Shadow Warrior - copertinaNel lontano 1997, 3D Realms, forte del successo inaugurato dal suo Duke Nukem 3D dell’anno prima, propose un altro FPS , Shadow Warrior, una sorta di parallelismo tra una realtà occidentale, rappresentata dal Duca tamarro e donnaiolo intento a sterminatore creature aliene in una improbabile Los Angeles, e una orientale, con Lo Wang, ninja spadaccino cacciatore di demoni del Giappone, anch’esso amante della violenza e del linguaggio scurrile. Diversamente per quanto accade per Duke Nukem 3D, che divenne una pietra miliare, Shadow Warrior riuscì a ritagliarsi un modesto e temporaneo successo per poi perdersi nel dimenticatoio, visto che, all’epoca, era in corso il proliferare di sparatutto ben più agguerriti ed innovativi.
A distanza di 16 anni,  Flying Wild Hog, giovane software house polacca guadagnatasi un modesto successo con Hard Reset, decide di riesumare Shadow Warrior e crearne un reboot, ponendosi l’obiettivo di offrire uno sparatutto vecchia scuola non solo modernizzato a livello grafico, ma riscritto a livello di trama e rinnovato significativamente a livello di gameplay.

SCHEDA DI GIOCO:

Titolo: Shadow Warrior
Data di uscita: 26 settembre 2013
Sviluppatore: Flying Wild Hog
Publisher: Devolver Digital
Piattaforme: PC (in futuro anche su Xbox One e PS4)
Localizzazione: audio in inglese, testi in italiano

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=pwjB2Re_Sso]


TRAMA

Lo Wang, agente al servizio della Zilla Corporation e del suo presidente, Orochi Zilla, viene incaricato di recuperare un’antica katana chiamata Nobitsura Kage. Rifiutata l’allettante offerta di due milioni di dollari da parte del proprietario Mizayaki, Lo Wang è costretto a sfoderare la sua katana e aprirsi la strada con la forza, dando inizio ad una serie di eventi che lo porteranno a stringere un patto con un bizzarro ed atipico demone chiamato Hoji e ad intraprendere un viaggio soprannaturale a base di demoni, altre dimensioni e poteri mistici.

Shadow Warrior - Hoji Premesso che lo Shadow Warrior del 1997, come altri sparatutto di quegli anni, non fosse mosso da una trama da oscar, Flying Wild Hog ha saputo enfatizzare lievemente l’apparato narrativo, offrendo una storyline lineare e priva di particolari sorprese ma nel complesso più che sufficiente, sostenuta da alcuni filmati di intermezzo, tra cui una introduzione rockeggiante, e una buona dose di dialoghi in grado di dargli quel minimo di spessore. Anche il personaggio di Lo Wang non delude, complice di ciò la riuscita accoppiata con Hoji, con frequenti battute, stereotipi, citazioni e frecciatine che richiamano, seppur con minore volgarità, quell’ironia sboccata e cafona dei classici 3D Realms.

GAMEPLAY

Shadow Warrior ricalca il modello degli sparatutto tradizionali, ponendo il giocatore dinnanzi ad un micidiale arsenale composto da 6 armi da fuoco, all’utilizzo di medikit e ad un approccio vecchio stile, sopravvivendo a frequenti scontri ad ondate uno dopo l’altro e distruggendo statue per sbloccare porte protette da sigilli magici del nemico, in compagnia di uno Lo Wang esaltato e subito pronto con una battuta. Vengono ripresi anche i tratti peculiari del suo omonimo del passato, in primis la katana accompagnata da shuriken per fare letteralmente a pezzi orde di nemici, nonché la possibilità di utilizzare il cuore e la testa degli avversari caduti per far esplodere ed incenerire i nemici.

Shadow Warrior - game_01
Punta di diamante dell’intera produzione è l’evoluzione del personaggio, strutturata in tre nodi:

  • upgrade delle armi: aprendo gli armadi disseminati nel gioco e non solo, sarà possibile entrare in possesso di denaro, che potremo investire per acquistare caricatori oppure per potenziare in tre diversi modi ciascuna delle nostre armi.
  • sblocco delle abilità: prevalentemente abbattendo nemici, sarà possibile accumulare punti karma, che potranno essere impiegati in sei rami ognuno dei quali composto da altrettanti sei elementi per accedere ad abilità passive quali l’incremento dei punti vita, la possibilità di trovare con maggiore facilità denaro, l’aumento del danno inflitto ai nemici di piccole dimensioni e così via.
    Unica eccezione per la katana, il cui annesso ramo conferisce l’accesso a delle combo, attivabili premendo due volte un tasto direzionale in contemporanea con il tasto sinistro del mouse.
  • utilizzo dei poteri: dopo l’incontro con Hoji, Lo Wang, grazie all’ausilio di speciali cristalli del Ki disseminati nel mondo di gioco, sarà in grado di sbloccare e sviluppare quattro poteri, le cui proprietà potranno essere ampliate con ulteriori quattro upgrade (il primo serve per sbloccare il potere).
    Come le abilità della katana, anch’essi vengono attivati dopo aver premuto per due volte un tasto direzionale, con l’unica differenza che viene utilizzato il tasto destro del mouse. Da notare che il loro uso può avvenire con qualsiasi arma e non è soggetto ad alcun punteggio mana o simile.

