Recensione Splinter Cell: Chaos Theory

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007 è roba vecchia

L’affascinante mondo dello spionaggio ha influenzato cinema e letteratura, ma anche, ovviamente, i videogiochi. E proprio tra i videogiochi hanno preso piede le “vere” spie, quelle che avanzano col coltello in mano senza girare per le strade con l’Aston Martin come il buon vecchio 007.

Parlando di spie videoludiche non possiamo quindi non citare l’inossidabile Sam Fisher, protagonista della saga di Splinter Cell, che impegna il proprio tempo libero sventando le “solite” minacce terroristiche globali.

Nel terzo episodio della fortunata saga metteremo mano su un Sam ancor meglio equipaggiato e ancor più letale, in una missione che lo porterà ai quattro angoli del mondo, nel tentativo di fermare una Terza Guerra Mondiale.

Guarda come mi rifaccio il guardaroba

Come sempre il gameplay del titolo punta tutto su meccaniche strettamente stealth, dove l’attacco frontale contro i nemici comporta morte certa. Pertanto dovremo fare affidamento sui gadget a nostra disposizione; in primis il visore notturno, che fungerà anche da visore termico. Oltre a queste caratteristiche già viste nel primo e nel secondo Splinter Cell, si aggiunge la visione elettromagnetica, tramite la quale potremo individuare le sorgenti di energia elettrica presenti nella zona, che potremo poi disabilitare grazie al nostro EMP, agganciato alla pistola. L’arsenale di Sam infatti, è una fucina di strumenti tecnologicamente avanzati, che spaziano dalle telecamere adesive ai proiettili stordenti. Ma siccome talvolta servono anche le maniere forti, sono stati introdotte alcuni “mezzi” con cui eliminare in modo più ortodosso i nostri avversari: innanzitutto il coltello, con cui potremo anche interrogare i soldati avversari o tagliare fili e simili; secondariamente i moduli per il nostro fucile d’assalto, che potrà essere modificato in tempo reale in uno fra i tre disponibili: lanciatore, per utilizzare i gadget sopra descritti, fucile di precisione e doppietta.

La scelta dell’equipaggiamento diviene peraltro una componente essenziale in seno al gameplay, dal momento che all’inizio di ogni livello potremo scegliere fra tre classi, suddivise in “Furtività”, “Assalto” e “Redding”, una sorta di mix equilibrato tra i primi due.

Qualsiasi “classe” preferiamo, nostro imperativo sarà sempre e comunque quello di restare nascosti il più a lungo possibile: ad aiutarci vi saranno 2 indicatori, quello della visibilità del nostro alter ego e quello del rumore da egli prodotto. Per poter raggiungere l’obiettivo non basteranno sempre armi e strumenti tecnologici, e qui entrano in gioco le prodezze di Sam che, nonostante l’età, sarà in grado di arrampicarsi sui tubi e quant’altro. La costruzione e il design dei livelli vanta peraltro una realizzazione del tutto differente rispetto al passato, permettendo spesso al giocatore di decidere quale via intraprendere per giungere alla fine dello stage.

Essere individuati ci costringerà invece a passare alle maniere forti, scontrandoci contro una IA nemica più reattiva di un tempo, ma che talvolta risulta ancora deficitaria. Qualora l’allarme suoni invece, non rischieremo più il game over come nei precedenti capitoli, bensì i nostri avversari prenderanno precauzioni sempre più efficaci come creare perimetri difensivi.

Per tutto l’arco dell’avventura saremo accompagnati da un intreccio narrativo piuttosto complesso, che spazia tra intrighi e fantapolitica. Storie che appassionano alcuni ma che certo non sono sempre le più amate. Ai giocatori l’ardua sentenza.

Novità di rilievo è invece rappresentata dalla cooperativa, che permetterà a due giocatori di affrontare una avventura parallela a quella di Fisher, utilizzando gadget simili ma potendo ovviamente sfruttare tattiche di squadra. Per la buona durata di 8-9 ore potremo dedicarci a missioni ben congeniate e divertenti, rese ancor più appassionanti dalla necessità  di cooperare costantemente con il nostro compagno.

Viva la revolution!

Chaos Theory rappresenta una perfetta evoluzione del gameplay dei precedenti due capitoli, riuscendo a migliorarli sotto ogni punto di vista, incluso il comparto tecnico.
Il dettaglio delle texture e l’assenza di difetti evidenti riescono a regalare uno spettacolo per gli occhi, un lavoro davvero ottimo. Peccato però notare come le animazioni, nonostante siano migliorate parecchio, risultino talvolta ancora grezze.

Ottimo invece il sonoro, che propone una serie di tracce azzeccate, un doppiaggio in italiano molto buono (in particolare per il doppiatore di Sam, Luca Ward) ed effetti sonori di pregio.

Meno lodi vanno invece spese per il multiplayer, che cerca di allungare inutilmente le già buone 13 ore necessarie a completare il titolo.

Le modalità online ci metteranno nei panni di spie o mercenari, ciascuno dotato di un determinato arsenale. Tuttavia il numero ridotto di giocatori e un ritmo generale poco sostenuto rendono il multiplayer di Chaos Theory del tutto superfluo.

La spia che non muore mai

Il terzo capitolo delle gesta di Sam Fisher è promosso a pieni voti, grazie ad un gameplay evoluto ma che non snatura la formula originale, a cui si lega un comparto audio/video eccezionale.
Nonostante alcuni difetti vadano ancora limati, il lavoro fatto da Ubisoft è decisamente encomiabile. e l’aggiunta della cooperativa si rivela una mossa azzeccata.

PRO

  • Migliorie evidenti per il gameplay, più solido e divertente
  • Tecnicamente sbalorditivo
  • Cooperativa divertente

CONTRO

  • Le storie di fantapolitica sono intriganti, ma non piacciono a tutti
  • Qualche animazione da rivedere
  • Ogni tanto è un po’ frustrante
  • Multiplayer inutile

GRAFICA: 9

SONORO: 9

DIVERTIMENTO: 9

LONGEVITA’: 8

TOTALE: 9

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