Nulla di nuovo ad Istanbul, circolare…

Per chi è affezionato alla serie, questo capitolo è imperdibile come lo sono stati gli altri e lo saranno i futuri (stesso discorso per Prince of Persia, ma divaghiamo…), tuttavia Assassin’s Creed: Revelations non offre grandi spunti di novità nell’opinione di chi scrive.

Il primo cambiamento, che nel mio caso non è stato accolto favorevolmente, è l’apparente chirurgia plastica subita da Desmond Miles, che cambia completamente faccia, forse perché è l’alterego di sé stesso nell’Animus? Non è uno spoiler, siccome il gioco inizia proprio così, Desmond viene infilato nell’Animus come tentativo di “restore” dopo lo shock del finale di Assassin’s Creed: Brotherhood, del quale questo gioco è la prosecuzione, sia per Desmond che per Ezio.

Ezio ormai non è più il “pischelletto di quartiere” che abbiamo conosciuto nel secondo episodio, ma un uomo molto, molto cresciuto, con tanto di barbona grigia, che apparentemente si è mantenuto in allenamento assiduamente negli anni, perché ora si arrampica anche più velocemente di prima, non senza l’ausilio di un nuovo “accessorio”, e sfrutta altri elementi dell’ambiente per spostarsi a velocità superiore tra i tetti, tra l’altro effettuando nuove scenografiche manovre di esecuzione.

Stavolta bisogna infilarsi nelle diatribe tra Bizantini e Ottomani, nello scenario della città di Istanbul; Ezio ha imparato qualche mossa nuova per uccidere rapidamente i propri avversari in duello, e soprattutto in questa nuova avventura non sarà solo lui a sfrattare i nemici dai quartieri per impossessarsi delle loro roccaforti (potendoci insediare anche dei suoi allievi assassini tra i più esperti), ma anche i nemici potranno decidere di reimpossessarsi delle loro vecchie caserme, ponendole sotto assedio. Questo apre le porte ad un aspetto del gioco completamente nuovo, un tower defense per assassini, non per nulla viene chiamato Den defense, ed infatti bisognerà piazzare capi assassini, balestrieri, fucilieri, assassini “volanti” e quant’altro, per contrastare le orde di nemici che in successione di avvicenderanno con l’obiettivo di mettere a fuoco e fiamme l’edificio degli assassini. Vincendo si mantiene il possesso della “tana”, perdendo bisognerà riconquistarla uccidendone il capo e accendendo il solito fuoco segnaletico sulla cima della torre.

Desmond non risiede più nella fisicità di Monteriggioni, ma in un etereo angolo dell’Animus molto simile concettualmente al “loading screen” di The Matrix, dal quale potrà anche accedere a sue memorie passate, una volta raccolto un numero sufficiente di globi luminosi mentre impersona Ezio.

Inoltre mentre Desmond impersona Ezio, Ezio impersona Altair, in una sorta di “Assassinception“, per chiarire vicende passate di colui che aprì la saga ormai diversi anni fa.

In tutto ciò, il gioco resta “uguale” a Brotherhood, la grafica ad occhio non risulta particolarmente “pompata” (anche se sullo stesso sistema dove Brotherhood girava senza difficoltà al massimo della qualità, ora è necessario diminuire molte impostazioni per non incorrere in scatti continui), ma si continua praticamente a fare le stesse cose che si facevano a Roma, solo in un setting diverso.
Ne giova certo la storia, che prosegue svolgendo altre informazioni su Ezio e anche su Desmond, tuttavia per l’aspetto tecnico non ci sono elementi sostanziali sui quali discutere.


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  1. Avatar Davide

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