Bioshock Infinite: Burial At Sea Episode 1 – Recensione

Burial-at-Sea-700x352Titolo: Bioshock Infinite: Burial At Sea
Sviluppatore:
Irrational Games
Publisher:
2K Games
Genere: Sparatutto
Numero di Giocatori:
1
Piattaforma:
Xbox 360, Ps3, PC
Localizzazione:
Inglese, testi in italiano

Bentornato a casa Mr. De Witt

“Ogni uomo può scegliere. Io scelgo l’impossibile. Ho costruito una città in cui un artista non debba temere la censura; dove il grande non venga confinato dal piccolo; dove lo scienziato non sia limitato da ridicoli moralismi. Scelgo di costruire… RAPTURE.”

E sono proprio queste le parole che nell’ormai lontano 2007 ci accolsero all’interno di una delle più grandi avventure che mente videoludica ricordi. Senza alcun dubbio uno dei punti più forti di Bioshock è stata proprio la sua utopistica città costruita in fondo al mare. Rapture con la sua architettura steampunk e fantascientifica ci ha mostrato la follia e l’orrore dell’uomo che, abbandonatosi alla sete di potere, non è riuscito nell’intento di seguire i dettami del suo fondatore Andrew Ryan.

Burial at Sea ci riporta a Rapture, ma la città è ben diversa da quella che abbiamo esplorato nei due precedenti capitoli della serie. Qui non è ancora sprofondata in quell’abisso di terrore, malattia, follia e morte che ricordiamo, in questo dlc Rapture è viva, pulsante, vibrante, luminosa e ancora lontana dallo sfacelo che comunque ben presto si farà largo in tutte le sue vie. I Big Daddy ci sono ancora, così come le sorelline che tuttavia portano delle maschere per celare i loro volti spiritati.

La nostra storia prende il via il 31 dicembre 1958 in un polveroso e buio ufficio. Solo una flebile luce passa attraverso le serrande poste alle finestre tinteggiando di noir l’atmosfera. Una donna dalla faccia conosciuta entra nella stanza affidando al nostro vecchio detective privato De Witt il compito di ritrovare una bambina di nome Sally. La donna è indubbiamente la cara Elizabeth anche se col il look ampiamente rifatto e con un carattere decisamente più deciso e forte della ragazza che abbiamo conosciuto in Infinite.

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Vintage si, vintage no

Da qui in poi la trama ci accompagnerà attraverso il tessuto stesso della città, partendo da zone sfarzose e luminose fino a quelle più buie ove si sta già consumando la follia dei Ricombinanti. Si può quasi dire che Burial at Sea si divide in due parti: la prima è di tono molto più improntato alla narrazione e all’esplorazione, ove potremo anche decidere l’ordine con cui eseguire le missioni. Riceviamo l’immagine della Rapture “perbene” e muoversi tra queste vie lascerà spesso a bocca aperta i giocatori che potranno godere dell’eccellente level design e della cura posta dagli sviluppatori nel ricreare i luoghi e l’atmosfera di Raptur pre-Bioshock. Uno spettacolo di luci, ombre e tanti richiami da scoprire per i più nostalgici.

La seconda parte è invece quella più improntata all’azione e al gameplay classico a cui siamo abituati. Gettati nel posto più lugubre della città ci dovremo fare strada attraverso gli sproloqui e la follia omicida dei Ricombinanti. Ritornano quindi i plasmidi in tutte le loro classiche varietà, anche se in realtà sono i tonici di Infinite con tanto di bottiglie per la ricarica. Così si aboliscono le siringhe del primo capitolo della serie e ciò fa storcere un po’ il naso visto che nuoce un po’ all’immersione generale, dato che ci si aspetterebbe una certa coerenza temporale. Per quanto riguarda le armi si nota il ritorno della ruota di selezione delle bocche da fuoco, infatti, al contrario di Infinite sarà possibile portare con se più di due sole armi cosa che comunque non snatura più di tanto il gameplay vista la scarsità di munizioni e il respawn costante dei nemici. Inoltre vi è una gradita aggiunta all’arsenale: il Teleforno, il quale è una sorta di raggio a microonde in grado di surriscaldare i nemici fino a farli esplodere in un tripudio di sangue.

L’incedere rimane abbastanza lineare con i soliti obbiettivi di recupero di determinati oggetti o poteri per proseguire nell’avventura, forse ormai decisamente troppo banalizzati e prevedibili. Un altro strano quanto gradito ritorno è quello dello Skyhook, elemento che con la Rapture originale centra ben poco, ma che offre un poco più di libertà d’azione in un paio sezioni di combattimento e che diventa una eccellente arma corpo a corpo da sfruttare quando si vuole dare un approccio più ragionato e stealth agli scontri con i Ricombinanti.

Ovviamente Elizabeth non sarà un semplice peso in questo dlc ed, esattamente come nel titolo originale, potrà utilizzare la sua abilità di aprire squarci tra le dimensioni e lanciarci munizioni, kit medici e flaconi di plasmidi per aiutarci quando ne avremo più bisogno.

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No gods or kings, only man

Parlando dal punto di vista della longevità non si può certo dire che Burial at Sea conti una durata spropositata, anzi tutt’alto. In circa due ore e mezza il dlc sarà bello che terminato, lasciando forse troppo amaro in bocca ai giocatori sia per l’esborso del portafogli, parliamo di 15 euro, sia perché sembra quasi notarsi una certa fretta del gioco stesso di guidarci verso la fine. Forse sarebbe stato meglio evitare di dividere questo add-on in due episodi separati e rilasciarlo direttamente intero con l’avventura completa, visto soprattutto che chi non ha il season pass sarebbe costretto a pagare, presumibilmente, altri 15 euro per giocare l’episodio due.

Tuttavia dal lato artistico non si può muovere nessuna critica al lavoro di Irrational Game. Come detto in precedenza, Rapture è viva e pulsante, stupendamente realizzata in ogni sua parte e il comparto visivo di Bioshock Infinite non fa che regalare ulteriore lustro a questa splendida e utopistica metropoli in fondo all’oceano con conseguenti occhi lucidi e forti emozioni per tutti i videogiocatori.

Una pecca tuttavia non di poco conto è l’assenza di sottotitoli in alcune parti, in particolar modo per quanto riguarda le registrazioni audio che si possono trovare sparse per la città dove i sottotitoli mancano completamente. Infatti il cui contenuto è difficile da seguire sia per chi non è ben avvezzo con la lingua inglese e sia per il fatto che spesso si può venire interrotti dai nemici e nel mezzo della battaglia è impossibile seguire un discorso che chiaramente gioverebbe all’immersione del giocatore nel mondo di gioco.

Burial AT Sea Episode 1

Funerale in mare

Diciamo pure che ci si aspettava qualcosina più da questo Burial at Sea. Benchè la trama sia abbastanza gustosa, con richiami allo stesso Infinite e Rapture sia ancora più bella e intrigante che in passato, è difficile sopperire all’esigua longevità e alla scarsa varietà di situazioni di gioco. Contando inoltre il prezzo decisamente troppo alto, il consiglio è di acquistarlo solo tramite il season pass che, a circa venti euro, vi darà accesso sia a questo che all’Episode 2 di futuro rilascio.

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