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Gli dei sono morti“, con questa bellissima e allegra premessa, si apre “The Banner Saga“, titolo indie sviluppato da Stoic, studio fondato da un trio di sviluppatori navigati, provenienti dalla ben nota Bioware. Dopo una campagna Kickstarter di immenso successo, il rilascio di uno spin-off multiplayer free to play denominato “The Banner Saga: Factions” e qualche piccolo ritardo, possiamo finalmente esplorare l’esperienza single player di questo attesissimo gioco di ruolo strategico. E’ giunto il momento di scoprire se l’attesa e le aspettative sono state pienamente soddisfatte o se purtroppo sono presenti delle macchie ad imbrattare il nostro lungo e svolazzante stendardo.

Titolo: The Banner Saga
Sviluppatore: Stoic
Numero di Giocatori: 1
Piattaforme: PC
Localizzazione: Testi e parlato in inglese

 [youtube https://www.youtube.com/watch?v=YupzBYxsgow]

C’ERA UNA VOLTA UN VICHINGO CON LE CORNA…

The Banner Saga” è un RPG strategico che opta per un setting fantasy di stile nordico: niente elfi o nani, aspettatevi invece giganti vichinghi e immense lande innevate. Un mondo dove, a seguito della morte degli dei, gli esseri umani e i giganti Varl, vagano ormai senza fede in un mondo morente, dove persino il sole ha smesso di muoversi ed ogni villaggio è sotto il costante attacco dei dredge, esseri simili a golem di roccia, dalla natura enigmatica, che non esitano a compiere razzie e sterminii in ogni territorio. In questo teatro di desolazione, l’unica luce di sopravvivenza è rappresentata da un continuo migrare da villaggio in villaggio, nella speranza di raggiungere finalmente un luogo sicuro, dove non si debba più vivere nel terrore.

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Parlando con i vostri compagni di viaggio scoprirete di più sul mondo che vi circonda e su loro stessi

Voi assumerete il controllo di un gruppo di queste persone, composto da guerrieri o semplici cacciatori, riunite in un’unica carovana, in viaggio da una città all’altra, cercando di sopravvivere agli attacchi dei dredge e dalle numerose insidie che si nascondono in queste regioni.

Il comparto narrativo, decisamente più adulto rispetto alla media, rappresenta uno dei punti forti di “The Banner Saga“: fin dall’inizio verrete immediatamente gettati nel bel mezzo della storia, senza spiegazioni chiare e dettagliate della trama,  lasciando direttamente al giocatore questo compito; la maggior parte della storia andrà scoperta, interpretata ed esplorata attraverso i numerosi dialoghi che caratterizzano l’avventura. Va ricordato inoltre come questo sia sostanzialmente il primo capitolo di una prefissata trilogia e molti saranno gli interrogativi che il gioco, dopo le 15 ore necessarie per essere completato, non degnerà di risposta, creando evidente interesse per il capitolo seguente, ma anche fin troppi dubbi che potevano essere tranquillamente risolti immediatamente.

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Aspettatevi molto testo da leggere, purtroppo, solo in lingua inglese

UN GDR STRATEGICO…

Proprio del combattimento parleremo ora: i giocatori di Final Fantasy Tactics, Disgaea e Fire Emblem si sentiranno a casa qui, dato che il titolo Stoic non stravolge eccessivamente i canoni classici dei giochi di ruolo strategici. Avremo sempre una mappa (di dimensioni ristrette in tutta onestà) schematizzata a scacchiera dove dovremo disporre le nostre unità e, durante la nostra fase, ne potremo controllare i movimenti e indirizzarla all’attacco contro il nemico.

Ogni personaggio sul terreno dispone di tre parametri, armatura, forza e volontà: l’armatura rappresenta la vostra difesa e più alta sarà, minori saranno i danni che riceverete, mentre la forza, in modo interessante, ma alquanto bizzarro, agisce sia come parametro di attacco, rappresentando la quantità di danno che infliggerete al nemico, sia come forza vitale. In sostanza, più vicina alla morte sarà la vostra unità, minore sarà la sua forza d’attacco.

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Prima di ogni battaglia avrete la possibilità di scegliere i membri del vostro gruppo da mandare sul campo

Questa interessante variante aggiunge un pizzico di cautela aggiuntiva alle vostre tattiche, dato che un personaggio dalla vita bassa sarà quasi inutile da utilizzare per attaccare, ma resterà comunque valido per intaccare l’armatura nemica. La volontà, come si può intuire dal nome stesso, permetterà ai combattenti di compiere degli sforzi aggiuntivi, potenziando leggermente qualsiasi campo, come ad esempio aumentare la distanza percorribile in battaglia, aggiungere dei punti all’attacco, oppure alle tecniche speciali.

