Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant – Recensione

Il Professor Layton e l'Eredità degli Aslant

Titolo: Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant
Sviluppatore: Level-5
Publisher: Nintendo
Genere: Puzzle Game/Avventura Grafica
Numero di Giocatori: 1
Piattaforme: Nintendo 3DS
Localizzazione: Completamente in italiano

Correva il 2008 quando Il Professor Layton e il Paese dei Misteri giunse in territorio europeo su Nintendo DS. A quel tempo ci avvicinammo a questo nuovo titolo con una certa circospezione, un po’ diffidenti della reale qualità della produzione. Oggi, dopo cinque anni e sei capitoli, Il Professor Layton è divenuta una delle serie portatili più apprezzate da chi vi scrive, nonostante la tipologia di gioco sia ben lontana dal figurare tra le preferite del sottoscritto. Nel corso di due diverse trilogie abbiamo così accompagnato l’intelligente gentiluomo in numerose avventure. Con l’ultimo capitolo da poco uscito su Nintendo 3DS, Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant, Level-5 sembra decisa a chiudere definitivamente la storia del nostro amato archeologo. L’Eredità degli Aslant, insomma, potrebbe essere l’ultima occasione di assistere alle gesta di Layton. Un’occasione che, a nostro avviso, è assolutamente da non perdere.

Il giro del mondo in pochi tocchi

Non arrischiandosi a infrangere la tradizione, ad aprire le danze de Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant è l’arrivo di una lettera. Il mittente è un archeologo di nome Desmond Sycamore, il quale afferma di aver rinvenuto una mummia vivente (?) nella ghiacciata città di Frostborg. Guidato dalla solita fame di curiosità e armato della sua immancabile tuba, il professor Layton e i suoi assistenti Luke ed Emmy partono alla volta della metropoli innevata.

Seppur l’incipit possa sembrare banale, quest’ultima peripezia del professore è un lungo viaggio che porterà il giocatore a esplorare diverse ambientazioni sparse per il mondo, laddove le vicissitudini precedenti si concentravano in una singola grande location. Ciò nonostante, la narrazione in sé non acquisisce una varietà maggiore rispetto al passato, rimanendo abbastanza piatta per buona parte dell’avventura, ma più libera per il giocatore, che potrà scegliere in quali luoghi recarsi senza sottostare ad alcun ordine preciso. Con l’aiuto dei soliti elementi fantasy, il team è riuscito ancora una volta a confezionare un canovaccio appassionante e, ora dopo ora, enigma dopo enigma, a incrementarsi è la voglia di proseguire per venire a capo del mistero finale. Malgrado, quindi, pochi reali colpi di scena nella parte centrale della storia, l’intreccio si mantiene sempre su alti livelli, imbastendo situazioni interessanti e facendo uso di una scrittura dei dialoghi semplice, ma efficace. Il ritmo si impenna decisamente durante le battute conclusive che, benché non siano esenti da alcuni aspetti intuibili (almeno per chi conosce il tipo di narrazione della serie), sorprendono ugualmente con inaspettati risvolti in grado di donare ancora più spessore ai personaggi. Come è sempre stato, infatti, buona parte della riuscita della trama si deve al carisma e alla personalità dei protagonisti e degli antagonisti. In sostanza, abbiamo apprezzato molto le rivelazioni messe in scena durante l’epilogo, che rappresentano un tassello importante dell’intera storia della serie.

Il Professor Layton e l'Eredità degli Aslant

La cosiddetta “mummia vivente”

