Rekoil

Non è mai facile recensire un FPS di questi tempi. Ovviamente lo dico a titolo personale. L’esplosione di sparatutto in prima persona che ha contraddistinto la (non da molto) passata generazione di console, ha creato un livello di saturazione del mercato talmente elevato, che ormai l’interesse che si poteva avere per questo genere è andato sempre più calando. Non aiuta di certo avere dei brand dai nomi altisonanti come “Call of Duty” e “Battlefield” che, nel bene o nel male, monopolizzano le attenzioni di ogni videogiocatore ad ogni nuovo titolo rilasciato (e, nel caso del primo nominato, addirittura a cadenza annuale).

Ne conviene quindi che riuscire a spiccare in mezzo a questi mostri dal budget sconfinato, è un’ardua impresa: molti ci hanno provato e chi ci è riuscito, ce l’ha fatta puntando tutto su gimmick o elementi che li rendessero riconoscibili dalla massa, ad esempio “Bioshock” con la sua trama e il suo art style o “Borderlands” con il suo stile bizzarro e trasgressivo.

Nella stessa impresa si è cimentato “Rekoil: Liberator”, sparatutto esclusivamente multiplayer in prima persona sviluppato da “Plastic Piranha”, variante per console Xbox 360 del gioco uscito su piattaforma Steam, chiamato semplicemente “Rekoil”. Questo titolo possiede qualità tali da renderlo interessante e variegato, offrendo una valida alternativa ai titoli più blasonati del genere?

Risposta breve: no. Risposta lunga a seguire…

Titolo: Rekoil: Liberator
Sviluppatore: Plastic Piranha
Publisher: 505 Games
Genere: FPS Multiplayer
Piattaforma: Xbox 360
Localizzazione: Testi in italiano, Doppiaggio inglese

screenlg1

Anonimo è la prima parola che viene in mente guardando i modelli dei personaggi di Rekoil

GIA VISTO, GIA FATTO

La “storia”, enfasi sulle virgolette, vede il mondo in preda al panico per colpa di una non ben identificata epidemia che ha decimato la popolazione mondiale, lasciando i restanti sopravvissuti in preda al caos, mentre una corporazione malvagia, o forse no, chiamata “Darkwater Inc.” cerca di prestabilire un nuovo ordine mondiale con il pugno di ferro. Contro di loro un gruppo di ribelli chiamati “Minutemen“, che invece vogliono…boh, fare altre cose presumo, non viene specificato. In effetti, NIENTE della trama è specificato nel gioco, tutto quello che ho appena scritto viene direttamente da 2 righe e mezzo scritte nel sito ufficiale (sul serio), segno inequivocabile di come la storia sia qui utilizzata solo come mero espediente per le sparatorie. Tuttavia la trama in un genere come gli FPS, rappresenta, nella grande maggioranza dei casi, sempre l’elemento debole della catena, un punto dove non bisognerebbe mai battere troppo e si potrebbe, anche in questo caso, guardare e passare oltre, focalizzandoci su altro.

Le modalità di gioco sono le stesse che tutti gli amanti degli sparatutto in prima persona conoscono: troviamo i classici “Deathmatch” tutti contro tutti e a squadre, la modalità “Cattura la bandiera” e la sua variante “Trattieni la bandiera”, dove la bandiera è rappresentata da una valigetta (Team Fortress 2?) e il “Punto di controllo” dove le squadre devono catturare vari checkpoint e difendere quelli già ottenuti. Diversa dalle altre (e, ovviamente, la più interessante) è la modalità “Rekondito”, dove un singolo giocatore viene scelto per essere il “Rekondito”, una creatura invisibile armata di coltello, il quale deve far piazza pulita dei suoi inseguitori, ovvero gli altri giocatori, agendo come un predatore silenzioso ed eliminandoli uno per uno. I cacciatori saranno a conoscenza della presenza del Rekondito nei paraggi, in quanto i colori a schermo inizieranno a perdere tonalità, fino a diventare completamente bianco e nero. Chi riuscirà ad uccidere il Rekondito, diventerà suddetta creatura lui stesso e riprenderà la caccia, fino allo scadere del tempo.

screenlg4

Uhm…no, graficamente decisamente non ci siamo…

Graficamente, purtroppo, “Rekoil: Liberator”, non si dimostra all’altezza dell’anno in cui è uscito: si noterà subito nei primi istanti, una qualità grafica molto bassa, rasente la sufficienza, con modelli poligonali datati e texture poco definite. Nello stesso limbo risiedono i modelli dei personaggi, tristemente anonimi nella loro realizzazione: i membri della corporazione sono i classici soldati molto cattivi, mentre i ribelli sono gli stereotipati ribelli di colore (mi verrebbe da dire ai limiti del razzismo, ma in tutta onestà non penso di potermi spingere a tanto). Nota di demerito anche per le animazioni che risultano parecchio bruttine e scattose.

COLPO A VUOTO

All’inizio di una partita, dovremo scegliere la nostra classe, che può variare dal classico soldato armato di fucile d’assalto, al cecchino per chi preferisce lo scontro distante. Subito scopriremo, a seconda della nostra fortuna, se siamo capitati in una partita dove è presente il classico “simpaticone” di turno che provvederà ad ucciderci nell’istante subito dopo lo spawn. Perché si, non solo è possibilissimo fare “spawn-kill”, ma risulta anche estremamente facile, considerando i luoghi dove è possibile tornare in vita, pochi e prevedibili. Superato quest’ostacolo, come si comporta il gioco durante le sparatorie? Purtroppo anche qui dobbiamo registrare una grave pecca: le armi soffrono di un bilanciamento estremamente approssimativo e a tratti assurdo, come fucili a pompa che funzionano con un raggio d’azione estremamente lungo e fucili da cecchino troppo “semplici” da utilizzare, per uccisioni facili anche a mezzo metro di distanza. A tutto questo fa da contorno una hit-box dei nemici non ben gestita; in molte occasioni vi capiterà di ottenere un colpo alla testa quando stavate mirando al corpo o addirittura poco distante dal nemico stesso.