Shadow Warrior - abilità
Merita una citazione a parte la katana che, grazie ai potenziamenti sbloccabili dopo certe porzioni di gioco e alle combo, si dimostra essere l’arma definitiva e l’indiscussa protagonista dell’intero gioco, in grado di aggiungere quella brutalità, eleganza e varietà in più al combat system, che, diversamente, avrebbe dato l’idea di stagnante.
Purtroppo, la difficoltà ricalca solo parzialmente i canoni del passato, riuscendo ad offrire un movimentato e frizzante grado di sfida soltanto a livello folle, il massimo dei quattro livelli offerti, mentre il livello alto si attesta ad un normale degli anni ’90 tendente al basso. A contribuire alla facilità del titolo, vi è la potenza devastante della katana, la possibilità di acquistare munizioni ad un basso costo e in un qualsiasi momento e la possibilità di utilizzare un potere per curarsi, sicuramente migliore della vita autorigenerante, ma comunque una agevolazione. Fortunatamente, esiste la modalità eroica per chi cerca un grado di sfida tendente all’alto, il quale prevede il solo checkpoint iniziale di livello, l’impossibilità di utilizzare i salvataggi rapidi e un incremento della difficoltà folle.
L’IA, che muove prevalentemente demoni amanti del corpo a corpo e saltuariamente qualche gruppo di esseri umani, ha fattezze basilare ma non è da considerarsi un elemento penalizzante, in quanto è conforme alla natura di gioco volutamente messa in scena, basata sulle ondate dei nemici e sulla frenesia del combattimento.

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Fanno storcere parzialmente il naso gli scontri ripetitivi con i boss, che si differenziano esclusivamente di aspetto, in quanto dotati delle stesse tipologie di attacchi e abbattuti nello stesso identico modo, e le limitate tipologie di nemici, numericamente meno di una decina, che, seppur nel complesso valide, risultano essere poche per i 17 livelli di gioco offerti, rinunciando ad una diversificazione che, unita a metodologie di abbattimento differenziate, avrebbe sicuramente giovato.
La  mancanza del multiplayer è irrilevante, in quanto l’apparato single player è perfettamente in grado di appagare il giocatore con i suoi contenuti e la sua longevità in relazione al prezzo che presenta.

ATMOSFERA

Diversamente dal modus operandi generale, Flying Wild Hog non si è appoggiata all’Unreal Engine 3 come accade spesso per le piccole produzioni, ma ha deciso di riprendere in mano il motore grafico Road Hog Engine di sua realizzazione, già visto all’opera con Hard Reset, che permette una elevata personalizzazione e una qualità accentuata, seppur sia necessario un PC di fascia media per una buona fluidità.
Spremendo al massimo le opzioni video, il risultato è uno Shadow Warrior visivamente davvero appagante, sostenuto da un design artistico fedele alle ambientazioni in 2.5D dell’originale ed in grado di regalare piacevoli, suggestivi e diversificati paesaggi, che vanno da luoghi rurali, con giardini, grotte e foreste di bambù, a piccole realtà cittadine, con edifici e strutture dal sapore orientale. Anche sul versante dell’effettistica, si assiste ad un lavoro complessivamente curato, con una illuminazione ed effetti particellari di alta qualità, anche se risultano essere approssimativi e poco variegati tra loro i modelli tridimensionali dei nemici.
I 17 livelli che saremo chiamati ad affrontare sono sostenuti da un level design basato spesso su corridoi ma che non disdegna spazi dalle modeste dimensioni, incentivando il giocatore all’esplorazione per scoprire luoghi segreti ed easter egg e per carpire pozzi infusi di karma, cristalli del Ki e denaro, elementi importanti per lo sviluppo del personaggio.
Da segnalare anche il discreto dinamismo dell’ambiente di gioco, che permetterà la distruzione di automobili, barili, serbatoi di carburante e altri elementi, in grado di generare esplosioni per rendere ancor più adrenalinico il campo di battaglia e dare un tocco maggiore di realismo.

Shadow Warrior - game_03
Il comparto audio risulta essere nel complesso più che sufficiente, con una colonna sonora tipicamente orientale orecchiabile ed effetti sonori senza infamia e senza lode, anche se l’elemento che colpisce di più è il divertente doppiaggio in inglese, ricco di battute recitate a dovere. Da notare che, rispetto a quanto effettivamente viene detto a parole, i sottotitoli in italiano velano buona parte della volgarità.

 

VERDETTO FINALE

Grazie al restyling grafico di ottimo livello e alle significative modifiche di successo apportate al gameplay, Shadow Warrior può ritenersi un reboot pienamente riuscito, in grado non solo di non far rimpiangere minimamente l’omonimo originale, ma riuscendo ad eguagliarlo e ad offrire un titolo divertente a prezzo contenuto.
Nonostante il titolo non detenga quelle qualità tali da permettergli di distinguersi e affermarsi in maniera netta sul mercato videoludico, un plauso va a Flying Wild Hog per aver raggiunto il non facile obiettivo di plasmare uno sparatutto vecchia scuola fedele al passato, con un modus operandi contemporaneamente capace di ricalcare l’archetipo degli FPS anni ’90 e l’anima dei lavori targati 3D Realms e aggiungere parecchie novità che non mancheranno di farsi apprezzare.

Dopo aver assaporato esperienze single player magnetiche come Doom II, Baldur's Gate, StarCraft e The Curse of Monkey Island, Marco non ha più voluto separarsi dal PC e tuttora coltiva la sua passione videoludica su questa unica e sola piattaforma, prediligendo quei videogiochi dalle atmosfere evocative ed ammalianti e dalle storyline con pathos e carisma.

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