Rebis – Naufragati nel deserto – Recensione

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I REBIS sono un duo genovese composto dalla cantante Alessandra Ravizza e dal chitarrista e compositore Andrea Megliola.

Il nome del gruppo, di chiara derivazione latina, è emblematico della ricercatezza e della contaminazione equilibrata di vari generi musicali che si uniscono in un risultato molto interessante.

digipak rebis

L’album d’esordio, “Naufragati nel deserto” si apre con un breve brano che preannuncia i vari intrecci stilistici che si avrà modo di ascoltare.

La seconda traccia è “Pir meu cori” in cui si fondono musiche e lingue diverse sapientemente mescolate dalla voce calda della Ravizza. Ed è così che la lingua siciliana si fonde con l’arabo e, chiudendo gli occhi, sembra di sentire gli odori e i colori di Istanbul, città Turca da sempre simbolo della convivenza tra oriente ed occidente.

Il ritmo cambia ne ”L’Attesa” il cui inizio di basso sembra riprodurre i passi lenti e silenziosi sulla neve in un cammino verso la bella stagione, in un’attesa di sole che tutti viviamo nelle lunghe giornate di Gennaio e Febbraio, stanchi dell’inverno e desiderosi di sole e profumi primaverili. “Passerà l’attesa, fioriranno gli alberi tutto l’anno” sono le parole del ritornello e sono le stesse che probabilmente a volte abbiamo pensato di fronte ad una nevicata o ad una pioggia incessante nel grigiore delle giornate invernali.

Il riff del ritornello simboleggia l’attesa che ciclicamente si ripeterà proprio come si ripetono incessantemente le stagioni.

L’attesa lascia il posto all’estate, con il brano “Un mare”, che trasmette tutto il calore e l’intensità delle giornate estive lunghe e calde ma mai a sufficienza da non desiderarne altre.

Il deserto descritto mi ha fatto pensare allo stato d’animo che si ha in attesa delle tanto agognate ferie estive: l’animo è stanco e provato da farci sembrare immobili come le dune del deserto, in realtà è un fermo apparente: “se non lo conosci è vuoto, se non lo ascolti è silente ma il deserto è vivo e respira ed è mosso dal vento e dal fuoco”. 

Ed è proprio quando ci si aspetterebbe un brano dai toni calmi e caldi come quelli autunnali, che rimaniamo stupiti dall’allegria e dalla  leggerezza degli archi e delle corde di “Domani” che affronta un tema decisamente introspettivo: la necessità di stabilire la giusta distanza all’interno di una relazione amorosa per ricordare la propria identità e non fondersi (o confondersi) totalmente nell’altro per far sì che un rapporto non si annulli, ma continui a crescere nel tempo.

la distanza mi mostra una parte di te, nuova per me ma ho bisogno del tuo calore, di abbracciarti annusando il tuo odore

Arriviamo a “Naufragati nel deserto”, il cuore dell’album che ne racchiude tutti i temi e l’essenza. Il deserto del brano è indubbiamente quello geografico dell’Africa, esteso e ricco di culture diverse e lontane solo apparentemente dalla nostra, ma è anche un deserto metaforico che possiamo sperimentare alle volte nella vita di tutti i giorni: un’assenza di idee, di cultura e di rispetto dell’altrui identità. Un deserto che sicuramente è un punto di arrivo ma che può diventare un punto di partenza alla scoperta del prossimo e di sé stessi.

La neve e le rose” attraverso il ritmo lento e cadenzato e la metafora stagionale già sperimentata in “L’attesa”, ci porta dentro al gelo proprio di una discussione tra innamorati.

Ya Yasmina attunsiyya” ci proietta nella primavera araba, purtroppo ancora aperta in tanti paesi. L’ascolto del brano porta alla riflessione sulla globalizzazione intesa come “comprensione” e “accoglienza” del prossimo, troppo spesso avvertito come “diverso” e “pericoloso” solo perché portatore di una cultura differente dalla nostra.

Genova rivive e canta coi suoi vicoli e con la sua affascinante caoticità in “La notte di San Giovanni” .

Due importanti stagioni della vita umana vengono descritte e cantate nei brani “Tra le nuvole” e “Alla luce”.

“Riflessi di tegole” si fa apprezzare per la delicatezza del violino e per la leggerezza del ritornello.

“Qualcuno,nessuno” chiude l’album con una domanda (“C’è qualcuno, c’è nessuno?”) che in tempi di amicizie e amori virtuali assume ancora più rilevanza.

L’album è sicuramente apprezzabile per la ricercatezza musicale e per l’utilizzo sapiente di strumenti particolari come i fiati etnici che riportano ad atmosfere lontane ed affascinanti.

 

Da sempre appassionata di musica, viaggi e buon vino :-) Sono alla ricerca di musica che mi stupisca

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