Luci e Ombre su Seattle – Speciale InFamous: Second Son

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In una location che rispecchia fedelmente il panorama di una Seattle non troppo futuristica fatta di barili, pneumatici abbandonati e luci al neon, abbiamo avuto l’occasione di essere ancor più vicini a quello che è e sarà inFamous: Second Son, nuovo titolo dei Sucker Punch e terzo capitolo dell’ormai celebre saga in esclusiva per Sony.

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Le parole di Brian Fleming, co-fondatore e producer di Sucker Punch sono chiarissime. Con una piacevole chiacchierata di quindici minuti riesce ad introdurci nella storia di Delsin, richiamando il finale di inFamous 2 e chiarendo alcuni aspetti: il finale buono, da Eroe, viene considerato come finale canonico per la saga ed è a quel finale che si farà riferimento in Second Son. Neanche stavolta verrà accontentato chi attende con ansia la reveal degli altri poteri utilizzabili dal protagonista, per una scelta di marketing infatti sarà possibile scoprirli soltanto al D1 e fino ad ora rimangono confermati soltanto i poteri associati al Neon e al Fumo. Il discorso prosegue caratterizzando il titolo come un prodotto sicuramente ambizioso che permetterà cose straordinarie in-game proprio grazie ad un hardware PS4 che il producer stesso definisce fantastico, e con cui possono essere aggiunte migliorie significative ovviamente impossibili su un hardware datato come PS3. Le scelte tra comportamenti da Eroe o da Infame, che erano state in parte criticate per essere troppo radicali, sono state mantenute su questa impronta poiché, secondo Brian Fleming, il giocatore non sopporta non capire a cosa potranno portare le sue scelte. Il fatto di porre delle scelte radicali ed estremistiche non fa altro che immedesimare e coinvolgere ancor di più il giocatore stesso. Il tutto si conclude con due trailer già mostrati da Sucker Punch nelle scorse settimane, ed uno scorcio del gameplay che abbiamo in seguito avuto occasione di provare durante l’hands-on.

Basta la grafica per poter dire Next-Gen?

L’hands-on ci ha messo di fronte ad una build che fin dall’inizio ci costringe ad adottare un comportamento da Eroe o da Infame, e la missione che scaturirà dalla nostra scelta ci porterà quindi ad affrontare una diversa missione. Sono bastati davvero pochi minuti per cogliere il primo, assurdo difetto che la saga ci ha riproposto: Delsin non sa nuotare e una volta finito in acqua galleggerà con molta tranquillità fino a quando non sfioreremo il touchpad, che ci “teletrasporterà” direttamente a riva.  Una mancanza che ci riporta alla triste memoria del primo capitolo di Assassin’s Creed, in cui la caduta in acqua comportava l’immediata desincronizzazione.

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Siamo però colpiti da una grafica eccezionale, da volti dei personaggi decisamente ben fatti (al contrario di un Killzone Shadow Fall che su questo aspetto aveva fortemente deluso) e una pulizia delle texture davvero convincente. Tutto appare nitido e definito, con il gioco che gira senza problemi a 30 fps granitici ad una risoluzione di 1080p. A ciò si aggiunge però un triste compromesso: in una città fatta di luce e oscurità come la Seattle di Second Son a colpirci è la totale assenza di ombre, se non nelle cutscenes, il che lascia contrariati considerando anche quella che è la teorica potenza di PS4. L’assenza di ombre dinamiche ci da talvolta una sensazione di scarsa profondità degli oggetti, oltre ad essere esteticamente un difetto visibile e non trascurabile.

Rispetto ai precedenti episodi, si nota un netto miglioramento nelle scalate e negli spostamenti. Il neon ci permette di salire rapidamente sui palazzi scalando le mura di essi, e di muoverci da uno all’altro in modo rapido ed efficace. Meno utile il Fumo, che si rivela più adatto al combattimento visto che non permette la scalata verticale della mura o pareti.

