12 Anni Schiavo – Recensione

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Sembra che nell’ultimo anno il cinema americano stia provando a fare i conti con quello che è stato uno dei più grandi orrori della sua breve ma sanguinosa storia: lo schiavismo dei neri.

In un percorso iniziato con “Lincoln” di Spielberg, in cui il tema della schiavitù era ovviamente presente ma oscurato in qualche modo dalla necessità di raccontare la vita di una figura cosi carismatica e importante, si è passati al cinema (in apparenza) fracassone e irriverente di “Django Unchained” di Tarantino, dove invece si cerca di riscrivere la storia narrando la vicenda di uno schiavo che si libera dalle catene e va a liberare la sua donna, sottomessa dal solito possidente terriero senza scrupoli.

A differenza dei due film precedenti, 12 Anni Schiavo (adattamento del romanzo biografico ed omonimo) sin dai primissimi minuti si prefigge lo scopo di farci vivere, respirare e osservare la vera storia di Solomon Northup, uomo libero e musicista rispettato, che viene catturato e per dodici anni è costretto a lavorare nei campi e subire le peggiori angherie e umiliazioni. Non a caso il film inizia con il protagonista che è già stato catturato e costretto a lavorare nei campi, per poi farci conoscere solo in maniera superficiale, tramite l’uso di alcuni flashback, la vita agiata e rispettabile che conduceva nei panni di un onesto cittadino nella contea di Saratoga.

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Nelle oltre due ore di pellicola, Steve McQueen ci fa assistere al progressivo annullamento di Solomon (Chiwetel Ejiofor), che giorno dopo giorno, sembra quasi rassegnarsi all’idea di essere sottomesso, di obbedire ciecamente e fedelmente al sadico padrone Edwin Epps, un Micheal Fassbender esagerato, folle nella personificazione di un personaggio ambiguo e controverso che in maniera abbastanza paradossale, per lunghi tratti è il vero protagonista del film e l’unico personaggio con un minimo di spessore cinematografico e recitativo.

Nel lento scorrere dei minuti, Steve McQueen si abbandona ad una dimensione estetica, di perfetta resa visiva, preferendo inquadrature suggestive e una regia eccelsa, tralasciando però quello che poteva e doveva essere il fulcro della storia, ovvero la tragica vicenda di Solomon Northup.

In 12 Anni Schiavo, manca il pathos, la sofferenza, la partecipazione, non si riesce in alcun modo ad emozionarsi e sentirsi coinvolti , tutto sembra essere ritratto in maniera superficiale, non dando peso alla dimensione umanamente tragica di un uomo a cui è stato tolto tutto tranne che la vita.

Più che ad una denuncia morale, sostanziale del fenomeno dello schiavismo, si privilegia una visione “fisica” e sanguinosa, tra fustigazioni, percosse, impiccagioni e maltrattamenti, che non fornisce nessuno spunto storico-politico avendo il solo scopo (peraltro non molto riuscito) di muovere a compassione lo spettatore.

12 Anni Schiavo non può essere di certo definito un film mediocre, anche perché la cura e la perizia estetica a cui il regista inglese ci aveva abituato qui forse ha il suo picco più alto, tuttavia è inevitabile l’amaro in bocca per una pellicola potenzialmente devastante che però alla fine dei conti spesso sembra essere più un esercizio estetico e registico, lasciando in secondo piano il desiderio di raccontare la straordinaria storia di Solomon Northup.

Scheda film

Titolo: 12 Anni Schiavo (12 Years a Slave)
Regia: Steve McQueen
Cast: Chiwetel Ejiofor, Dwight Henry, Brad Pitt, Paul Giamatti, Michael Fassbender, Paul Dano, Benedict Cumberbatch, Sarah Paulson, Garret Dillahunt, Quvenzhané Wallis, Alfre Woodard
Genere: Drammatico
Durata: 133’
Produzione: Regency Enterprises
Distribuzione: Bim Distribuzione
Nazione: USA, Regno Unito
Uscita: 20/02/2014.

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