7950108426_218752c46c_z-3c3f5

Credetemi, anche a distanza così ravvicinata, il fucile da cecchino è più utile di uno shotgun

Tuttavia, uno dei “crimini” peggiori di cui si può accusare il gioco, rientra nell’inspiegabile scelta del dedicare alle granate e al coltello per gli attacchi melee uno slot arma a parte (selezionabile con il D-Pad), invece che un tasto apposito, come nella maggior parte degli sparatutto odierni, creando una incredibile confusione nel giocatore (che prontamente si tradurrà in una morte rapida).

Bisogna però evidenziare un lato positivo del titolo di Plastic Piranha: data la sua natura arcade e con la volontà di rendere il gioco il più accessibile ed equilibrato possibile, gli sviluppatori hanno deciso di non introdurre classi o equipaggiamento sbloccabile solo dopo l’acquisizione di punti esperienza o comunque dopo aver giocato per tot ore, optando nel rendere tutto disponibile ad ogni giocatore fin dal primo istante di gioco, con una varietà di armi tutto sommato discreta, che non ne giustifica comunque il cattivo bilanciamento spiegato prima. Un altro piccolo punto a favore si può concedere parlando delle mappe disponibili, poco meno di una dozzina e la maggior parte non molto elaborate, ne sono presenti tuttavia alcune ben realizzate e interessanti da giocare, come la prigione, la claustrofobica metropolitana o l’apertissima piazza cittadina. Ripeto, niente di veramente originale, sono comunque luoghi visti un’infinità di volte in molti altri FPS, tuttavia la loro costruzione li rende particolarmente piacevoli da giocare e adatte per numerose strategie.

SubwayGoodA

La mappa della metropolitana, sicuramente una delle più riuscite

C’E’ NESSUNOOOOOOOOOOO?

Prima che diventasse una mostruosità in CG, una nota marca di acqua minerale aveva come “mascotte”, una particella di sodio che, essendo in un ambiente povero di codesto elemento, non trovava nessuno simile a lei e continuamente urlava “c’è nessunooooooooooooooo?” con una vocina alla lunga irritante, ma per quei pochi secondi di pubblicità, sopportabile, che l’ha trasformata in un piccolo fenomeno apprezzato dai bambini. Perché parlo di questo? Perché questa è stata la prima cosa che mi è tornata alla memoria CERCANDO di giocare a “Rekoil” online.

Non solo il titolo possiede i problemi già elencati, ma nei giorni in cui ho provato a giocarci, solo in 4 occasioni, son riuscito effettivamente ad avere una partita con altre persone e il massimo di persone connesse insieme è stato di 5. “Rekoil” non ha saputo attirare l’attenzione di un numero consistente di giocatori subito dopo il lancio, il che, per un titolo puntato esclusivamente sul multiplayer, può essere davvero problematico. Come piccola chicca extra, segnalo anche la fortuna che ho avuto ad assistere a 3 crash del gioco in tre diversi momenti, i quali mi hanno costretto al riavvio della console, uno dei quali mi è capitato quando ho semplicemente aperto la scoreboard durante la partita.

Infine, per dovere di cronaca, vorrei ribadire che, come detto all’inizio, di questo gioco esiste anche la versione per PC, la cui unica, ma sostanziale differenza, risiede nella presenza di un editor per i livelli, consentendo ai giocatori di creare le proprie mappe personalizzate, cosa che, comprensibilmente, non si può fare su console, privandolo a tutti gli effetti, della caratteristica più interessante che “Rekoil” poteva avere.

rekoil

Non aspettatevi partite così affollate se decidete di giocare a Rekoil

CONCLUSIONI FINALI

Consigliare l’acquisto di “Rekoil: Liberator” a qualcuno, significherebbe svalutare tutti gli altri FPS dotati di multiplayer. Non posso pronunciarmi sulla versione del titolo uscito per PC non avendo giocato a quella, ma l’editor dei livelli esclusivo, rappresenta di certo un plusvalore che qui non è presente. Poco, molto poco si salva di questo titolo: la modalità “Rekondito” è decisamente quella più interessante e divertente, un paio di mappe sono ben fatte e strutturate, ma tutto qui. E’ triste perché la visione degli sviluppatori è chiara: avere un FPS arcade di base, senza troppe pretese e accessibile a tutti, una sorta di “Counter-Strike”; purtroppo, i problemi riscontrabili sono troppi e troppo marcati per poterci chiudere un occhio. L’assenza di una modalità single-player, a fronte dell’immenso cimitero che è allo stato attuale la comunità online, ne ha già decretato la morte sin dall’inizio. Se “Rekoil” manterrà il supporto dagli sviluppatori per un lungo periodo, sarà possibile auspicare affinchè i problemi maggiori vengano corretti da corpose patch, ma, al momento, rappresenta una banale esperienza fortemente da dimenticare.

Tutto ebbe inizio con un Gameboy e Pokémon Blu...Da quel momento, gli RPG sarebbero stati la sua principale fonte di nutrimento. Non disdegna una partitella con esponenti di altri generi videoludici, ma se costretto a scegliere tra fare il soldato nella Seconda Guerra Mondiale, tirare calci di rigore o esplorare dungeons con una spada e una capigliatura improponibile, lui risponderà sempre: "Le ho già comprate le Megapozioni?"

Lascia una Risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Password Persa

Sign Up

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com