Sia nella missione da Eroe che in quella da Infame il comune denominatore è stato purtroppo quello della ripetitività, non solo negli obiettivi da adempiere ma anche in un parco mosse all’apparenza piuttosto spoglio. Non conoscendo ovviamente a memoria i comandi, benché provando tutte le combinazioni possibili, sono 3 le mosse principali che caratterizzano Delsin, sia con il Neon che con il Fumo, ovvero un attacco corpo a corpo, un attacco dalla distanza, ed un attacco in volo, oltre ad una mossa finale denominata “Fendente Radiale” che nella build è stata censurata per non essere rivelata prima del tempo. La missione da Eroe ci ha visto combattere ripetutamente contro alcuni spacciatori per rivelare e distruggere le loro partite di droga nascoste in alcune delle numerose baracche sull’acqua. Nella missione da Infame siamo stati invece protagonisti di atti di violenza contro gruppi di manifestanti contro persone dotate di superpoteri come Delsin. In entrambi i casi ci siamo ritrovati ad affrontare scontri con NPC armati (spacciatori nella missione da Eroe, forze speciali della polizia di Seattle, il DUP, nella missione da Infame). Anche i nemici, che mostrano una discreta resistenza solo dal livello di difficoltà più alto, si sono dimostrati ripetitivi nel loro agire e gli scontri ci hanno ben presto annoiato, soprattutto nella missione da Infame.

Round Table

Abbiamo anche avuto la possibilità di porre alcune domande al già citato Brian Fleming e all’attore principale di inFamous Second Son, Troy Baker, disponibilissimi a rispondere alle nostre curiosità sul gioco e su inFamous in generale.

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Non c’è alcun dubbio che i giocatori e gli appassionati della saga di inFamous abbiano sempre apprezzato la storia principale e le missioni ad essa legate, sempre interessanti e coinvolgenti. I dubbi sono però sorti sulle missioni secondarie, spesso viste come ripetitive e monotone. inFamous Second Son saprà regalarci qualche piacevole ora di gioco in più rispetto ai precedenti capitoli?

(Brian Flaming) Sicuramente la nostra concentrazione è andata sulla storia principale di Delsin, ma abbiamo deciso anche di introdurre delle innovazioni riguardo le missioni secondarie, innovazioni che non verranno svelate fino all’uscita del gioco. Non so se avete notato i droni che si aggirano per Seattle, essi saranno protagonisti di alcune missioni secondarie e sicuramente su questo aspetto siamo stati rispettosi nei confronti dell’utenza, venendogli incontro. Ovviamente però i nostri sforzi maggiori sono sulla storia e c’è un motivo se le missioni secondarie vengono appunto definite “secondarie”.

Spesso la saga inFamous ma anche quest ultimo capitolo sono stati associati a varie serie TV americane. Lo stesso Second Son e Delsin, il protagonista, possono essere associati alla serie TV “Heroes” della NBC. Quali sono le fonti di ispirazioni della saga e, in particolare, di questo nuovo titolo?

(Troy Baker) Sicuramente leggendo fumetti e giocando ai videogiochi le fonti di ispirazione che possono influenzarti sono molte. Forse Heroes indirettamente, ma c’è una serie TV britannica a cui ci siamo ispirati e a cui si ispira il protagonista Delsin, ovvero Misfits. Delsin infatti è facilmente associabile a Nathan, uno dei protagonisti della serie. Per me personalmente, ho sempre cercato di riguardare al me stesso ventiquattrenne (età di Delsin Rowe nel videogioco, ndr) e ho sempre visto una certa empatia tra ciò che ero io a quell’età e ciò che Delsin è. Inoltre in Delsin vedo anche molto di Sid Vicious dei Sex Pistols, è così carismatico, le persone lo seguono e le sue scelte influenzano gli altri…

Se Delsin è un po’ Sid Vicious, possiamo pensare alla sua compagna Fetch come una “Nancy”?

(Troy Baker) Certo, assolutamente. Entrambi hanno un carattere particolare e legano fin da subito.

(Brian Flaming) Fin dall’inizio il nostro punto di riferimento è stato Misfits, di comune accordo con Troy. Un altra fonte di ispirazione è stata sicuramente Johnny Knoxville. Ci siamo chiesti, cosa farebbe Johnny Knoxville se avesse i superpoteri, e proseguivamo spesso chiedendocelo e modellando i personaggi su queste riflessioni. Pensavamo “Johnny Knoxville apprezzerebbe avere questi poteri? Oh si che lo farebbe”. Si, è stata un’utile ispirazione.

(Troy Baker) Ovviamente non abbiamo preso Johnny Knoxville e messo in un videogioco, ma abbiamo creato dei personaggi basandoci sulla domanda “Che cosa farebbero le persone se davvero apprezzassero e amassero alla follia i loro superpoteri”.


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