Nel 1998 Polyphony Digital regalò al mondo il must have assoluto per tutti gli appassionati di corse automobilistiche. Nato dalla mente pignola perfezionista di un certo Kazunori Yamauchi, che a giudicare dalle foto su Google beve benzina e respira monossido di carbonio come niente, Gran Turismo (GT per gli amici) si riproponeva di rendere al gamer medio la genuina esperienza di pilotare la bellezza di 140 automobili realmente esistenti attraverso 11 tracciati, disseminati per tutto il mondo. Di segno diametralmente opposto alla squisita caciaronata che aveva accompagnato l’esordio della piccola console Sony, il risultato dello sforzo quinquennale di Polyphony Digital era un simulatore di guida senza precedenti che riusciva a riprodurre, in maniera quanto più simile alla realtà, il comportamento di ciascun modello di automobile disponibile. Forte di un comparto visivo strabiliante, GT era il primo titolo del genere che aggiungeva alla fedeltà dei modelli poligonali delle auto un innovativo effetto lucido sulla superficie della carrozzeria delle vetture, rendendo l’esperienza di gioco estremamente realistica e visibilmente appagante. Il tutto impreziosito da un andamento progressivo della modalità carriera che accompagnava il giocatore sin dai primi passi (le famigerate patenti) fino alle gare vere e proprie con i loro compensi in crediti, utili per ampliare il proprio parco macchine ed accedere ad un sistema di modifiche aftermarket che, di fatto, aumentavano a dismisura la profondità del titolo. Insomma, nonostante la periferica di controllo ai tempi fosse il Dualshock, Gran Turismo riuscì a rivoluzionare il modo di intendere il Racing Game, abbandonando la concezione puramente arcade che caratterizzava i suoi concorrenti e predecessori in favore di meccaniche da Driving Simulator fedeli al limite del maniacale. SIGLA!

 

Titolo: Gran Turismo 6 
Sviluppatore: Polyphony Digital
Publisher: Sony Computer Entertainment
Distributore: Sony Computer Enterinment
Genere: Simulatore di Guida
Piattaforma: PlayStation3
Numero Giocatori in Locale: 1-2 
Numero Giocatori Online: 1-16
Localizzazione: Italiano

Recensione in Corso d’Opera

Lo ammetto: ho deliberatamente aspettato fino ad oggi, prima di iniziare a scrivere la recensione di un titolo uscito ufficialmente il 6 di questo mese perché, nonostante io per primo non mi reputi un fan dei simulatori di guida, mi sono ritrovato letteralmente rapito dalle meccaniche del nuovo titolo Polyphony Digital e, siccome mi bruciava un po’ dover sottolineare alcuni difetti pericolosamente irritanti (di cui andrò a parlare a breve), ho atteso fino all’uscita della patch del 18 Dicembre 2013 per esprimermi. Fortunatamente, e ci speravo, la patch 1.2 pone rimedio ad alcune scelte sulla gestione dei crediti che mi avevano lasciato con l’amarognolo in bocca e, benché possa sembrare un aspetto minore rispetto alla vastità di un titolo come Gran Turismo 6, vi assicuro che grazie alle modifiche apportate l’esperienza di gioco assume un aspetto più snello e decisamente meno ripetitiva. Ma andiamo con ordine.

Un Amore Senza Precedenti

Gran Turismo 6 è una dichiarazione d’amore incondizionato ed assoluto al mondo dell’automobile da parte di Mr. Yamauchi, e bastano i primi quattro minuti e cinquantuno secondi di introduzione per averne conferma. Una volta avviato il gioco, infatti si assiste a quella che secondo me è l’introduzione più bella della serie e, probabilmente, la migliore che mi sia mai capitato di vedere in un gioco di corse. Nella prima parte del filmato, accompagnata dal pianoforte di Lang Lang che esegue la 18esima Variazione della Rapsodia su un Tema di Paganini di Rachmaninov, viene mostrato il lato umano dietro al concepimento dell’automobile (in netta contrapposizione a quanto visto in GT5 in cui veniva mostrata la costruzione materiale di una vettura), successivamente però la melodia del pianoforte cede il posto ad All my Life di Daiki Kasho che sottolinea (a posteriori direi che suggerisce) l’adrenalina e la potenza dei bolidi che sfrecciano in pista. La transizione dal real footage alla grafica di gioco delle due parti è quasi indolore e questo sia grazie alla qualità indiscutibile del comparto grafico del titolo Polyphony, sia all’escamotage di intervallare il real footage con frammenti presi direttamente dal gioco (vediamo se indovinate quali).