La sensazione che Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant sia veramente l’ultimo grande atto della vicenda di Layton è quindi tangibile non solo nell’emozionante finale, ma, considerando i collegamenti con i precedenti capitoli della trilogia, anche nel continuo dipanarsi della storyline. E crediamo sia giusto così, in quanto risulta inevitabile che al suo sesto episodio le meccaniche della saga inizino a mostrare fisiologici segni di stanchezza, soprattutto se si tiene conto della natura ludica del genere, di per sé già molto ripetitiva. Eppure è davvero incredibile come Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant riesca a essere un titolo tanto godibile, a nostro parere persino più de La Maschera dei Miracoli, giusto per citare l’altro capitolo per Nintendo 3DS. Sarà per una varietà di enigmi maggiore, una storia più coinvolgente, un ritmo di gioco meglio bilanciato o semplicemente per la consapevolezza di trovarsi alle prese con la conclusione della seconda trilogia, sta di fatto che l’Eredità degli Aslant ci ha piacevolmente intrattenuto senza mai stancarci o annoiarci. E ammettiamo che il pensiero di non accompagnare più il Professor Layton nella risoluzione di nuovi misteri è fonte di un certo dispiacere. In fondo, dopo tutti questi anni ci eravamo decisamente affezionati al simpatico Hershel.

Il pennino magico

Se un plot sempre pronto a tenere sull’attenti il fruitore e una forte caratterizzazione dei personaggi si rivelano nuovamente dei marchi di qualità in grado di rendere l’esperienza qualcosa di ben più entusiasmante di una semplice sequela di rompicapi, il gameplay riesce, ancora una volta, a fare il suo dovere con estrema convinzione. Rispetto a La Maschera dei Miracoli molto poco è cambiato: il sistema di controllo è rimasto immutato, così come la struttura della giocabilità, divisa tra puri indovinelli, un pizzico di esplorazione e gli ormai onnipresenti minigiochi (ideali per variare un po’ il ritmo). Il tutto si gioca con il solo pennino di Nintendo 3DS, toccando in ogni modo possibile il touch screen della console. L’esplorazione delle location è sempre molto minimale e guidata perlopiù dalle esigenze narrative, tuttavia, la presenza di alcune “quest secondarie” o semplicemente la “mania di completamento” spingono a setacciare minuziosamente ogni schermata di gioco, interagendo con ogni persona e oggetto dello scenario per scoprire enigmi nascosti, reperti da collezionare o monete aiuto (che possono essere usate per ricevere indizi durante la risoluzione di un indovinello). A tal proposito, ci è parso che quest’ultime siano state disseminate con molta generosità da parte degli sviluppatori, ma usarle o meno è a discrezione del giocatore.

Frostborg è solo una delle tante location del gioco

Frostborg è solo una delle tante location del gioco

Il fulcro del gameplay sono ovviamente gli enigmi. Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant fa affidamento su rompicapi di ogni tipo: prove di logica, matematica, abilità, intelligenza, ce n’è per tutti i gusti. La varietà è davvero molto buona. Come consuetudine, vi sono enigmi meno interessanti, riproposti più di una volta o parzialmente già visti in altri capitoli, ma si tratta di una condizione comprensibilissima, di un limite insito nella struttura della saga. Nel complesso, infatti, non abbiamo particolari appunti da fare sotto tale aspetto: molti dei quiz sono ben integrati nella narrazione, giungere alla soluzione è spesso e volentieri appagante e, almeno per quanto ci riguarda, il livello di difficoltà costringe a usare a dovere la materia grigia senza però scadere mai nella frustrazione. Anche l’enunciazione degli enigmi ci è apparsa tendenzialmente chiara, se sorvoliamo su alcuni sporadici casi.

Il gioco conta centocinquanta indovinelli, ma è possibile scaricarne uno al giorno per un anno intero, incrementando così la già buona longevità del titolo, mediamente stimata su una ventina di ore. Tenendo presente questo, Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant offre in totale cinquecento enigmi! Viene poi sfruttato anche StreetPass, che permette di ricevere sfide da altri giocatori, ma si tratta di un “di più” che a conti fatti aggiunge veramente poco alla formula generale.

