Darkout – Recensione

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Titolo: Darkout
Genere: Sandbox
Sviluppatore: Allgraf
Publisher: Kiss ltd
Numero di giocatori: 1 offline
Cooperativa: In arrivo
Risoluzione Video: fino a 1080P
Piattaforme: PC
Localizzazione: Completamente in inglese

Il termine “sandbox”, ai più, magari non può dire molto se applicato al campo videoludico, ma dopo l’uscita di un certo Minecraft le cose sono decisamente cambiate, riuscendo addirittura a creare un vero e proprio genere videoludico (ricordiamo che ha venduto più di 45 milioni di copie divise su tutte le piattaforme odierne). Uno dei suoi “cloni” meglio riusciti è senz’altro Terraria, simile nel gameplay ma con visuale in side-scrolling e mondo 2D pixelloso, ed è proprio da questo che attinge molto Darkout.

Un titolo oscuro…

Finito il lungo periodo di beta, finalmente Darkout debutta su Steam, vediamo di che si tratta. Dopo il breve filmato in CGI (poco) introduttivo, selezionando “New Game” saremo invitati a creare il nostro alter-ego, definendo nome, sesso e caratteri somatici, successivamente potremo scegliere di creare un nuovo mondo di gioco oppure affidarci al sistema random.
Dopo un caricamento abbastanza lungo la partita si apre con il nostro personaggio, atterrato con fortuna su un pianeta sconosciuto. La trama è quasi inesistente, gli sviluppatori si sono giustificati dichiarando che questo titolo è in realtà solo la prima parte di quattro, non che sia molto incoraggiante, ma dovremo attendere il rilascio degli altri episodi per capirci davvero qualcosa.

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… anche nella meccanica

Il mini-tutorial, se così si può definire, ci darà qualche indicazione su cos’è possibile fare. Dovremo cominciare a raccogliere della materia per costruirci un rifugio, come se fosse facile…

L’interfaccia di gioco è decisamente ostica e confusionaria, contiene svariati elementi: le barre della vita e dell’energia, l’inventario (con tutti gli oggetti e le risorse che prenderemo), il pannello “crafting” (una lista di tutto ciò che è possibile costruire), il pannello “research” (per poter creare nuovi progetti, si basa sui “research points) e un timer che scandirà la nostra giornata, divisa in giorno e notte.

Recuperati alcuni oggetti dal pod in fiamme e dopo snervanti tentativi, riusciremo a raccogliere abbastanza legna per costruire un riparo. Il puntatore del mouse cambia icona non appena ci posizioneremo su un oggetto di qualche utilità, che sia una pala per scavare o l’accetta per abbattere gli alberi, nonostante ciò il sistema di controllo non è sempre preciso, dovremo cliccare più volte per dare il comando.

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L’essenza del sandbox

I titoli di questo genere sono caratterizzati sulla raccolta delle risorse e sul crafting, e Darkout non è da meno. Seppur sempre con pochissime indicazioni, capiremo che una volta raccolte le materie prime bisognerà anche elaborarle per la creazione di nuove tecnologie. Per fare ciò avremo bisogno dei “research points”, accumulati con l’esplorazione e l’uccisione della fauna aliena, e di appositi tavoli da lavoro, alimentati a loro volta da generatori di correnti improvvisati. Purtroppo gli sviluppatori ci lasciano all’oscuro anche in questo: difatti non c’è nessuno schema che ci possa aiutare in questo senso, dovremo andare un po’ alla cieca “mischiando” tutto ciò che avremo raccolto in giro.

La costruzione degli edifici è parsa un po’ “lenta” rispetto ad altri titoli simili, però una volta conclusa con i vari elevatori,  passaggi, distributori elettrici restituisce un senso di appagamento. A complicarci le cose però ci saranno le già citate creature aliene: meduse volanti, rettili, ragni enormi, strane “sabbie” mobili ci attaccheranno soprattutto al buio perché più forti, al contrario se le illumineremo con la torcia saranno sconfitte più facilmente (meccanica ispirata ad Alan Wake senza dubbio). Nel caso ci andasse male non c’è da temere perché in “Darkout” non si muore mai: finiti gli HP invece del classico “game over” verremo semplicemente teletrasportati nel nostro rifugio, e con una bella dormita avremo di nuovo la barra piena.

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Mancano solo i Na’vi

A differenza di Minecraft o lo stesso Terraria, Darkout ha quel qualcosa in più dal punto di vista visivo che mi ha ricordato l’egregio “Under the Ocean” dei Near Enough Games. Gli stessi sviluppatori hanno ammesso di essersi volutamente ispirati ad “Avatar”, il blockbuster di James Cameron che ha fruttato più di 2 miliardi di dollari. Illuna infatti è molto simile a Pandora: paesaggi colorati, vegetazione fluorescente, bestie aliene sono uno spettacolo per gli occhi e senza dubbio offrono quel qualcosa in più ad un titolo che ha qualche imperfezione a livello di gameplay. La mancanza del ciclo giorno/notte è dovuta ad un sole inesistente e rende l’atmosfera ancora più minacciosa e intrigante; da apprezzare anche i fantastici giochi di luce delle torce nel buio. Graficamente i modelli sono ben dettagliati, strutturati in un 2D pre-renderizzato che non fa gridare al miracolo ma che riesce molto bene nel cosiddetto “2,5D”, qualche pecca per le animazioni, a tratti macchinose ed innaturali, ma sicuramente verranno sistemate in seguito.

Le opzioni video sono poco personalizzabili, giusto il controllo sulle ombre dinamiche, sui fluid, il vertical sync e poco altro, in sostanza nessun sconvolgimento al risultato finale se non nella risoluzione (questo può essere un difetto per chi ha una macchina più datata).
Il lato sonoro è caratterizzato da pochi e precisi effetti che insieme alle sinistre musiche restituiscono un’inquietante atmosfera che ben si adatta al resto.

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E il resto?

“Darkout” è presente solo in inglese e con un “coming up” capiamo che arriveranno anche altre traduzioni. Oltre a questo importante aspetto gli sviluppatori hanno assicurato che con i prossimi tre episodi avremo innanzitutto più dettagli a livello di trama: chi siamo? Perché ci siamo schiantati? Cosa sta succedendo? Ogni episodio aggiungerà qualcosa in più come stage, boss, sopravvissuti, nemici, veicoli, armi, obiettivi, oggetti ed addirittura anche il multiplayer!

Conclusioni

“Darkout” di base è un titolo davvero interessante, con quel qualcosa in più rispetto ai soliti sandbox. Tecnicamente è ben realizzato ma alcuni bug, cali di frame e altre piccolezze fanno capire che forse gli sviluppatori avrebbero fatto bene a testarlo un po’ di più prima di metterlo in commercio. La suddivisione a capitoli poteva essere evitata tranquillamente sviluppando meglio il prodotto, ma si sa, è quasi una moda al giorno d’oggi. Se avete 11 € da spendere e siete appassionati del genere non posso far altro che consigliarvi di acquistarlo un po’ più in là, in vista di possibili aggiornamenti e/o sconti.

Requisiti minimi:

– Windows XP/Vista/7/8 with the latest service pack
– 1.3 GHz processore Dual Core
– 1.5 GB RAM  o più (2.5GB per Vista/7/8)
– 2 GB di spazio libero su disco

Requisiti consigliati:

– Windows XP/Vista/7/8 with the latest service pack
– 1.7 GHz processore Quad Core
– 4 GB RAM
– 2 GB di spazio libero su disco


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