to the moon

Titolo: To The Moon
Sviluppatore: Freebird Games
Genere: Avventura Grafica
Numero di giocatori: 1
Piattaforme: PC
Localizzazione: Testi in italiano

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=sqkJuSV-23U]

Al giorno d’oggi opere quali film o videogiochi sono soggette a un invecchiamento precoce. Complice la moltitudine di uscite nel corso di un anno, a pochi mesi dalla pubblicazione (a volte perfino dopo poche settimane), i titoli vengono spesso e volentieri definiti già “vecchi”. Potrà quindi apparire strano leggere a febbraio 2014 la recensione di un gioco uscito addirittura anni fa. Ciò nonostante, alcune volte capita che vi siano produzioni sospese nel tempo, in un limbo in cui lo scorrere degli anni acquisisce un significato superfluo. To The Moon è chiaramente una di queste. Lo è perché semplicemente non pone la sua forza in una componente ludica moderna o su un impatto visivo altrettanto all’avanguardia. To The Moon è prima di tutto una storia. Una bella storia. E le belle storie non passano mai di moda. E visto che solo oggi abbiamo avuto occasione di addentrarcene, abbiamo deciso di condividere con voi le nostre impressioni e sensazioni.

Per River

Uscito nel 2011 in esclusiva per PC, To The Moon è il primo videogioco (e anche il primo episodio della serie) realizzato dal piccolo team Freebird Games. Il gioco è famoso per essere stato realizzato con il conosciuto programma RPG Maker. Come abbiamo detto, To The Moon non si può certo definire un titolo tecnologicamente avanzato. Ciò è palese sin da subito: la grafica, infatti, segue lo stile 2D anni ’80, regalandoci un dolcissimo sapore retrò. Il solo intento degli sviluppatori era quello di sfruttare le basi del nostro media per raccontare una storia.

La trama ci vede impersonare la Dottoressa Eva Rosalene e il Dottor Neil Watts, due medici molto speciali operanti per conto di un’agenzia decisamente particolare. Tramite un fantascientifico macchinario, infatti, l’obiettivo dei dottori è quello di esaudire i desideri delle persone in procinto di morte. Per fare ciò, giocano letteralmente con le memorie del paziente, modificandone e impiantando nuovi ricordi per far sì che il desiderio si realizzi, anche se solo virtualmente. Il paziente, in questo caso, è un anziano signore di nome John ormai prossimo al trapasso. Il suo sogno? Andare sulla luna! Ma da dove nasce  questo desiderio? Ripercorrendo a ritroso la vita di John, Eva e Neil, insieme al giocatore, dovranno fare luce su questo mistero.

To The Moon

La Luna…

Inizia così un viaggio attraverso i ricordi dell’uomo, in un susseguirsi di situazioni sempre più chiarificatrici e culminanti in un epilogo commovente. L’utente sembra quasi essere di troppo, una sorta di osservatore silenzioso, impercettibile, proprio come i due dottori, che nell’ombra assistono a tutta l’esistenza di John. Ci si deve quindi lasciare trasportare dal racconto: le emozioni saranno assicurate ed enfatizzate da una colonna sonora toccante e decisamente incisiva (acquistabile anche a parte e di cui il 50% dei ricavati andrà devoluto in beneficenza). To The Moon è capace di trattare con intelligenza temi come la morte e l’amore, stuzzicando diverse corde dell’animo, imbastendo una trama triste, ma anche divertente. Neil Watts funziona un po’ come spalletta comica e nel corso del gioco non si può che sorridere dinnanzi all’ennesima battuta del personaggio. Si tratta di un equilibrio che funziona, perché allontana la possibilità che la vicenda si trasformi in un qualcosa di fin troppo triste o, peggio, involontariamente melenso. Perché, in fondo, To The Moon lo è: è drammatico e melenso. Talune situazioni possono apparire sdolcinate, ma va bene così, quando ci si accorge che il risultato non è mai veramente banale o stupido, quando ci si accorge che pochi pixel messi in croce, animati in maniera basilare, riescono a trasmettere delle emozioni tangibili. A rendere il tutto più magico ci pensa poi la musica di sottofondo, sempre azzeccata. Di fatto, i personaggi non parlano nemmeno, ma sono solamente presenti dialoghi in forma scritta. To The Moon diviene così una storia da leggere, quasi come un libro animato.

