ryse

Titolo: Ryse: Son Of Rome
Sviluppatore: Crytek
Publisher: Microsoft
Numero giocatori offline: 1
Numero giocatori online: 1-2 (co-op)
Localizzazione: completamente in italiano

Lo sviluppo di Ryse: Son Of Rome è stato piuttosto travagliato, infatti il progetto iniziò nel 2007 e il gioco venne annunciato sul palco dell’E3 2010, ma come titolo per Kinect e con il nome in codice Codename Kingdom. Negli anni Ryse: Son Of Rome venne risviluppato da zero per ben due volte, trasformandosi infine in uno dei titoli di lancio della nuova console Microsoft, abbandonando completamente il Kinect e diventando un action con il compito di dimostrare la potenza bruta di Xbox One. Peccato che l’abito non faccia il monaco…

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La trama ci mette nei panni di Marius Titus, un giovane soldato in cerca di vendetta dopo aver assistito all’omicidio della sua famiglia da parte dei barbari. La storia viene narrata attraverso 8 capitoli con una serie di flashback in cui rivivremo le tappe principali della vita di Marius, in particolar modo la spedizione in Britannia, fino ad arrivare al presente, dove il legionario si ritrova a guidare l’ultima difesa di Roma contro l’invasione barbarica e al tempo stesso fronteggiare il corrotto Imperatore Nerone e i suoi figli.

Per completare l’epopea di Marius vi basteranno tuttavia 6-7 ore a seconda della difficoltà selezionata, una longevità decisamente bassa per un titolo di questo genere.

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Il gameplay riprende l’ossatura dell’ormai abusato (ma sempre divertente) Batman Arkham di Rocksteady: con X si attacca con la spada, con Y si usa la scudo per spezzare le difese nemiche, con cerchio si segue una capriola utile per schivare e con A si contrattaccano i colpi degli avversarsi se eseguito con il giusto tempismo. Una volta indeboliti i nemici appare un teschio sulle loro teste, segno che premendo RT possiamo attivare una esecuzione, ovvero una sequenza in QTE (Quick Time Event) particolarmente truculenta e coreografica, e il corpo del nostro bersaglio assumerà un alone del colore corrispondente al tasto richiesto (blu per X, giallo per Y). Le esecuzioni tuttavia non sono un semplice ornello coreografico, ma si rivelano necessarie per attivare uno dei 4 “perk” a disposizione e selezionabili con la croce direzionale, ovvero rigenerazione salute, aumento dei danni, aumento dell’esperienza e infine accumulo del Focus, grazie al quale Marius rallenta il tempo per qualche secondo permettendo di attaccare con più frequenza e più facilmente. Una volta selezionato il perk ed eseguendo correttamente l’esecuzione otterremo il bonus richiesto, mentre se sbagliamo il QTE l’esecuzione avverrà in ogni caso ma il bonus sarà diminuito o azzerato. Questo aggiunge un pizzico di strategia nei combattimenti, chiedendoci di scegliere ogni volta il bonus più utile in base alla situazione.

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Il sistema di combattimento alla base è tutto sommato buono e con del potenziale, peccato che alla fine risulti troppo superficiale e ripetitivo, colpa anche del fatto che Marius nonostante accumuli esperienza e salga di livello non sblocca nuove mosse o abilità, ma può solo potenziare quelle che ha già dell’inizio e che manterrà per tutta la durata del gioco. L’unica cosa che si può effettivamente sbloccare sono nuove esecuzioni, ma l’effetto è solo scenico visto che all’atto pratico si tratta sempre di alternare X o Y a seconda delle richieste. Ad accentuare il fattore ripetitività è anche la poca varietà dei nemici: questi si dividono in barbari semplici che attaccano senza difendersi, soldati con scudo che vanno prima sbilanciati, attaccanti che usano mosse imparabili costringendoci a schivare e poche altre varianti, e ognuno usa sempre lo stesso pattern di attacchi, per cui una volta memorizzati sapremo sempre come affrontare i vari nemici e conoscerne i punti di forza e debolezze.

Per variare un po’ dai combattimenti con scudo e spada in alcune sezioni dovremo usare delle torrette fisse, disporre le truppe alleate in posizioni strategiche o guidare una legione con la tattica della “testugine”, ordinando di alzare gli scudi per ripararsi dalle frecce mentre si avanza e rispondere al fuoco con i giavellotti. Gli ordini da dare agli alleati tra l’altro possono essere impartiti con i comandi vocali pronunciando la frase che appare su schermo, ed è l’unico segno rimasto del progetto originale che prevedeva l’uso esclusivo di Kinect.

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Come detto all’inizio della recensione Ryse: Son Of Rome ha il compito anche di mostrare la potenza bruta di Xbox One, e almeno questo aspetto è riuscito alla perfezione. Nonostante una risoluzione nativa a 900p, il comparto tecnico è talmente ben ottimizzato da risultare semplicemente stupefacente, rendendo Ryse: Son Of Rome uno spettacolo per gli occhi, nonché il gioco con la grafica migliore uscito finora su console. I modelli dei personaggi sono realistici così come le loro espressioni facciali, e gli scenari, seppur non molto interattivi, vantano eccellenti effetti particellari, giochi di luci ed ombre e sono ricchi di dettagli, come ad esempio il pulviscolo e il polline che aleggiano nell’aria. Anche il frame-rate è decisamente stabile nel corso della Campagna, mentre ha piccoli cedimenti (rari e che non minano l’esperienza di gioco) nelle partite multiplayer.

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Ryse: Son Of Rome cerca di rimediare alla brevità dell’esperienza in singolo con un comparto multigiocatore cooperativo, in cui in compagnia di un amico si impersona un gladiatore e bisogna sopravvivere in una classica Orda, con ondate di nemici via via sempre più forti e numerosi. Il sistema di combattimento è identico a quello della Campagna, ma è possibile utilizzare un solo perk che va scelto al momento della creazione del personaggio in base alla divinità che si decide di essere devoti.

Guadagnando punti esperienza e salendo di livello si possono acquistare anche armi ed equipaggiamento migliori, ma chi non ha pazienza può sempre sbloccare i vari potenziamenti con le microtransazioni, che risultano totalmente opzionali e non invasive, soprattutto essendo in un multiplayer cooperativo e non competitivo.

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VERDETTO FINALE

Ryse: Son Of Rome è un ottimo biglietto da visita per mostrare le potenzialità di Xbox One, risultando il gioco con il comparto tecnico più impressionante uscito fino ad ora. Peccato che il gioco è tanto bello da vedere quanto poco interessante da giocare, con un sistema di combattimento che avrebbe tanto da offrire ma risulta superficiale e poco profondo, con un ripetitività di fondo che si sente per tutta la (breve) durata del gioco. A salvare in calcio d’angolo la votazione ci pensa il comparto multigiocatore, che pur non essendo particolarmente originale si dimostra un buon espediente per aumentare la longevità del gioco e passare qualche ora di divertimento assieme ad un amico massacrando orde di barbari nel modo più spettacolare possibile.

I videogiochi non sono solo una passatempo per Andrea: da anni ormai scrive su riviste e siti specializzati, trasformando così la passione in lavoro. Ha una ossessione al limite del maniacale per Batman, Star Wars e il collezionismo di statue e collector's edition di videogiochi, tanto che la madre ancora si chiede perché semplicemente non si droghi come tutti i ragazzi della sua età... di sicuro spendeva di meno.

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