Occhi sulla Strada…

La prima cosa che salta all’occhio di Gran Tursimo 6 è l’aspetto stilistico dei suoi menu. Il titolo infatti, abbandona l’eleganza minimal dei suoi predecessori in favore di un aspetto più pop, che ricorda l’interfaccia touch di un qualsiasi smartphone, trasferita per l’occasione sul televisore di casa. Il risultato è la costante sensazione di avere il controllo totale sulle proprie scelte durante tutto il tempo trascorso a navigare tra i vari menu del gioco. Se, inizialmente la nuova disposizione delle varie voci potrebbe risultare inaspettata, i tempi necessari per familiarizzare con l’interfaccia sono estremamente ridotti. Oltrepassato il menu, quello che aspetta il giocatore è la meraviglia. Il comparto visivo del titolo Polyphony Digital, infatti, è in due parole senza precedenti. Abbandonando la distinzione tra vetture usate e vetture premium, GT6 mette a disposizione del giocatore 1200 automobili rappresentate fin nel minimo dettaglio con un’accuratezza maniacale e tutte belle lucide, lucide. Almeno per quanto riguarda l’esterno, quanto agli interni non garantisco proprio per tutte. La scelta delle vetture, però, mi ha lasciato un filo perplesso. Intendiamoci il parco macchine disponibile in GT6 è notevole, ma soffre per la mancanza di aggiunte recenti, per non parlare dei modelli clonati come la Daihatsu Copen del 2002 riproposta in due versioni (per citarne uno a caso). Alcune automobili, infine, sono state prese di peso da GT4 e graficamente pompate, ma non è facile accorgersene a meno che non siate il genere di giocatori che sta col naso attaccato allo schermo della tv. Nel caso lo foste, invidio il vostro optometrista.

Lo stesso livello di cura è stato adottato per la resa dei tracciati. Questi sono 37 in tutto, tra classici ed inediti, e non è da escludersi la possibilità che il numero venga ampliato col susseguirsi delle patch. La possibilità di assistere in game alla transizione tra giorno e notte ed ai cambiamenti del tempo atmosferico, inoltre, aggiunge una nota di varietà che va ad incrementare ulteriormente la profondità del titolo Plyphony Digital. Il plauso va all’utilizzo degli effetti di luce (dove il Blooming la fa da padrone soprattutto all’uscita delle gallerie) che trovano la massima espressione nei tracciati in notturna, offrendo vere e proprie visioni mozzafiato. Purtroppo però, la resa grafica dei circuiti non è scevra da difetti. Sebbene alcuni siano caratterizzati da una distribuzione della luce capillare al punto da rendere l’asfalto granuloso in maniera fotorealistica, altri presentano alberi piatti come il cartone mentre, che ci crediate o no, altri ancora hanno sugli spalti gli stessi tifosi di Gran Turismo 3 (risparmiamo sulle comparse). Gli effetti particellari, infine, non rientrano negli esempi migliori della categoria: gli spruzzi degli pneumatici che corrono sul bagnato infatti sembrano più degli adesivi che altro.