Alla fine della battaglia riceverete punti Renow (in italiano traducibili in punti fama) che vi serviranno per far salire di livello i vostri guerrieri, una volta che essi avranno accumulato un numero adeguato di nemici uccisi. Non ne otterete mai in generose quantità e dato che gli stessi punti fama saranno utilizzati come moneta per gli acquisti di nuovi equipaggiamenti, bisognerà sempre prestare attenzione alle proprie priorità.

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Ogni unità avrà i suoi punti forti e deboli, starà a voi scoprirli e sfruttarli al meglio

…MA ANCHE NO!

Bisogna chiarire una cosa: benchè sia un gioco di ruolo strategico, in “The Banner Saga” l’enfasi non è mai posta nei combattimenti e francamente, credo non ce ne sia mai stata l’intenzione. Il tema centrale, la vera chiave del gameplay risiede in tutto il resto: nella vostra carovana e nel viaggio che affronterete. Gli spostamenti da un posto all’altro non sono solo occasioni per ammirare gli splendidi scenari: in qualità di capo del vostro gruppo di emigranti, avrete infatti il compito di mantenere alto il morale dei vostri seguaci, comprare e amministrare le scorte di cibo (acquistabili nei negozi sempre con gli stessi punti fama) in previsione dei lunghi viaggi e ponderare attentamente le scelte che vi si pareranno davanti, che potrebbero causare danni irreparabili a tutto il gruppo.

Sarete sorpresi di come le vostre decisioni, all’apparenza anche giuste o in buona fede, non esiteranno a ritorcervisi contro anche a distanza di parecchio tempo: accettare nuove persone nella carovana, magari dei guerrieri capaci che possono risultare utili in futuro…potrebbero rivelarsi soltanto degli sciacalli che aspettano il momento adatto per soffiarvi il cibo da sotto il naso qualche giorno dopo. L’imprevedibilità delle situazioni che andremo ad affrontare lo rendono un gioco che si presta tranquillamente ad un replay, anche solo per scoprire “cosa sarebbe successo se avessi scelto questo invece che quello?”.

Da sottolineare, purtroppo, come seppur avendo a disposizione una mappa immensa con svariati luoghi e itinerari, il gioco sia rigorosamente lineare, senza possibilità di effettuare deviazioni per esplorare posti all’infuori delle imposizioni della trama, un doloroso compromesso da accettare, nella speranza che l’eventuale seguito del gioco possa porre rimedio a questa mancanza.

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Il viaggio sarà lungo ed impervio, assicuratevi di avere sufficienti risorse per ogni eventualità

DISNEYANO

Ho preferito lasciare la parte migliore per ultima: graficamente parlando “The Banner Saga è quanto di più bello ed evocativo si possa trovare. Gli scenari che fanno da fondale alle nostre traversate in carovana, come anche gli sfondi durante le battaglie, sono interamente disegnati a mano, con una superba cura e attenzione nei dettagli, con uno stile che ricordano le opere animate dell’epoca d’oro di Walt Disney, dove gli sviluppatori hanno sempre ammesso con orgoglio di aver preso ispirazione. Anche tutti i personaggi sono disegnati ed animati a mano con estrema cura: durante i combattimenti soprattutto, i movimenti e le reazioni agli attacchi risultano davvero impressionanti per la loro fluidità. Plauso anche alle musiche, con dei pezzi orchestrali veramente impressionanti che ben si sposano con la qualità grafica del titolo; non a caso dietro ciò si nasconde l’autore della colonna sonora di Journey.

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Sappiate che questo non è nemmeno lo scenario più bello di tutto il gioco

GIUDIZIO FINALE

Giudicare “The Banner Saga” come un RPG strategico, focalizzandosi solo sul gameplay dei combattimenti, sarebbe fargli un imperdonabile torto. Un pò come giudicare “Bioshock infinite” per il solo comparto shooting, dove, diciamocelo in franchezza, non ne rappresenta l’apice qualitativo. Il titolo Stoic infatti cerca di porre enfasi soprattutto sul suo stile artistico, sui personaggi e le loro interazioni e, soprattutto, sul viaggio da essi compiuto e sulle scelte (anche dolorose) che saranno chiamati ad effettuare. Benchè in alcune parti si perda, colpa di un’eccessiva linearità guidata da una trama non sempre chiarissima, resta un’esperienza degna di essere giocata e vissuta fino alla fine. Chi si aspettava più enfasi sui combattimenti, potrebbe restare deluso, mentre coloro che in un gioco di ruolo cercano una narrazione adulta che pone grande importanza alle proprie decisioni, ne resteranno piacevolmente soddisfatti.

Tutto ebbe inizio con un Gameboy e Pokémon Blu...Da quel momento, gli RPG sarebbero stati la sua principale fonte di nutrimento. Non disdegna una partitella con esponenti di altri generi videoludici, ma se costretto a scegliere tra fare il soldato nella Seconda Guerra Mondiale, tirare calci di rigore o esplorare dungeons con una spada e una capigliatura improponibile, lui risponderà sempre: "Le ho già comprate le Megapozioni?"

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