Donkey Kong Country: Tropical Freeze – Recensione

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Donkey Kong Country: Tropical Freeze

Titolo: Donkey Kong Country: Tropical Freeze
Sviluppatore: Retro Studios
Genere: Platform
Numero di giocatori: 1-2
Piattaforme: Nintendo Wii U
Localizzazione: Testi a schermo in italiano

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=oR0stXSLptE]

Nel 2010 con Donkey Kong Country Returns, Retro Studios riportò alla ribalta lo scimmione più famoso della storia del mondo videoludico con un capitolo eccezionale, capace di sfoggiare in continuazione trovate divertenti e creative. Nel frattempo, il capitolo per Wii è approdato anche su Nintendo 3DS in una versione portatile che ne ha riconfermato l’assoluta qualità. Questa volta il calendario segnava maggio 2013. Neanche un anno fa! Agli inizi del 2014, quindi, l’uscita di Donkey Kong Country: Tropical Freeze per Wii U non è che sia esattamente fonte di grande entusiasmo; anche perché la nuova console Nintendo non si è dimostrata certamente avara nell’offrire titoli di genere platform. L’abilità di Retro Studios sarà perciò bastata a confezionare un’avventura, ancora una volta, di gran classe?

Country (Returns): Tropical Freeze

Meglio essere subito diretti e concisi: Donkey Kong Country: Tropical Freeze, lo si intuisce già dal titolo, è praticamente una sorta di “espansione” del capitolo precedente. Chi ha già sviscerato l’episodio Wii difficilmente resterà sorpreso. Va detto che l’intento del team era proprio quello di regalare agli appassionati un’avventura perfettamente in linea a quella di Returns, avvalorandola soltanto con qualche piccolissima aggiunta. In questo senso, non si può certo dire che Donkey Kong Country: Tropical Freeze deluda le aspettative: il level-design è sempre di alto profilo, le idee non mancano mai e il divertimento si mantiene costante. Tuttavia, se da un lato essere così simile a Country Returns non può che essere un bene, dall’altro Tropical Freeze può inevitabilmente apparire meno fresco e frizzante. Sia chiaro: è tutto bellissimo anche stavolta, ma a mancare è forse un po’ di personalità.

Abbiamo volutamente evitato di parlare della trama del gioco, in quanto (senza nessuna sorpresa) si dimostra praticamente inesistente. Il banalissimo incipit narrativo è l’ennesimo pretesto per far saltellare di qua e di la Donkey e compagnia. Da quanto detto sinora, quindi, alcuni potrebbero quasi pensare che Donkey Kong Country: Tropical Freeze sia un mezzo fallimento. Ma questo non è vero. Seppur non pienamente convincente, il lavoro di Retro Studios rimane assolutamente encomiabile. Il sistema di controllo è preciso e reattivo, mentre gli stage sono dei veri e propri pozzi di idee. Il tutto è poi condito da un grado di sfida generalmente tarato verso l’alto più che verso il basso. In Tropical Freeze si muore parecchio, costringendo spesso a procedere per tentativi, in sequenze “trial and error” che però non sono mai veramente frustranti o irrispettose nei confronti del giocatore. Con un po’ di abilità e pratica anche il salto apparentemente più ostico può essere facilmente superato. Retro Studios, inoltre, è stata abbastanza permissiva: proseguendo nel gioco si farà presto incetta di palloncini (che rappresentano le vite di Donkey Kong) e i checkpoint sono disseminati con una certa frequenza, indi per cui è più questione di provare e riprovare che altro. Prima o dopo, insomma, ce la si fa. Figuratevi che noi non abbiamo mai visto la schermata di game over.

Donkey Kong Country: Tropical Freeze

L’ambientazione marina non poteva mancare

Scuola di game design

Donkey Kong Country: Tropical Freeze brilla soprattutto grazie a un level-design che si sforza di apparire il più “perfetto” possibile. I livelli paiono realizzati con precisione chirurgica: ogni elemento è proprio dove dovrebbe essere. Ecco così che le pale di un mulino, dei ghiaccioli giganti, delle foglie che cadono dagli alberi o persino i nemici diventano piattaforme su cui saltare, in esercizi di stile che sembrano appena uscita da un libro di game design. Le fasi “canoniche” sono poi spezzate dalle intensissime e bellissime sezioni a bordo di barili volanti, carrelli da miniera o delle più “calme” sessioni in fondo al mare, quest’ultime un po’ meno interessanti. Per gli amanti del sano platforming Tropical Freeze è un enorme parco di divertimenti. Rispetto al predecessore, a questo capitolo manca forse un po’ di ritmo, ma complessivamente l’avventura procede lisca e spedita.

Buone, ma non eccezionali, le boss-fight. Esattamente come per i livelli, anche quest’ultime diventano sempre più impegnative, culminando in una battaglia conclusiva che richiederà riflessi pronti e dita veloci.

Novità?