Fotorealismo

…e Mani sul Volante

Limitarsi a commentare solo l’aspetto grafico di Gran Turismo 6, sarebbe come affermare che il titolo Polyphony Digital è poco più di un accurato esercizio di automotive-porn, e non lo è; tutt’altro. Famoso per la sua incredibile pignoleria cura per il dettaglio, Yamauchi riesce a tradurre la sua passione per le automobili nel miglior simulatore di guida mai prodotto per una console che, tuttavia sembra tralasciare tutto l’aspetto corsistico. Suo malgrado, il titolo Polyphony rappresenta una sorta di paradosso videoludico: laddove l’aspetto simulativo raggiunge livelli di perfezione quasi assoluta, l’impianto corsistico vero e proprio sembra cedere, forse proprio a causa di una programmazione interamente volta alla resa ed all’esaltazione del comportamento dei veicoli. Inutile dire che, anche con il semplice Dualshock3 come periferica di controllo, il giocatore riesce a sentire ogni movimento della vettura: dal senso di inerzia alla distribuzione del carico sugli pneumatici. Ogni possibile variazione del comportamento di ogni singola vettura in Gran Turismo 6 viene calcolata e riportata sullo schermo alla perfezione, senza per forza dover tenere gli occhi fissi sugli schemi che sono comunque presenti nell’interfaccia di guida. Come se non bastasse, se proprio ci sentiamo un filo digiuni di simulatori, Polyphony Digital ha ben visto di implementare tutta una serie di accorgimenti grafici che letteralmente prendono per mano il giocatore e lo istruiscono sui modi di affrontare una curva o una derapata. Per chi invece si sente già un asso del volante, c’è l’opzione di escludere escludere completamente tutte le meccaniche di assistenza che considera superflue.

Il modello di guida, quindi, vanta una fisica eccellente, purtroppo però continua a sentirsi la mancanza di un sistema che simuli i danni arrecati alle autovetture in caso di collisione (e di conseguenza il drastico cambiamento nelle prestazioni generali del mezzo). Il risultato continua ad essere una gara tra veicoli indistruttibili che, cozzando gli uni e gli altri si producono in un effetto sonoro che ricorda un grosso scatolone buttato per le scale. Un ulteriore aspetto di Gran Turismo 6 che non è riuscito a convincermi è il comportamento dell’intelligenza artificiale dei rivali nella modalità in single player. Completamente ignari dell’esistenza del giocatore, infatti, questi si limitano a pilotare le loro vetture seguendo una sorta di percorso prestabilito, senza reagire minimamente a qualsivoglia richiesta di attenzioni da parte degli avversari umani, tamponamenti compresi.

Indistruttibili

Vado al massimo!

Abbandonando il sistema a punti esperienza che caratterizzava il titolo precedente, Gran Turismo 6 propone una modalità carriera suddivisa in 6 classi di abilità-difficoltà crescente che vanno dall’iniziale Classe Dilettanti fino alla Classe Super, che utilizzano un sistema di progressione basato sulla valutazione del pilota-barra-giocatore. Posizionandosi sul podio, infatti al giocatore verrà assegnato un punteggio in stelle da un minimo di una, per il terzo posto fino ad un massimo di tre per il primo. Ottenendo un determinato numero di stelle, che in pratica definiscono le capacità del pilota, sarà possibile avere accesso alle Sfide della Pausa Caffè; dei mini-giochi che rappresentano una sorta di variazione sul tema delle prove per le varie patenti, presenti all’interno del gioco. Tornano anche quest’ultime, ma in veste di prova di sbarramento tra una categoria di corse e l’altra.

 In base alla propria posizione sul podio, inoltre, il giocatore viene premiato con dei crediti: la moneta necessaria per acquistare nuove automobili ed eventuali modifiche. Inizialmente, il titolo Polyphony Digital mette a disposizione del giocatore un budget di 30.000 crediti, che andrà a dimezzarsi per l’acquisto della prima macchina, nel caso specifico (obbligatoriamente) una Honda Fit. L’auto in questione ha la tendenza a dimostrarsi obsoleta già a partire dalla terza gara della Classe Dilettanti, costringendo di conseguenza il giocatore a reinvestire crediti in un nuovo modello più performante. Il problema di fondo risiedeva nella misera quantità di crediti distribuiti anche in caso di vittoria che, in rapporto al prezzo dei veicoli in vendita, costringevano il giocatore a tediose sessione di grinding per mantenere il budget in equilibrio, e tutto questo senza considerare il costo delle modifiche aftermarket e, ancora peggio, degli eventi stagionali, che per intenderci sono quelle gare che premiano il giocatore con auto spaziali tipo la BMW M4 Coupé. Se fossi stato un cinico, ci avrei visto un’abile (e un filo vergognosa) manovra da parte di (boh) Sony (?) di instradare il giocatore verso l’utilizzo delle micro transazioni, via PlayStation Store per acquistare crediti con denaro vero. A quanto pare, però, il dubbio deve essere anche venuto a Mr. Yamahuchi & Co. che hanno ben deciso di pubblicare la patch 1.2 in data 18 Dicembre 2013 che non solo diminuisce il prezzo degli eventi stagionali, ma aumenta anche la somma di crediti-premio elargiti al termine delle gare (portandomi a ritoccare il voto verso l’alto).

