Recensione – Outlast (console version)

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Outlast-Horror

Nel mese di Febbraio, mese in cui giungerà al termine l’attesa della next-gen per quanto riguarda il fronte giochi, Sony, inserisce nella propria offerta PSN (Gratis per gli utenti Plus, 19,99 euro per i non iscritti) una piccola perla per tutti gli amanti del Survival Horror.

Titolo: Outlast
Sviluppatore: Red Barrells
Publisher: Red Barrells
Numero giocatori offline/online: 1/no online
Piattaforme: PS4, PC
Localizzazione: Testi in italiano, voci inglesi

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=ZkSydla4sxo]

Outlast si presenta come un horror basato sulla fuga, completamente in linea col Trend che ultimamente sta spopolando, principalmente sul fronte degli Indie, in cui troviamo titoli come Insomnia e l’imminente Daylight. Il titolo basa la sua essenza sull’ansia e sullo spavento che riescono a colpire il giocatore grazie ad una buona, seppur scarna, colonna sonora, composta principalmente da brevi crescendo in archi e percussioni ad incidere in situazioni di pericolo; questi vengono poi accentuati dagli effetti sonori come passi, urla e il continuo ed incessante ansimare del protagonista. Altro aspetto perfettamente usato per lo scopo è l’effetto delle luci, anche se sarebbe meglio parlare di ombre; infatti la stra-maggioranza degli schemi del titolo risulteranno bui o fievolmente illuminati da piccoli lumi o lampi temporaleschi. Per contrastare l’opprimente oscurità il nostro protagonista avrà a disposizione la sua videocamera digitale provvista di visione notturna; questa risulta essere la piccola, seppur marginale, vena di originalità di Outlast  che va a sostituire l’immancabile torcia.

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Inoltre la telecamera svolge anche una importante funzione legata alla trama.

Noi inpersonificheremo Miles Upshur, giornalista Freelance, che in seguito alla ricezione di una particolare mail, su strane attività in corso all’interno del manicomio di Mount Massive, il quale dovrebbe essere stato chiuso da tempo, decide di indagare infiltrandosi nella struttura e filmando tutto quel che può. Una volta entrato nella struttura però, si troverà davanti uno spettacolo agghiacciante ed estremamente pericoloso, con morti e sangue ovunque, matti fuori controllo, bestioni assassini e parvenze religiose da cui cercherà di scappare con tutto se stesso.

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Il manicomio è enorme, ricco di stanze e ambienti diversi, colmo di oggetti, ma solo scenici, visto che l’interazione con questi è praticamente nulla, sia attivamente che passivamente, eccezion fatta per le pozze di sangue che possono macchiare i nostri piedi e permetterci di lasciare qualche impronta in giro. Così il nostro protagonista, privo di qual si voglia arma, per sopravvivere, dovrà ricorrere alla sua unica risorsa…La Fuga. Occasionalmente si potrà ricorrere a nascondigli, quali angoli bui, sotto letti e scrivanie e addirittura all’interno di armadietti.

La trama, per quanto banale e ricca di cliché, svolge bene il suo lavoro, ovvero dare un motivo al giocatore per immettersi in una situazione piuttosto pericolosa.

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Il motore grafico è spinto al massimo creando un aspetto estetico splendido, con una ricca quantità di poligoni e texture raramente sgranate, anche se vanno notati alcuni intensi cali di frame, soprattutto nelle fasi di fuga. Risulta inoltre molto interessante la scelta estetica nella realizzazione dei modelli umani, tutti quasi, se non del tutto, nudi e con una rappresentazione muscolare quasi esterna alla pelle e con un colore simile al cartone.

Nel complesso Outlast offre un’esperienza piena di circa 6-7 ore, che nelle speedrun più incallite può scendere sino a circa 1 ora; con tanti pro e qualche contro, dati dalla perdita di atmosfera che può percepire il giocatore a seguito di una prolungata esperienza di gioco, imparando gli schemi e i sistemi di cui è composto il titolo.

Nel complesso Outlast è un ottimo titolo che saprà regalare emozioni forti e donare esperienze che ultimamente non molti titoli sono in grado di dare, soprattutto nel loro genere, l’Horror.

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