Nell’anno del Supereroe

Cinema Videogiochi

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Il 2013 è stato sicuramente l’anno dei grandi film, da Django, Lincoln e Lo Hobbit ai più leggeri ma molto acclamati Hunger Games e Star Trek.

Un particolare però ha colpito la mia attenzione, questo è stato anche l’anno del supereroe, con ben quattro titoli tra Marvel e DC. Wolverine, Iron Man, Thor e Superman hanno fatto la loro parte in questo anno fatto di grandissimi titoli.

Da qualche anno, infatti, si è verificato un sempre crescente interesse ad Hollywood per il genere fumettistico, e credo che questa tendenza abbia visto il suo picco proprio in questo ultimo anno.

Sono stati film da grandi numeri, che sono riusciti ad accostare molti “profani” al mondo dell’eroe moderno; tuttavia, da amante di vecchia data di questi personaggi, non mi sento di celebrarli.

Sorvolando completamente sugli effetti speciali (che ormai sappiamo essere quasi perfetti per film del genere) e sul contenuto (attenzione, non la sceneggiatura!), che in genere ricalca a grandi linee storie già scritte, vorrei spendere due parole sulla composizione finale di questi film.

I primi film dedicati a questo mondo erano riproduzioni fedeli su pellicola di quello che noi, da piccoli, abbiamo sempre immaginato; eroi dalla personalità complessa, pieni di problemi e che si assumevano la responsabilità delle proprie capacità non senza un pizzico di paura. Eroi che sentivamo molto simili a noi e che ci hanno sempre strappato un sorriso con il loro modo di affrontare infine il nemico con un buon repertorio ironico.

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La perfetta dimostrazione di quanto ho detto fino ad ora è lo Spider Man di Sam Raimi; un personaggio meravigliosamente costruito, con tempi comici perfetti e sceneggiatura invidiabile. Le pecche di quei film erano perfettamente trascurabili, si trattava di pochi dettagli che necessitavano di essere cambiati nella trasposizione, ma nulla fu eccessivamente “sconvolto”. Abbiamo tutti apprezzato, insomma il lavoro svolto nei primi anni da veri appassionati, prima che registi e sceneggiatori.

Consapevoli di questi capolavori, abbiamo sempre atteso con ansia il film successivo, sognato le trasposizioni di personaggi non ancora toccati e ci siamo a lungo interrogati su cosa avrebbero preso in considerazione e chi avrebbero scelto per interpretare il nostro personaggio preferito.

Tutte queste nostre aspettative sono state in parte deluse. Negli ultimi anni hanno quasi smesso di curarsi del personaggio e di come i fumettisti lo avevano pensato, preoccupandosi più di cosa lo spettatore medio si aspettava da lui.

Questo è evidente, per tornare a quest’anno, soprattutto per Iron Man e per Thor, che presentano caratterizzazioni a volte eccessivamente sopra le righe o inzuccherati per non impressionare il pubblico. Vediamo così un Tony Stark buono solo a fare il buffone di corte, svuotato della sua complessità, o un Loki che perde parte della sua originaria follia e perfidia per diventare un cattivo da compatire.

Nel volerli rendere più “divertenti”, hanno in parte tralasciato tutto ciò che li rendeva umani e simili a noi, e dall’altra hanno insistito con tempi comici soffocanti e ravvicinati, spesso anche inconsistenti e “facili”, a discapito della profondità e dell’ironia che caratterizzava in principio il personaggio, dei dialoghi e, a volte, del senso stesso della scena.

Sono tutte scelte che il pubblico medio sembra apprezzare in effetti, ma che provocano l’orticaria al vero appassionato, al quale il film DOVREBBE essere indirizzato.

Capisco il punto di vista di chi deve sceneggiare, ha il difficile compito di trovare il giusto compromesso per accontentare tanto i neofiti quanto i fan di vecchia data, un’operazione in effetti giusta per avvicinare gradualmente nuovo pubblico, ma credo che con questa manovra abbiano accontentato solo la prima fetta del pubblico.

Ma questo non è l’unico aspetto da prendere in considerazione. La prima volta che ho deciso di vedere Wolverine, mi sono alzata dalla poltrona annoiata da una trama a tratti incomprensibile e povera, il che è assurdo considerato il soggetto, da sempre uno dei più interessanti tra gli X-Men. Lo stesso si può dire di Superman, nel quale la sceneggiatura è stata annegata in scene perfettamente eliminabili solo per “allungare il brodo”.

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Quando, insomma, non possono puntare sulla comicità per ovvi motivi, sembra quasi che non riescano più ad alleggerire in modo intelligente la trama e/o il personaggio e si finisce per incasinarla o annullarla completamente.

La magra consolazione è che, se per i Iron Man e Thor dobbiamo scontrarci con i “nuovi adepti” che esaltano le due pellicole, con gli ultimi due il fallimento è evidente e non ci ritroviamo a fare la voce fuori da coro.

Senza altri giri di parole, insomma, mi sento di bocciare l’anno del supereroe e non mi rimane altro che sperare in una veloce presa di coscienza da parte degli sceneggiatori (sebbene sarà difficile, considerati i numeri che riescono comunque ad ottenere)…perché è soprattutto spiacevole doversi scontrare con un personaggio che non riconosci, che non è mai stato così né per te che leggevi né per chi lo ha scritto.

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