Sempre in argomento di patch, quello che sfugge alla mia comprensione è il perché il team di sviluppatori abbia deciso di eliminare il matchmaking in favore di una sorta di guazzabuglio di pagine da sfogliare nel tentativo di trovare una gara online che rientri nelle corde e nelle capacità del giocatore. Le opzioni selezionabili sono talmente tante (parlo prevalentemente dell’esclusione dei vari sistemi di assistenza alla guida) e le informazioni a riguardo sono talmente tanto poche che l’adesione ad una determinata gara online, piuttosto che ad un altra, ha più il sapore di un salto nel buio che di una scelta cosciente da parte del giocatore. E se proprio devo essere sincero, criteri simili sono più che sufficienti per tenermi alla larga dall’intera esperienza online del titolo.

Questo è un esempio del livello di dettaglio con cui sono rappresentate le automobili

Diesel

Concludo con un paragrafo che sotto, sotto ha un certo retrogusto di rant. Attualmente Gran Turismo 6 è in assoluto il miglior simulatore di guida in commercio per console, e su questo i dubbi, ve lo assicuro, evaporano nemmeno durante la prima gara, ma ancora prima: durante il tutorial. Purtroppo però, l’incredibile resa della fisica dei comportamenti delle vetture da sola non basta a mascherare i difetti che tutta la serie si porta dietro sin dagli esordi. Parlo di un comparto audio decisamente sotto la media, dove il rombo dei motori è tutto sommato un fastidioso ronzio che riesce a sovrastare una colonna sonora che più generica non si può (considerando per altro che il primo Gran Turismo aveva As Heaven is Wide dei Garbage nell’OST) e dove il suono delle collisioni ricorda il rumore di uno scatolone gettato per le scale. Quanto alla totale assenza di danni, posso comprendere la politica di Polyphony Digital, tuttavia continuo a non comprendere il perché dell’ostinarsi a voler privare l’utenza di una caratteristica che viene reclamata a gran voce. Soprattutto, se si considerano le varie e valide alternative presenti sul mercato che, nonostante il loro essere prevalentemente arcade, riescono ad offrire un’esperienza corsistica adrenalinica ed appagante al tempo stesso. L’intelligenza artificiale, che è sì artificiale ma tutto fuorché intelligenza, infine smorza completamente quanto di competitivo ed entusiasmante sarebbe potuto esserci in un titolo che tanto fa per professare l’amore verso il mondo delle corse automobilistiche da parte del proprio ideatore. Chiudo con una nota di speranza, riferendomi alle patch che Polyphony Digital renderà disponibili in futuro, se è vero che la sensazione di acquistare a prezzo pieno un prodotto non finito permane (ma a quanto pare ormai si usa così) è altresì vero che Gran Turismo 6 versione 2.0 sarà sia un eccellente simulatore che un grandioso gioco di corse. Speriamo…

Nicola
Nato quando ancora andavano di moda i pantaloni a zampa di elefante, venne introdotto, a soli cinque anni, al mondo dei videogiochi dal padre, fiero possessore in un Mattel Intellivision (esatto la console con le scocche di legno). Tornato dal suo esilio temporaneo in Canada, continua a litigare con i commessi dei negozi di elettronica a causa della sua spasmodica ricerca del gioco di nicchia definitivo: quello che conoscerà ed apprezzerà solamente lui.

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