Va dove ti porta il cuore

In una terra desolata, un ragazzo vaga da solo, accompagnato solo dal suo fido cavallo Agro e dal cadavere della sua bellissima fidanzata. Deciso più che mai a riavere la propria amata, egli giunge in una landa abitati da mostruosi colossi, e affida il proprio destino nelle mani del Dio Dormin, che gli offre la vita della ragazza in cambio della distruzione dei giganteschi esseri.

Nel mezzo di un territorio ostile e maledetto, combatterà armato solo di una spada e di un arco, spinto solo dal suo amore, imbarcandosi in una delle più belle avventure mai viste su un videogioco.

Alcune montagne si scalano, altre si uccidono

Dopo un lungo, evocativo video introduttivo, saremo introdotti alla landa dove si svolgerà il gioco. Questa è una enorme porzione di terra, che spazia tra pianure desertiche, zone boschive e antiche rovine. Il senso di solitudine che caratterizza il titolo è palpabile, grazie ad inquadrature che mettono in risalto la minutezza del protagonista di fronte alla vastità che lo circonda.

Un senso di inferiorità che si accentua nel momento del confronto coi colossi, delle bestie di proporzioni titaniche che per poter essere affrontate dovranno essere letteralmente scalate.

Il nostro ridotto arsenale andrà usato in modo intelligente: innanzitutto la spada sarà necessaria per scovare la posizione dei colossi ed in seguito per individuarne i punti deboli, mentre l’arco servirà ad attirare o rallentare i nostri nemici.

La vera difficoltà del titolo risiede quindi nel comprendere come salire sul dorso dei colossi, per poi colpirli. Questi sono poi di 3 tipi: quelli di terra, antropomorfi o simili agli animali, quelli acquatici ed infine quelli volanti.

In tutti e tre i casi, avremo a che fare con delle vere e proprie forze della natura, che ci faranno vivere gli scontri più epici che possiate immaginare, complice un accompagnamento sonoro semplicemente fantastico. Tracce adeguate scandiscono le varie fasi di cui è composta la battaglia.

Appropriatissima la decisione di non musicare i momenti di esplorazione, lasciando che siano i suoni del vento e degli animali a suscitare emozioni.

Là dove poesia e gioco si incontrano

L’esperienza di Shadow Of The Colossus riesce anche a superare quella del suo prequel spirituale ICO. Ciò che questo titolo riesce a far provare è qualcosa di unico in ambito videoludico.

La totale desolazione del mondo di gioco ci permetterà di esplorarne gli anfratti non per trovare qualche sorta di missione secondaria, ma per il solo gusto di scoprire cosa abbiano escogitato gli sviluppatori. Le antiche rovine e i paesaggi straordinari di Shadow Of The Colossus non possono non essere amati, anche quando abbiamo a che fare con scenari più spogli.

Il comparto tecnico dalla sua, riesce a valorizzare queste ambientazioni, con texture estremamente dettagliate e una buona fluidità. Certo qualche animazione, nonostante siano più curate che in ICO, ancora non convince, ma un design convincente e squisito riesce a soppesare a tali difetti.

I dialoghi, per quanto siano rilegati a brevi sequenze tra un colosso e l’altro, sono ancora una volta caratterizzati dall’uso di una lingua inventata, che riesce a far apparire questo titolo quasi come una storia d’altri tempi, un mito di epoche lontane…

Una nuova frontiera

Shadow Of The Colossus è semplicemente un capolavoro, un titolo unico, capace di emozionare come pochi altri sono in grado.

Pur durando solo 8-9 ore, questo videogioco è uno dei must have per PS2 degli ultimi anni, dotato di una atmosfera di rara bellezza.

Trovatelo e compratelo.

PRO

  • L’emozione fatta videogioco
  • I boss più grandi mai visti
  • Gameplay semplice ma divertente
  • Colonna sonora epica

CONTRO

  • Per alcuni l’assenza di qualsiasi tipo di attività secondaria farà storcere il naso
  • Longevità non eccezionale

GRAFICA: 9

SONORO: 9.5

DIVERTIMENTO: 9.5

LONGEVITA’: 7.5

TOTALE: 9.5

1 Commento

  1. Ripeto quello che ho detto in un altro commento, questo gioco è bellissimo! Assieme ad ICO uno di quei giochi che si ricordano, uno di quei giochi che ci fa pensare che anche un videogioco può essere arte

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