panorami evocativi, animazioni convincenti ed una resa delle ambientazioni abbastanza dettagliata, tenendo conto che l’ormai old-gen sta volgendo verso il tramonto.
Inutile dire come le versioni pc e next-gen siano un livello (forse anche più di uno) qualitativo decisamente superiore. Ottima invece l’atmosfera a metà tra il dark e lo steampunk, in una Città che si ispira liberamente ai modelli ed alle strutture dell’Inghilterra Vittoriana del 1800.
Dal punto di vista sonoro, il titolo si attesta si presenta piuttosto bene, con un doppiaggio totalmente in italiano che si attesta su livelli accettabili, considerando che siamo abituati a scempi di tutt’altro genere. Nonostante tutto, le ultime produzioni (Beyond Two Souls, Splinter Cell: Blacklist) hanno raggiunto livelli piuttosto alti di recitazione in fase di doppiaggio, quindi era assolutamente lecito aspettarsi qualcosina in più.
Il fattore longevità rimane alquanto soggettivo, in quanto per completare la main quest, saranno necessarie a malapena 8 ore stiracchiate. Al contrario, se siete amanti dell’esplorazione, degli sbloccabili e sbloccare Achievement (Xbox 360) o Trofei (PS3) è il vostro pane, Thief sarà in grado di intrattenervi per oltre 12 ore, con una quantità immensa di quest secondarie, oltre che ad una buona rigiocabilità della campagna principale.

Requisiti Minimi
-Processore: CPU dual core ad alta performance o quad core
-Memoria: 4 GB di RAM
-Scheda video: AMD Radeon serie 4800 o NVIDIA GeForce GTS 250
-Sistema operativo: Windows Vista aggiornato con DirectX 10

-Hard Disk: 20Gb

VERDETTO FINALE
Possiamo dire che Eidos e Square Enix ce l’hanno fatta ancora una volta. Dopo Deus Ex: Human Revolution e Tomb Raider, questo turno è toccato a Thief. Nonostante tutto, il compito da svolgere per Eidos è stato molto più complesso che nei due casi precedentemente citati.
Vuoi per una gestazione travagliata, che ha costretto a ripensamenti e cambiamenti dell’ultimo minuto, vuoi per la matrice cross-gen del titolo (che non giova né alle vecchie, né alle nuove console), e vuoi anche per un costante paragone con un titolo del calibro di Dishonored, et voila! Avete il quadro completo della situazione in cui si è trovato nel bel mezzo Thief.
Nonostante diverse magagne a livello di Intelligenza Artificiale, a livello di gameplay e soprattutto a livello tecnico, si rivela essere un buon prodotto, estremamente godibile anche per quegli hardcore gamers amanti dello stealth più puro e crudo, che per il momento non vogliono puntare sui muscoli di PS4 e Xbox One. State tranquilli, il prodotto è estremamente godibile anche su old-gen. Purtroppo, le mancanze sopracitate non permettono a Thief di varcare le porte dell’eccellenza ed ergersi al pari degli altri due reboot a cura di Square, ma senza dubbio ci troviamo di fronte ad un buonissimo titolo consigliato a tutti gli amanti dello stealth.

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