Pussy Riot: A punk Prayer – Recensione

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Premio speciale della giuria al Sundance Festival e in corsa per l’Oscar Pussy Riot – A punk Prayer di Lerner e Pozdorovkin racconta la protesta del gruppo d’arte punk più virale degli ultimi tempi. Prigioniere e libertarie, simboli di un movimento che loro definiscono tumulto, strage e ribellione, le Pussy Riot sono diventate coro femminile di una Mosca divisa a metà. Chi le vuole punire e chi invece le vuole abbracciare.

PussyRiot_1sheet_AW.inddSono gocce nel mare – afferma un genitore – non si sa quale potrebbe provocare uno tsunami. Dopo un passato di opposizioni e di manifestazioni contro il muro d’oppressione politico culturale dominante, contro il maschilismo e contro il legame percepito tra lo Stato e la Chiesa, il 21 febbraio 2012 in seguito alla rielezione di Vladimir Putin, alcune ragazze di Mosca si sono esibite in una preghiera punk nella Cattedrale del Cristo Salvatore. Il ritornello della canzone recitava: <<Madre Maria, bandisci Putin!>>, dopo trenta secondi la loro vita si è capovolta. La libertà è diventata vandalismo, l’arte blasfemia e le donne streghe. A pagare l’attacco al potere Masha, Nadia e Katia, due di loro ancora in prigione, fuori un caso mediatico, giudiziario e morale di proporzioni internazionali.

Armate di passamontagna colorati, di abiti leggeri e di collant vivaci le Pussy Riot si ispirano all’anima punk del DIY (Do It Yourself) e diventano in poco tempo un gruppo di sommossa femminista. A Punk Prayer racconta la loro opposizione al sistema, la nascita di un’ideologia controculturale e la ricerca di verità dentro una pena spropositata. Al documentario si aggiungono le confessioni di genitori preoccupati e minacciati, insieme a chi da una parte sostiene le loro azioni (manifestanti, pop star) e dall’altra le condanna (ortodossi, politici). Tra le righe della vicenda l’accusa a un regime autoritario che nega al popolo il diritto di cambiare, la denuncia di una farsa giudiziaria e il desiderio di un risveglio civile contro gli schemi imposti dalla società russa.

Più arte concettuale che musica punk per un film che raccoglie punti di vista opposti e costruisce sulle orme degli spettacoli e della vita delle ragazze il ritratto di una Nazione in lotta. Accanto alla fermezza di tre donne il peso di una responsabilità pericolosa, sotto i sorrisi le preoccupazioni, dietro la loro rabbia il tarlo che qualcosa non è come dovrebbe essere.Video amatoriali, interviste, esibizioni, arringhe in aula di tribunale per un documentario essenziale. Privo di giudizio, immediato e sintetico Pussy Riot – A punk Prayer si presenta come significativo contributo alla conoscenza e al dialogo, in nome della libertà d’espressione e di parola che (troppe volte) si sente mancare.

<<Il sistema teme la verità che rappresentiamo>>.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=E8K8WRRzbQs]

Scheda film

Titolo: Pussy Riot – A Punk Prayer (Show Trial: The Story of Pussy Riot)
Regia: Mike Lerner, Maxim Pozdorovkin
Cast: Mariya Alyokhina, Ekaterina Samutsevich, Nadezhda Tolokonnikova
Genere: documentario
Durata: 90’
Produzione: Roast Beef Productions
Distribuzione: I Wonders Pictures con Feltrinelli Real Cinema
Nazione: Russia, Gran Bretagna
Uscita: 12/12/2013.

Anna “MissKdiCinema” Scali
"Quando sei in dubbio, Meriadoc, segui sempre il tuo naso"

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