The Walking Dead Season 2 “All That Remains” – Recensione

Titolo: The Walking Dead: Season Two
Sviluppatore: Telltale Games
Publisher: Telltale Games
Piattaforme: PS3, PC, Xbox360
Numero giocatori offline: 1
Localizzazione: Inglese

Oh my darling Clementine…

Sono passati appena due anni da quella che si è rivelata una delle migliori avventure grafiche degli ultimi anni.
Basato principalmente sullo stile del fumetto (inclusa la grafica), The Walking Dead è stato certamente una vera sorpresa per ogni giocatore: il prodotto Telltale Games è infatti riuscito a proporre una storia matura e ricca di sfaccettature, supportata da protagonisti estremamente ben caratterizzati, tra cui spiccava l’indimenticabile Clementine, la comprimaria del nostro (a suo tempo) alter-ego Lee.

The Walking Dead Season 2 prende il via poco tempo dopo gli avvenimenti della precedente stagione: Clementine si è riunita con Omid e Christa e vaga per le desolate strade americane cercando di sopravvivere, giorno dopo giorno, alla minaccia degli zombie e degli stessi esseri umani, desiderosi di raccimolare ogni singola provvista anche a costo di uccidere per essa.

Alone in the… zombieland

Come è ovvio, in brevissimo tempo le cose prenderanno una piega inaspettata, ed il titolo Telltale non manca di darci brutti pugni allo stomaco sin dai primi 5 minuti, alternando a sequenze delicate dove viene messa in risalto la natura ancora innocente di Clementine, altre in cui la violenza e la brutalità di un mondo ormai dimentico della passata civiltà si mostrano con tutta la loro forza.

Secondo la tradizionale struttura episodica, il primo capitolo ci vedrà quindi in breve tempo da soli a fronteggiare il mondo esterno.

In questo senso, va detto come il personaggio di Clementine risulti alle volte ambiguo: dapprima estremamente indifesa, poi capace di mostrare inventiva ma soprattutto una tenacia che le parevano sconosciute.

Certo una evoluzione della sua personalità in questo senso c’era da aspettarselo, ma gli eventi descritti si succedono con una velocità tale che pare mancare una certa coesione e credibilità, ma si tratta comunque di piccolezze.

Esplorazione ed eloquenza

Le caratteristiche chiave della Season 1 sono praticamente rimaste immutate: il gameplay si snoda fondamentalmente tra le fasi in cui dovremo esplorare l’ambiente circostante, cercando oggetti utili a proseguire, e i momenti in cui dovremo parlare con gli altri personaggi.

Nel primo caso, non abbiamo avuto modo di notare momenti di gioco particolarmente interessanti, probabilmente poiché, trattandosi del primo episodio, il titolo cerca ancora di introdurre al sistema di gioco il giocatore, come già era avvenuto nel primo capitolo della scorsa stagione.

Sul piano dei dialoghi con gli altri sopravvissuti invece la storia cambia in modo evidente: verremo subito messi con le spalle al muro da diversi personaggi, e le nostre parole influenzeranno negativamente o positivamente il loro atteggiamento nei nostri riguardi, costringendoci ad inimicarci alcune personalità sin dai primi minuti di gioco, per poi giungere, al termine delle circa 2 ore e mezza di gioco, ad un piccolo ma significativo climax finale ove dovremo fare una scelta decisiva.

Quel che pare certo è che i ragazzi di Telltale abbiano preparato il terreno per una trama in cui le relazioni interpersonali avranno snodi forse anche più complessi di quelli visti in precedenza, o perlomeno ce lo auspichiamo.

Tecnicamente invece ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di più, visto che il comunque buon comparto tecnico visto in passato sembra essere rimasto completamente immutato. Lo stile cell-shading resta comunque affascinante come un tempo.

Nulla da dire invece su colonna sonora e doppiaggio, ambedue di grandissimo livello, e la recitazione di Melissa Hutchison per Clementine rimane sempre una piccola perla.

Uccidi e sopravvivi, o muori e uccidi

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“All That Remains” non si prefissa l’obiettivo di stupire o mantenere col fiato sospeso il giocatore, ma si limita a riportarlo alla cruda ambientazione a cui eravamo abituati nei panni del giovane Lee.

Seppur in questo senso ci si possa forse dire insoddisfatti, l’indubbio lavoro fatto sulla caratterizzazione dei personaggi e l’accattivante apparato narrativo che sta dietro di essi paiono elementi più che sufficienti a far ben sperare per una grande Season 2.
Nel frattempo noi attendiamo il prossimo episodio.


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