Multidimensionale

Graficamente Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant ripropone le medesime tecniche di 2D e 3D viste ne La Maschera dei Miracoli, impreziosendosi con qualche gradevole e inedito dettaglio. Le ambientazioni sfoggiano un magnifico aspetto bidimensionale, mentre i personaggi godono della complessità poligonale delle tre dimensioni, ma i due stili sono così ben fusi tra loro che il tutto sembra figlio di una medesima “pennellata”. Il risultato è una veste estetica tanto semplice, quanto gratificante. Nel suo essere minimalista, il comparto tecnico de Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant riesce comunque a regalare scorci incantevoli, dove l’armonia delle forme e dei colori vanno a creare dei piccoli dipinti tutti da gustare. Rispetto al passato, poi, gli sfondi sono stati resi più dinamici, con più elementi in movimento su schermo che contribuiscono a donare vita a ogni angolo delle location. Irresistibili i (purtroppo pochi e brevi) filmati di intermezzo, realizzati con passione, amore e cura. Dei piccoli gioielli di animazione tradizionale che fanno scuola.

Buono, ma non irrinunciabile, il 3D stereoscopico. Bisogna dire che la profondità è resa piuttosto bene, ma a lungo andare l’effetto si dimostra fin troppo accentuato, tanto da risultare fastidioso. Abbiamo perciò preferito giocare la maggior parte del titolo in 2D. In ogni caso, si tratta di un orpello che non avvalora l’esperienza complessiva. Peccato.

Il Professor Layton e l'Eredità degli Aslant

La qualità grafica dei filmati è eccezionale

Ottimo, come sempre, il doppiaggio in italiano. Le voci sono azzeccate e l’interpretazione decisamente riuscita. I personaggi prendono vita grazie a grandi doppiatori del calibro di Lorenzo Scattorin, Riccardo Rovatti, Pietro Ubaldi, Emanuela Pacotto e l’insostituibile Oliviero Corbetta nei “panni” di Hershel Layton. C’è però qualche calo e la performance eseguita per uno dei nuovi protagonisti (Aurora) non è riuscita a convincerci a fondo.

Discreta la colonna sonora, costituita dalle solite musichette orecchiabili, ma che alla lunga finiscono per divenire fin troppo ripetitive e tediose. Sfortunatamente, l’impianto audio non evidenzia nessun passo in avanti al confronto con le precedenti avventure.

Il mio nome è Hershel Layton

Ebbene sì: Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant sembra essere l’ultimo grande viaggio di Layton prima della pensione. Razionalmente, condividiamo la scelta di Level-5 di concludere la serie per, probabilmente (e a questo punto speriamo), rinnovarla sensibilmente, però non possiamo nascondere che Hershel Layton ci mancherà davvero molto. Un personaggio carismatico che ha segnato la vita di due console portatili Nintendo, regalando tanto divertimento, un sacco di enigmi da risolvere e tante belle storie a cui appassionarsi. Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant tiene fede a questi  “dogmi”, offrendo ai fan un’avventura imperdibile, sorretta da una storia in cui finalmente tutti i nodi vengono al pettine. È pur vero che la formula di gameplay, per quanto collaudata e riuscita, inizia a sentire il peso degli anni. D’altro canto, apportare innovazioni di rilievo in una struttura ludica poco incline ad accettare svecchiamenti di sorta senza pagare il prezzo di stravolgerne fin troppo l’ossatura, è un’impresa più che ardua: un enigma probabilmente ancora irrisolvibile. Ed è per questo che risulta incredibile appurare come, nonostante sia il sesto capitolo di una serie che non ha mai visto l’introduzione di novità concrete, Il Professor Layton e l’Eredità degli Aslant sia allo stesso tempo un titolo tanto divertente e coinvolgente. Come dicevamo (e salvo colpi di scena o improbabili, ma possibili ripensamenti), Level-5 ha però deciso di fermarsi qui, in quanto, anche considerando le uscita piuttosto regolari, il pericolo di rendere la serie eccessivamente ripetitiva e pesante è reale e, almeno in parte, già percepibile. Piuttosto di arrischiarsi a stancare i giocatori, Level-5 ha presumibilmente deciso che è arrivato il momento di cambiare rotta, di sperimentare qualcosa di nuovo. Una strada forse necessaria per far sì che, in futuro, il nome di Hershel Layton venga ricordato con quella sottile e piacevole nostalgia tipica dei grandi personaggi ormai andati. E non sarebbe poco.


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