Donkey Kong Country: Tropical Freeze prova anche a mettere in campo qualche novità. Il problema è che sembra lui per primo a non esserne convinto, preferendo non stravolgere in alcun modo la formula ormai collaudata. Le aggiunte, infatti, sono veramente marginali e per nulla incisive. Per esempio, c’è la possibilità di utilizzare una mossa speciale che consente di ottenere qualche banana o cuore in modo facile, oppure vi è l’introduzione, di tanto in tanto, di maniglie poste su piattaforme che, se tirate rilasciano anch’esse semplici oggetti e, solo in pochissime occasioni, si dimostrano decisive per modificare l’assetto delle ambientazioni. Molto di rado, inoltre, la visuale prenderà le distanze dalla classica vista laterale tipica dei platform 2D per posizionarsi dietro le spalle dello scimmione, mostrando così la tridimensionalità delle location e dando qualche nuovo spunto alla giocabilità. Infine, in Tropical Freeze non ci c’è solo Diddy a farci compagnia, ma potremo avere al nostro fianco anche Dixie e Cranky. Peccato che preferire l’uno piuttosto che l’altro faccia poca reale differenza. Personalmente parlando, abbiamo completato la maggior parte degli stage con Dixie, la quale permette di eseguire salti più alti e prolungati del normale, oltre a dare modo di sfidare le correnti più forti mentre si è sott’acqua. In breve: tutte le novità di Donkey Kong Country: Tropical Freeze lasciano abbastanza a desiderare e fondamentalmente non aggiungono assolutamente nulla all’esperienza finale. Passano quasi inosservate.

Tra ghiaccio...

Tra ghiaccio…

Volendo continuare a tirare le orecchie a Retro Studios, ci sarebbero altri due aspetti da trattare. Il primo è che il GamePad di Wii U è, di fatto, inutile. Può essere sfruttato soltanto per giocare senza dipendere dalla TV. Basta. Nient’altro. Lo schermo del controller, infatti, rimarrà spento durante le partite. Un po’ deludente. Per quel che concerne il secondo, precisiamo che andiamo controcorrente rispetto alla maggior parte delle opinioni, ma la nostra prova diretta ha evidenziato una longevità di base sinceramente insoddisfacente. Siamo giunti ai titoli di coda in circa sei ore. Vero che non siamo mai rimasti fermi a lungo, nemmeno nei punti particolarmente ardui, ma onestamente ci aspettavamo qualcosa in più. Più che la longevità in sé, è il numero di mondi del gioco a lasciare con l’amaro in bocca: solo sei rispetto ai classici otto. Ovviamente, chiariamo subito che il vero punto forte dell’esperienza rimane la rigiocabilità e l’esplorazione minuziosa delle location. Come da tradizione, Donkey Kong Country: Tropical Freeze è un titolo che punta moltissimo del suo appeal su stage segreti, prove a tempo e collezionabili da raccogliere. Sotto questo punto di vista, si può quasi affermare che il vero gioco inizia proprio alla fine. Completare il titolo al 100% richiede tempo, fatica e tanta dedizione. È una sfida decisamene impegnativa, che metterà a dura prova anche i nervi del giocatore più navigato. Siete avvisati! C’è quindi tanto con cui giocare e mettersi alla prova, cimentandosi anche nella modalità multiplayer. Sfortunatamente non abbiamo avuto modo di testarla, ma sicuramente si tratta di un’opzione interessante, che permette a due giocatori di divertirsi e affrontare i livelli insieme.

Salto generazionale

Graficamente Donkey Kong Country: Tropical Freeze è un buon titolo. I colori sono armoniosi e la pulizia dell’immagine eccellente, così come la fluidità dell’azione. Si poteva fare di più? Si. Per quanto la complessità poligonale e la qualità delle texture sia decisamente superiore al passato, l’impatto complessivo non riesce a stupire. L’unica cosa che risalta all’occhio è la realizzazione del pelo di Donkey. Non fraintendete: lo stile non manca e la grafica è assolutamente piacevole, ma Nintendo Wii U può essere sfruttato di più. Ribadiamo, tuttavia, che il team ha svolto un buonissimo lavoro, soprattutto per quanto riguarda la varietà di ambientazioni e la sublime direzione artistica.

Niente da dire, invece, sul comparto audio. Gli effetti sono perfettamente inseriti nel contesto allegro del gioco e le musiche riescono a farsi apprezzare e a marcare efficacemente le situazioni su schermo. Alcune tracce sono veramente stupende.

Donkey Kong Country: Tropical Freeze

… e fuoco!

Donkey Kong Country: Tropical Freeze è un buon capitolo della serie, ma sfortunatamente non è riuscito a convincerci al cento per cento. Le novità introdotte sono inutili, il GamePad non viene in alcun modo sfruttato, la sensazione di deja-vu ci ha assillato in più occasioni e il numero di stage principali non è riuscito a soddisfarci. Ciò detto, Tropical Freeze può fregiarsi di possedere un level-design eccellente, sorretto da idee talvolta geniali. L’impressione che ci è rimasta, però, è che questa volta manchi quel qualcosa che gli faccia fare il salto di qualità necessario a renderla un’avventura realmente indimenticabile. Un peccato a metà: malgrado la fortissima ispirazione a Country Returns non ci sentiamo di penalizzare troppo Tropical Freeze. Soprattutto perché si tratta di un’opera di spessore e meritevole dell’attenzione di tutti i possessori di Nintendo Wii U. Retro Studios ha dimostrato ancora una volta il suo talento. Se siete fan della serie e non ne avete ancora avuto abbastanza di platform, Donkey Kong Country: Tropical Freeze saprà soddisfarvi pienamente.

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