Non-gioco

La giocabilità è solo un mero mezzo per dare quel pizzico di interattività all’opera, ma a essere onesti se ne potrebbe quasi fare a meno. Sotto l’abito da avventura grafica, To The Moon mostra invero una pochezza e semplicità ludica che non lascia scampo agli amanti del gioco nudo e crudo. Chi è portatore del pensiero “il gameplay prima di ogni altra cosa” farà bene a stare alla larga da To The Moon. Il giocatore è tenuto a compiere pochissime azioni, muovendosi in location piccole e ben poco interattive. Non a caso, il titolo può essere giocato semplicemente con il mouse, cliccando sugli oggetti utili a far riaffiorare i ricordi di John o nel punto della zona in cui dirigere il proprio alter-ego. Sono molte rare le occasioni in cui è necessario premere qualche tasto in più. A estremizzare, l’esperienza di To The Moon si riduce a un continuo click di mouse. Non c’è sfida, non ci sono nozioni da assimilare o reali quiz da superare. L’unica azione richiesta è quella di esplorare le ambientazioni alla ricerca degli oggetti giusti. Già dopo poco, infatti, la faccenda inizia a risultare piuttosto ripetitiva. La voglia di procedere è perciò proporzionale all’interesse verso la trama. Ma è un gioco “non-gioco” che va preso così, per ciò che è, per ciò che vuole offrire e che si esaurisce nel giro di quattro ore circa. Una durata giusta, soprattutto in virtù della forte ripetitività del gameplay.

Nella sua semplicità, To The Moon riesce comunque a lasciare qualcosa. E per gli amanti delle opere particolari e story-driven, può valere la pena. Ogni cosa è in funzione della narrazione. E questa si assesta su buoni livelli e dimostra che non servono grafiche eccezionali, effetti speciali o spettacolarizzazioni per raccontare una buona storia. Perché, a parere di chi scrive, To The Moon è solo una buona storia, non eccezionale od ottima come reputata dai più. Per quanto emozionante, lo stesso decantato finale non è riuscito a colpire così intensamente come professato da molti. Sulle emozioni, però, c’è poco da discutere. Ciò che conta è che alla fine, se posta la domanda: “E’ un titolo che è valso la pena giocare?”, la risposta sarebbe senz’altro “Si”.

To The Moon

Prima di giungere alla fine della recensione, ci tenevamo a fare un appunto riguardo la traduzione in italiano. Il gioco, infatti, è stato anche tradotto nella nostra lingua. Peccato che il risultato lasci molto a desiderare. Se conoscete l’inglese, sarebbe quindi preferibile optare per tale idioma. In caso contrario, l’italiano permette comunque di godersi la vicenda senza troppo problemi, se si sorvola su alcuni errori e l’uso improprio di parole scurrili che francamente ci è sembrato molto fuori luogo.

Verso la Luna

Una buona storia accompagnata e rafforzata da una buona colonna sonora. Questo è To The Moon, niente di più, niente di meno. La giocabilità è solo un elemento accessorio, tanto semplicistico quanto marginale. Si tratta quindi dell’ennesima opera indie impossibile da catalogare con precisione, e nemmeno avrebbe senso farlo. Poco importa se, paradossalmente, l’elemento ludico risulta a volte quasi di troppo o se la grafica è indietro di decine di anni. Anzi, in un certo senso è notevole constatare come, nonostante l’elementare aspetto 2D, i personaggi e le situazioni siano rese in maniera tanto convincente. Considerando la sua natura di videogioco, però, non si può nemmeno ignorare completamente la pochezza del gameplay, ma, a conti fatti, To The Moon ha il solo obiettivo di emozionare il giocatore. Che riesca o meno in questo suo intento sta solo alla sensibilità della singola persona. Con noi, seppur con qualche riserva, ci è riuscito.

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