The Last of Us: Left Behind – Recensione

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The Last of Us: Left Behind

Titolo: The Last of Us: Left Behind
Sviluppatore: Naughty Dog
Genere: Azione/Avventura/Sparatutto
Numero di giocatori: 1
Piattaforme: PlayStation 3
Localizzazione: Completamente in italiano

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=FjkM414zZRU]

Non vi è alcun dubbio sul fatto che The Last of Us sia stato uno dei migliori titoli del 2013. Quando Naughty Dog annunciò di essere al lavoro su un DLC single player, furono probabilmente molte di più le persone felici che quelle scontente della notizia, desiderose di immergersi nuovamente nell’atmosfera cupa del gioco. Quel giorno è infine arrivato. Left Behind, l’unico contenuto aggiuntivo (single player) di The Last of Us, è uscito proprio per San Valentino. Sarà valsa la pena festeggiare in compagnia di Ellie?

Tra passato e presente

È difficile parlare di The Last of Us: Left Behind senza incappare nel rischio spoiler. Naughty Dog ha puntato tutte le sue carte sulla narrazione, proseguendo quanto di buono fatto con l’avventura principale, in cui Left Behind va a inserirsi. Non vi diremo dove e quando, ma il DLC è a tutti gli effetti ambientato in un punto cruciale della campagna di The Last of Us. Questo potrebbe far storcere il naso a molti, convinti che i “cagnacci” abbiano di fatto tagliato il gioco originale solo per poi rilasciare un riempitivo e approfittarsi dei portafogli dei fan. In fondo, sono molte le case di sviluppo che agiscono in tale maniera. Fidatevi, però: non è questo il caso. Anche se,  va detto, il costo del biglietto del viaggio non è che sia esattamente economico; parliamo di quindici euro. Risulta perciò difficile consigliare Left Behind a coloro che non siano letteralmente innamorati di The Last of Us. In quel caso, meglio aspettare un calo di prezzo. Ma in Left Behind c’è passione, sentimento, qualità. Si vede a ogni passo, a ogni scambio di battute, a ogni filmato, a ogni, incredibilmente vero, sguardo di Ellie.

Più che a rivelare importanti retroscena sulla trama, le sezioni ambientate durante i fatti dell’opera principale servono a donare quel giusto equilibrio ludico che ogni videogioco dovrebbe possedere. Left Behind è un ottimo DLC: non è indispensabile e non lo deve essere (altrimenti sarebbe un ingiustificato taglio al gioco principale no?), ma è soltanto un “di più”, un valore aggiunto per quegli appassionati che sentono ancora la voglia di passare qualche ora in compagnia di Ellie. È solo a loro che si rivolge, come ogni buon DLC dovrebbe fare. Nella sua intrinseca natura di orpello, si dimostra comunque un contenuto importante, perché approfondisce con intelligenza il personaggio di Ellie, donandole ancora più spessore e credibilità. Se quindi, come detto, da una parte The Last of Us: Left Behind riporta il giocatore in un territorio esattamente già esplorato, tra infetti e umani da combattere, dall’altro lo trasporta indietro nel tempo, nei ricordi di una Ellie più “spensierata”, ignara degli orrori che vivrà da lì a poco. Qui, non ci sono provviste da cercare per salvarsi la pelle, fucili da imbracciare o mostri e cacciatori da uccidere di soppiatto con un coltello conficcato nella giugulare. Qui, c’è solo Riley.

The Last of Us: Left Behind

Compagna di giochi

Il fatto è che, di tutte queste cose, non se ne sente il bisogno. Mentre si è insieme a Riley, l’amica del cuore di Ellie, non passa nemmeno per la mente di controllare se tra le mani si ha un coltellino o una pistola. La narrazione è talmente trascinante che le piccole azioni e i piccoli gesti riescono quasi a far dimenticare di trovarsi in un mondo dove la sopravvivenza è alla base di tutto, tanto che le derivazioni con la “Ellie combattiva” possono sembrare interruzioni della storia (per quanto sempre gradite e collocate perfettamente al punto giusto per aumentare la suspense). Dopo l’ottimo lavoro svolto con The Last of Us, Naughty Dog si riconferma capace di trattare il tema dei rapporti umani con assoluta delicatezza, veridicità e pathos. È quindi vero che Left Behind risulta meno interattivo dell’opera da cui proviene, ma siamo davvero sicuri che sarebbe stato meglio un DLC dove davvero non ci sarebbe stato nulla di nuovo rispetto al gioco principale? Naughty Dog ha fatto la scelta giusta, equilibrando la situazione grazie all’escamotage dell’interscambio tra passato e presente. Se proprio vogliamo dirla tutta, poi, è pur vero che i combattimenti sono una manciata, ma perlomeno verso la fine introducono anche una novità: la possibilità di affrontare infetti e umani contemporaneamente, a beneficio dell’imprevedibilità dell’azione. A essere sinceri, abbiamo trovato gli scontri di Left Behind persino più intensi e tensivi di quelli di The Last of Us. Ricordiamoci, inoltre, che Ellie raramente può affrontare a viso aperto una minaccia senza fare una brutta fine. Ogni mossa va ponderata con intelligenza.

Il focus è comunque sul rapporto tra Ellie e Riley. È qui che subentra con prepotenza lo spirito narrativo del gioco, fatto più di dialoghi (resi ancora più espressivi da un doppiaggio in italiano superlativo) che di azione. Ma anche se potrebbe sembrare, Left Behind non si dimentica mai della sua componente ludica. Esplora nuove possibilità di fondere storia e videogioco; raggiungendo risultati probabilmente migliori di Quantic Dream, senza nulla togliere al buon lavoro e all’estro di David Cage. Una gara a chi spacca più finestrini di automobili con dei mattoni o una “sparatoria” con pistole ad acqua (tra l’altro decisamente coinvolgente) divengono così attività divertenti e appassionanti quanto un incontro diretto con un clicker. Nella sua semplicità, Left Behind vince, emoziona, lascia il segno. Tra barzellette e parolacce (mai fuori luogo), scorribande in un negozio di maschere e persino in una sala giochi in cui l’unico modo per giocare a un videogame è fare affidamento sulla propria immaginazione (ma ci pensate a vivere in un mondo così?), il team riesce a trasportare l’utente in un viaggio impensabilmente appassionante, empatico, dimostrando di saper sfruttare semplici idee per dar e vita a momenti memorabili e incisivi.

The Last of Us: Left Behind

Breve, ma intenso

Si finisce perciò a scoprire qualcosa di più del carattere di Ellie, in un crescendo che porta a un “colpo di scena” che almeno di primo acchito non può che lasciare sinceramente di stucco, soprattutto per la maestria con cui è posto. Registicamente Naughty Dog sa davvero il fatto suo. Dopo Uncharted e The Last of Us, Left Behind è solamente l’ennesima conferma. Per quanto condensata in circa due ore, la narrativa del DLC è eccellente: matura, sceneggiata con estrema cura e coerente. Percorre la fanciullezza racchiusa in ogni ragazzino. Per quanto il mondo esterno possa essere brutale e ingiusto, la voglia di vivere, di divertirsi, di scoprire la vita nella sua semplicità e quotidianità, prende il sopravvento. Anche in un centro commerciale ormai in rovina, in una realtà pericolosa, mortale, ogni cosa può diventare un gioco, fosse anche una banalissima scala mobile.

Left Behind si avventura anche nell’essenza più terra terra della esistenza umana, guardando il mondo attraverso gli occhi di due “bambine” che non hanno idea di come fosse la vita prima della pandemia. Bambine destinate a divenire adulte troppo presto, ma non per questo prive della curiosità e di una certa spensieratezza tipiche della fanciullezza. Ma la tensione di vivere allo sbando rimane comunque una costante e l’esuberanza è forse anche un modo per nascondere l’incessante paura dell’inevitabile morte. La sola domande è: come? Alla fine bisogna quindi tornare a guardare in faccia la cruda realtà e, proprio allora, come all’improvviso risveglio da un sogno dolceamaro, Left Behind si interrompe, ci lascia. E lo fa probabilmente troppo bruscamente. Crediamo che Naughty Dog avrebbe potuto continuare la storia ancora per un po’: magari ci sarebbe scappata una delle scene più forti dell’intero viaggio di Ellie. Ma con una situazione delicata come questa si sarebbe anche potuto scadere nella banalità, vanificando gli sforzi compiuti fino a ora. Forse, bastava solo un pizzico di coraggio in più.

Left Behind

Conclusioni

Maturo, profondo, emozionante. The Last of Us: Left Behind si rivolge a chi ha amato alla follia il titolo originale, abbandonando per buona parte l’azione combattiva per seguire binari più calmi e riflessivi, facendoci vivere, in compagnia di Ellie e Riley, una semplice giornata in un mondo, di contro, a dir poco difficile. Left Behind è quindi un’ottima parentesi della storia di The Last of Us, capace di scavare più a fondo, quasi psicologicamente, nella personalità di Ellie. L’eccellente narrazione cinematografica piega il gioco, ma grazie alle ottime intuizioni del team il gameplay non appare mai veramente sacrificato, per quanto (per alcuni), potrebbe trattarsi spesso di un’interattività limitata. Alla fin fine, il peccato più grande  è che questa parentesi viene chiusa troppo in fretta.

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